COME NASCE IL PROGETTO “liberAzione”

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Gli uomini della Resistenza non hanno lottato soltanto per cacciare i tedeschi, per battere i fascisti e lasciare poi le cose come prima; essi hanno lottato per dare all’Italia un ordinamento, un regime fondato sulla libertà e sulla giustizia, si sono battuti per un rinnovamento totale della nostra vita nazionale, per ricostruire dalle fondamenta la struttura del nostro paese.”


“Celebrare il ventennale della Resistenza significa riconoscere che, in questi vent’anni trascorsi, dei passi in avanti sono stati compiuti, che quella lotta non fu combattuta invano; ma significa altresì sottolineare che molta strada rimane da percorrere, per rinnovare l’Italia, per farne un paese, come pensavano i resistenti, e come fu scritto nella Costituzione, dove il popolo fosse veramente sovrano e il benessere la condizione di vita di tutti gli italiani e non il privilegio di pochi”


Queste parole venivano scritte da Pietro Secchia, importante esponente del PCI ed ex partigiano, nel successivo dibattito sulla memoria della Resistenza scaturito dai fatti di Genova del 1960. Fu un’estate calda quella del ‘60, di un anno decisamente complicato dove si giocarono le sorti della democrazia italiana nella misura in cui l’antifascismo tornava al centro dell’attenzione, in virtù del ruolo svolto dal MSI nei governi di fine anni ’50 e dell’atteggiamento repressivo della polizia. Fu l’estate dei morti di Reggio Emilia, di Licata, di Catania e di Palermo. Delle cariche a cavallo della polizia contro deputati e senatori che a Roma volevano deporre delle corone di fiori alla memoria dei caduti dell’occupazione nazifascista. L’estate calda che si aprì coi fatti di Genova, dove proteste di piazza impetuose impedirono lo svolgersi del congresso del Movimento Sociale, provocatoriamente organizzato nella città da cui partì l’insurrezione del 25 aprile 1945, e che rovesciarono di fatto il governo Tambroni, dai neofascisti appoggiato.

Il dibattito che scaturì dalla sorprendente affluenza giovanile alle manifestazioni e dall’insorgere di una parte consistente della popolazione contro la presenza dei fascisti nel governo contiene elementi di grande attualità. Si parla della partecipazione giovanile alla politica, della beatificazione della Resistenza da parte di istituzioni in diretta continuità col regime, della falsificazione e dell’appiattimento della memoria della lotta resistenziale, di necessità di ribadire come quei valori che animarono la Resistenza fossero vivi e percorribili nell’attualità. Tutti elementi che tuttora fanno riflettere, in un’Italia gerontocratica e prostrata dalla crisi economica e morale, dove i giovani molto spesso non hanno altra possibilità che quella di espatriare, dove i valori della Resistenza sono costantemente sotto attacco da parte di forze reazionarie, bigotte e autoritarie. Un’Italia adeguatasi ai dogmi liberisti che sconquassano la società, dove la forbice s’allarga inesorabilmente facendo sì che i ricchi siano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Dove la politica svuotata d’ogni valore s’è ridotta a mera amministrazione oliata dalle mazzette e pilotata dalle lobbies. Dove la libertà ha assunto significati distorti, e l’asservimento i contorni svilenti di disoccupazione e precariato. Dove la giustizia ha due pesi e due misure.

Questo progetto nasce quindi dalla volontà di non limitarsi per l’ennesimo anno a celebrare i martiri dell’antifascismo. Le celebrazioni diventano infatti sterili se il loro significato più profondo non viene declinato nella realtà attuale. Se facessimo ciò, la stessa lotta dei partigiani non avrebbe più senso, ma si trasformerebbe in un lontano ricordo che sbiadisce e che piano piano muore assieme agli ormai anziani combattenti che sfidarono il nazifascismo. Al centro di “LiberAzione” c’è la volontà di considerare questi giorni come alcuni fra i tanti, di valorizzare ogni giorno come quello in cui si difendono e promuovono i valori della Resistenza. C’è la speranza di approfondire una pagina ancora aperta, di raccontare una società percorsa ancora da diverse forme di Resistenza, l’ansia di rinnovare una società che sta perdendo dei valori per acquisirne altri più biechi e degradanti. C’è la consapevolezza che la memoria della Resistenza, atto fondativo della nostra comunità democratica, possa essere presa sulle spalle dalle nuove generazioni. Il 25 aprile non finisce alla mezzanotte col 26, ma sarà ogni giorno in cui questi valori, di libertà, giustizia sociale, costruzione di una democrazia inclusiva ed equa, saranno declinati alle nuove problematiche che la contemporaneità ci pone dinnanzi e rivendicati con orgoglio e spirito di continuo rinnovamento.

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