liberAzione: COSTITUZIONE ROBUSTA

c

Lo stato di salute attuale

Da profano degli studi sul Diritto mi sono sempre chiesto chi sia concretamente il fantomatico Legislatore e, negli ultimi tempi soprattutto, se sia realmente cosciente di esserlo, ovvero se c’è o ci fa!

Bene, il legislatore è colui che legifera, ovvero colui che fa le leggi. Nell’ordinamento democratico della Repubblica italiana questi corrisponde al Parlamento, organo detentore del potere legislativo.

Secondo una visione gerarchica delle fonti del Diritto italiano emerge chiaramente come il Legislatore occupi una posizione di ragguardevole responsabilità e di vertice, ruolo peraltro legittimato dall’investitura democratica di cui è espressione.

Tuttavia quest’investitura democratica non sfugge da fisiologiche determinanti di insicurezza intorno alla sua azione e al suo giudizio.

Tra quelle più rilevanti vanno considerate oggi le nefaste influenze esercitate sulla classe politica dalla partitocrazia che ha fatto la storia della Prima repubblica e che, nella cosiddetta Seconda repubblica attuale, appare riluttante a scomparire ripresentandosi sotto le mentite spoglie di un ambiguo democristianismo.

Con il termine democristianismo intendo definire l’ideologia politica attualmente abbracciata da larga parte della politica italiana e che evidenzierei ricordando le repliche più frequenti ottenute dal seguente quesito giornalistico in forma di quiz cui si sono sottoposti non molto tempo addietro diversi onorevoli: “Preferisci Berlinguer o Fanfani?” E la risposta più frequente è stata: “Fanfani”.

Che altro aggiungere a questa replica? Con tutto il rispetto per la competenza politica dello storico esponente democristiano selezionato dal maggior numero di rispondenti al quesito, sono convinto che la Storia abbia insegnato, almeno agli Italiani, che la politica sia una battaglia di e per la cittadinanza piuttosto che una sfida di equilibrismo compromissorio riservata a pochi eletti assuefatti dall’arte minore del vivacchiare.

Ulteriori determinanti dell’insicurezza del Legislatore attuale si palesano inoltre nell’incedere timido delle istituzioni repubblicane, mi riferisco soprattutto al Parlamento della Repubblica, e vanno ricondotte ai sintomi endemici di clientelismo e corporativismo che debilitano il Bel Paese dai tempi della sua Unificazione nazionale.

Più di centocinquanta anni fa infatti, capitalizzando opportunisticamente gli sforzi garibaldini di una guerra risorgimentale combattuta dal popolo per un nuovo popolo mazzinianamente affamato di identità e desideroso di Umanità, la neonata monarchia nazionale ha rilevato il ruolo politico del feudalesimo particolaristico di epoca pre-Moderna. Non potendo però fare a meno di reggersi e trovare legittimazione nello stesso sistema feudalistico che prometteva di irretire, la neonata monarchia ha machiavellicamente costituito una nuova classe para-feudale di notabili confermando così l’intuizione gattopardiana secondo cui tutto dovesse cambiare affinché nulla cambiasse.

Queste determinanti dell’insicurezza legislativa emergono in tutta la loro complessità storico-sociale al punto da apparire insormontabili agli occhi dell’attuale Legislatore, re nudo preso nel mezzo da vox populi, da una parte, e dalla cosiddetta real politik, dall’altra. Il Legislatore preso in scacco si trova così sottomesso al dettato di una politica capricciosa, umorale, quindi populista, abbassata a contingenza, a puro fare, a mestiere e dunque inevitabilmente ridotta a sistema tecnocratico come aimè ci ricordano le amare parentesi di governo montiane e lettiane.

Diritto repubblicano e altri rimedi

Lo smarrimento del Legislatore apparirebbe a questo punto irreversibile se non intervenisse in suo aiuto, e qui ritorno a considerare le fonti del Diritto repubblicano, la Carta costituzionale, vertice della suddetta organizzazione gerarchica del Diritto italiano e dettato autorevole in grado di orientare a una retta vita pubblica il cittadino spaesato, onorevole compreso..

La Costituzione, legge fondamentale dell’ordinamento italiano, ci mostra infatti il paradigma e la trama per una buona gestione della vita civile del Paese. Essa rappresenta una magna charta in grado di raccogliere ed esprimere i principi su cui si fonda la nostra esistenza in qualità di cittadini. Essa è prima di tutto il risultato di una Liberazione, politica, sociale ed esistenziale di cui il popolo italiano è stato storicamente protagonista e di cui oggi è chiamato ad esserne nuovo interprete e continuatore. Una Liberazione trascendente il dato storico del 25 aprile 1945 in quanto affonda le proprie radici nei moti di popolo risorgimentali e si sviluppa sino al giorno d’oggi, incompiuta e non ancora ultimata; un compito, quest’ultimo, affidato alle generazioni future, poi a quelle successive e così via.

La Carta costituzionale, approvata dall’Assemblea costituente della Repubblica italiana il 22 dicembre 1947, è dunque frutto di una gestazione lunga quasi un secolo, un periodo vissuto con l’ansia e la generosità romantica di fare gli Italiani. E non è un caso che il testo ci sia stato ufficialmente consegnato all’uscita dal momento più buio di questa missione, al termine di un ventennio in cui fare gli Italiani pareva significare coniare certi italiani, considerati tali con discrezionalità, in riferimento a concezioni desuete e ad aprioristiche tesi nichiliste capaci soprattutto di negare l’italianità anziché generarla, partorirla e metterla al mondo.

La Carta costituzionale deve quindi essere concepita come un testamento civile che, consegnatoci in qualità di cittadini, ci sfida ad attuarne le disposizioni, a concretarle nel nostro vivere sociale. Essa funge da stella polare che guida gli Italiani verso quella maturità civile e di popolo capace di liberarli da una concezione timida e limitativa della loro cittadinanza, fino a ieri stoltamente concepita come nazionalista e oggi troppo spesso pensata come meramente individualistica.

Costituzione. Il buon cittadino. Diritti e doveri

La terra promessa dalla Costituzione italiana è quella che vedrà l’edificazione del buon cittadino; un cittadino degno del suo nome poiché libero da ogni strumentalizzazione, eguale in diritti e doveri ai suoi pari, fraterno con essi nel lavoro di tutela e rinvigorimento dei due principi appena accennati, di libertà e di uguaglianza.

La Carta costituzionale raccoglie in un’opera normativa di educazione civica le buone maniere di cui intimamente ogni cittadino desidera essere portatore e beneficiario. Essa traduce sul piano sociale un modo di essere cittadino nazionale e quindi del mondo, un buon cittadino la cui naturale aspirazione a un sempre più pieno riconoscimento dei diritti dell’uomo si fondi su una concezione forte dei doveri che vanno portati a compimento affinché l’anelito di libertà verso i primi non si esaurisca e svilisca in una schiavitù del capriccio.

Per la fondazione giuridica all’interno della Carta costituzionale dell’aspirazione ad un sempre più pieno riconoscimento dei diritti dell’uomo dobbiamo esprimere eterna gratitudine e ravvisarne lo spirito in quella vena, garibaldina prima e partigiana poi, che storicamente ha dato il coraggio agli Italiani di neutralizzare la barbara dittatura dello status quo, di strapparne le catene e superarne lo stato coatto di schiavitù fisica.

Per la fondazione giuridica all’interno della Carta costituzionale di una concezione forte dei doveri che vanno portati a compimento, un doveroso riconoscimento va invece rivolto alla saggezza storica espressa dalla politica mazziniana e da quella cattolica della Costituente, quando, elevatesi al di sopra della frenesia degli eventi e quindi degli interessi, hanno saputo cogliere negli aspetti vitali della Tradizione occidentale i fondamenti ontologici in grado di legittimare l’irriducibile dignità umana, alfa e omega del dettato costituzionale.

Costituzione. Le ragioni per cui resistere

Il fondamento risorgimentale e resistenziale della Costituzione italiana è facilmente ravvisabile all’articolo 1 dei Principi fondamentali, dove viene definita la proprietà collettiva e la sovranità popolare della polis italiana. Principio e fine di ogni iniziativa politica non può che essere il popolo intero, l’interesse pubblico e dunque il bene comune.

Art. 1 L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Come prova pratica del valore sempre attuale del fondamento risorgimentale si prenda ad esempio l’impresa garibaldina, che nasce entro i ranghi di brigate costituite prevalentemente attraverso l’arruolamento volontario di cittadini i cui trionfi finiscono in dono ai loro eredi, a coloro che, come noi, conosceranno i benefici dell’Unità nazionale.

Un ulteriore esempio risorgimentale ancora vivo nella memoria è rintracciabile nelle ragioni che animano il sacrificio dell’appena ventiduenne Goffredo Mameli durante la difesa garibaldina della Seconda repubblica romana. Queste ragioni, esplicitate nel testo dell’attuale inno nazionale italiano di cui il Mameli è autore, restano oggi invariate e sono patrimonio comune di tutti coloro che fanno eco al “Fratelli d’Italia” cantato dagli atleti portacolori italiani quando, molto spesso ad un’età analoga a quella in cui il Mameli perì, salgono il gradino più alto di un podio in una competizione sportiva internazionale.

Un esemplare monito del fondamento resistenziale dell’articolo 1 dei Principi fondamentali della Costituzione italiana proviene invece dall’immolazione fisica e dalla resistenza intellettuale di cittadini come Antonio Gramsci e Piero Gobetti, uomini liberi prigionieri di servi capaci di librare così in alto il loro pensiero egualitario e libertario al punto da rivivere, grazie ad esso, presso i posteri, presso quei concittadini che ancor oggi ne sanno dare testimonianza.

Quest’ultimi sono coloro che in pace con se stessi credono onestamente nello sviluppo culturale e intellettuale del Paese, sperimentando forme di giustizia sociale e di libertà di pensiero al di fuori di coattivanti logiche di potere. Sono gli stessi che resistono alla dittatura del mercato unico capitalista sia privato, per pochi, sia di stato, per nessuno, promuovendo esperienze cooperative e distretti solidali. Essi sono coloro che volgono le spalle all’ideologia dominante del credo neoliberista, azzardo morale che mortifica la responsabilità sociale in favore di una falsa e bestiale retorica dell’individualismo. La loro testimonianza emerge dall’instancabile elaborazione di riflessioni speculative ed esperienze concrete di cura e valorizzazione del bene comune; non si dimentichi a tal proposito il trionfo civile e politico del “sì” al referendum sull’acqua bene pubblico del giugno 2011 ancor oggi “legalmente” disatteso.

Costituzione. La ragion d’essere

Il fondamento mazziniano della Carta costituzionale ne conferisce un profilo internazionale se si pensa alla biografia e all’opera pedagogica di inestimabile valore civile che l’esempio del Mazzini ci ha lasciato, a partire dai moti carbonari, palestra di associazionismo, per arrivare al testamento poetico di “Dei doveri dell’uomo”, una teoria della filosofia del diritto in cui viene delineata la mappa normativa in grado di guidare l’uomo dalla basicità del suo profilo intimistico e familiare all’universalità della sua vocazione ad essere cittadino del mondo.

Associazionismo, partecipazione alla vita familiare, nazionale e aspirazione ad essere parte dell’Umanità tutta sono alcuni degli insegnamenti mazziniani che i Padri costituenti hanno codificato, riconoscendone l’irrinunciabile portato vitale per la vita democratica del Paese, che non è mai data una volta per tutte ma è sempre frutto della partecipazione consapevole dei suoi cittadini.

Come del resto emerge del contenuto normativo dell’articolo 2 dei Principi fondamentali della Costituzione italiana la cooperazione domestica, nazionale e internazionale dell’uomo cittadino rispettivamente con i familiari, i connazionali e gli stranieri è infatti il viatico preferenziale verso una rappresentanza piena – fine ultimo dell’ordine democratico – di ogni specifica forma di cittadinanza; sia essa quella di padre e madre, compagno e compagna, fratello e sorella, lavoratore e disoccupato, giovane e anziano, uguale e diverso, connazionale e straniero.

Art. 2 La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

In linea con il contributo mazziniano si pone il principio cristiano cattolico dell’irriducibile dignità umana che vincola la Carta costituzionale; fondamento trattato spesso in modo sbrigativo ma che in realtà rappresenta un sigillo personalista – prima le persone – in grado di tenere al riparo il Dettato e la Giustizia repubblicana da luciferine derive materialiste. Alludo qui ai frequenti propositi di ingegneria sociale che seducono spesso i governanti della società con profezie economiciste di pace e agiatezza, di serenità contabile che in verità richiedono altissimi costi umani; si pensi ad esempio alla promessa amara del vincolo di pareggio di bilancio approvato nel 2012 come Legge costituzionale che modifica nella Costituzione l’articolo 81 del titolo I della parte seconda sull’Ordinamento della Repubblica.

Riconoscendo il fondamento cristiano cattolico della Costituzione il vincolo di laicità dell’ordinamento repubblicano non viene minato, anzi.. Grazie a quello la Legge fondamentale si consolida e scampa alla trappola dell’ateismo che assegnerebbe al cittadino un profilo troppo rinunciatario, debole e malleabile; lo dimostra la parentesi monarchica, in cui lo spirito sospinge esclusivamente la Corona e chi ne fa le veci. Lo conferma poi la tragedia civile del Ventennio, in cui lo spirito non conta per niente; il regime ne mette infatti a punto un surrogato materialista, in forma contrattuale, che prende il nome di Patti lateranensi, un accordo di non belligeranza tra regime e clericali, religiosi esclusi; quest’ultimi infatti non sono disposti a trattare con chi nega l’umanità e perciò non tarderanno a resistere.

Costituzione. Il tempo presente

Entro l’autunno del 2016, i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per votare al referendum “confermativo” sulla revisione della Costituzione messa a punto dal Governo negli ultimi giorni. Il disegno di Legge di riforma costituzionale in questione (C. 2613-D) propone la modifica di natura e operato del Senato della Repubblica attraverso la modifica di 50 articoli della Carta costituzionale.

Non credo che la revisione della Costituzione, alla luce del significato che sopra ho tentato di attribuirvi, sia la strada giusta per il bene del cittadino. Non credo infatti che sia attraverso la ristrutturazione fisica dell’ordinamento italiano che giungeremo a intravedere la giustizia repubblicana. Credo invece che sia la crescita morale dei cittadini che compongono in carne l’ordinamento italiano ad avvicinarci concretamente a quel traguardo di giustizia e buona convivenza a cui realmente aspiriamo.

Trovo che riformare qualcosa sia sempre un’azione arbitraria, mentre riformarsi in relazione a qualcosa suona meglio, mi pare un’azione valutabile, misurabile e, perché no, di valore e avvaloramento dell’oggetto in questione.

Costituzione, oggetto e fine del vivere civile, e Cittadinanza, soggetto responsabile, sono parti complementari di un unico corpo diviso inesorabilmente dalle contingenze storiche e dalle determinanti sociali a cui questa è sottoposta. Per fondersi in unità piena, in un’unica grande anima, credo che sia la Cittadinanza, il soggetto, a dover compiere l’arduo passo e accorciare le distanze per giungere infine a incarnare la Costituzione, la terra promessa; il contrario, del resto, sarebbe un non senso anche se ad oggi è disegno di Legge di riforma costituzionale.. Prendendo in prestito a proposito uno spunto dall’Antico testamento, è come se Dio modificasse e/o semplificasse le Tavole della legge in relazione all’inettitudine dei suoi interpreti! Ve lo immaginereste?

Dal percorso politico e civile che il cittadino sceglierà in riferimento alla Costituzione ne potremo valutare l’orientamento, uguale o contrario, diritto o sinistro, civile o incivile, solidale o egoistico, liberale o illiberale, progressista o conservatore, rivoluzionario o reazionario, partigiano o pusillanime. Perché la Costituzione è via maestra mentre il cittadino è umile viandante.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *