liberAzione: INTERVISTA A VALERIA FEDELI, VICEPRESIDENTE DEL SENATO

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Valeria Fedeli è una sindacalista e politica italiana, senatrice del Partito Democratico e vicepresidente del Senato.
Giovedì 21 Aprile l’abbiamo incontrata alle Gallerie di Piedicastello a Trento, per “Le Resistenti”, un evento organizzato da Cgil del Trentino, Coordinamento donne dello Spi, Anpi e Arci, per parlare dell’importante rapporto storico fra donne e Resistenza.
Le abbiamo fatto tre domande.

(di Simone Rinaldi e Lucia Gambuzzi)
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Lei ha iniziato la sua carriera come sindacalista. Cosa significa essere sindacalista oggi, e come è cambiato questo ruolo nel tempo?

Bisogna anzitutto ricordarsi che la prima scintilla della Resistenza è stata nei movimenti operai di quegli anni, negli scioperi del 1943, e prima ancora nelle fabbriche.
Anche oggi il sindacato ha una sua funzione: aggrega, favorisce la solidarietà, ha nei fatti una sua efficacia socio-economica.
Il compito di un buon sindacato al momento attuale è però più complesso che in passato. Deve infatti saper cogliere i cambiamenti economici, relazionarcisi e saperli rappresentare, in una realtà lavorativa sempre più frazionata e di difficile lettura interpretativa. Deve saper contestualizzare tutte le situazioni che si trova ad affrontare.

 

Quali sono oggi i valori della Resistenza in Italia e dove vede delle possibili forme di Resistenza?

I fondamentali della Resistenza sono tre: il rispetto, l’uguaglianza e la solidarietà.
All’interno di una società coesa devono porsi –ed essere posti- come base comune.
Questi valori vanno però attualizzati, rielaborati e reinterpretati, col passare del tempo.
Resistenza oggi è fare attenzione alle diversità, nell’accezione più ampia di questo termine, e puntare tutto sull’inclusione sociale. Un caso particolare, ad esempio, è quello dei migranti. Non vedo una possibile risoluzione del tema al di fuori dei canoni dell’accoglienza
Penso ad un nuovo umanesimo, che esalti l’integrità dell’essere umano, e credo che il mezzo più efficace per ottenerla sia la formazione scolastica. Gli studenti devono conoscere la Costituzione, le convenzioni internazionali, ed il loro funzionamento; va insegnata loro la storia, anche quella più recente. Solo così la Resistenza, studiata e compresa, sarà sempre attuale.
Le nostre scelte devono avere come obiettivo principale la pace.

 

La nostra Democrazia è nata sui valori dell’antifascismo: che cosa significa essere antifascisti nel 2016?

Essere antifascisti oggi è votarsi all’inclusione sociale. E’ non negare mai ciò che si è verificato in passato e partendo da questo punto permettere una sana partecipazione politica. E’ combattere negazionismo e revisionismo con le armi della Cultura.
Non è per nulla scontato; proprio per questo la differenza tra antifascista e fascista va ribadita ogni giorno: perché è alla base della nostra Repubblica.
Voglio ricordare su tutti Vittorio Foa, uno dei “padri” della Repubblica.
Un giorno Giorgio Pisanò, senatore per il Movimento Sociale Italiano, incontrando Foa gli disse: “Ci siamo combattuti da fronti contrapposti, ognuno con onore, possiamo darci la mano”. Foa gli rispose: “E’ vero, abbiamo vinto noi e tu sei potuto diventare senatore. Avessi vinto tu, io sarei ancora in carcere”.
E’ necessario continuare ad opporsi.
E’ necessario non dimenticare mai.

 

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