liberAzione: INTRO

LiberAzione 2018 – Seconda edizione

Di fronte agli sconcertanti fatti di Macerata e all’uso, o abuso, del termine fascismo, distorto e manipolato dai mezzi di informazione, questo progetto, giunto alla sua seconda edizione, si prefigge uno scopo ben preciso: calare l’antifascismo nell’attualità, parlare di questo valore, fondativo e fondante della nostra comunità, senza sentirsi anacronistici. Anzi, proclamare a gran voce la sua profonda contemporaneità mostrando come, a differenza di ciò che buona parte del mondo politico ed intellettuale dice, tale concetto non sia affatto polveroso e ricoperto dalle ragnatele accumulatesi con il passare dei decenni e la “morte delle ideologie”. Anzi, l’antifascismo è un concetto vivo, un valore in grado di essere declinato anche a fronte dei mutamenti della realtà, un monito costante e un punto fermo da cui non si può tornare indietro.

Una grande falsità dunque deve essere sgombrata dal campo: l’idea che il fascismo sia solo un’esperienza storica circoscrivibile ad un determinato periodo, superato e chiuso dall’avvento della democrazia repubblicana. La realtà non è così facile, signori. Il regime fascista potrà essere pure una pagina storica, ci auguriamo, completamente superata, ma il fascismo è altro. È una tendenza, una serie di atteggiamenti, un’ideologia che come altre sa adattarsi allo scorrere del tempo mantenendo il suo nocciolo ma declinando le sue ricette alla diversa realtà in cui viviamo. Per dirne una è il disprezzo della cultura, della sua capacità di raccontare la complessità. È il rifuggire dalla diversità, il distorcere ed il banalizzare per fini reazionari (quanto è stato ravvisabile questo atteggiamento nella campagna elettorale appena passata!). Anche il fascismo sa evolversi, ed è un rischio insito in ognuno di noi. A maggior ragione in questo mondo, caratterizzato da un’informazione sempre più schizofrenica e approssimativa, da una politica asservita agli interessi finanziari e avulsa dalle reali problematiche sociali, sempre pronta a saltare su cavalli di battaglia elettorali che fanno leva su menzogne e falsificazioni.

Questo falso mito risulta tanto più menzognero di fronte alla scarsa conoscenza dimostrata dal popolo italiano riguardo alla storia patria. Un popolo smemorato, sempre pronto a ricordare gli aspetti positivi della sua storia o ricorrere al vittimismo piuttosto di farsi un esame di coscienza su crimini che non hanno nulla da invidiare a quelli perpetrati da altre grandi potenze europee. Un popolo con una memoria lacunosa, intossicata da falsi miti consolatori e deresponsabilizzanti, incapace e negligente quando si tratta di analizzare criticamente le fasi più oscure della sua storia novecentesca (forse anche senza strumenti, date le mancanze a riguardo, nei programmi scolastici, di approfondimenti attorno un secolo a cui s’arriva arrancando, agli sgoccioli del percorso di scuola superiore). Se dunque si può convenire sulla fine (così ci auguriamo) del fascismo storico, tutt’altra questione riguarda la sua memoria, ribollente in profondità e i cui fiumi carsici riaffiorano costantemente. A maggior ragione, è bene ricordare, in un paese che vive in democrazia da soli settant’anni.

L’antifascismo ha bisogna di una ri-significazione in grado di adattarsi ai tempi nuovi. Nel nostro piccolo è quello che questo progetto si propone, nella sua seconda edizione, offrendo diversi tipi di lavoro con al centro le esperienze e le prospettive dell’antifascismo. Le fondamenta e la casa dell’antifascismo, il suo passato ed il suo presente, che in sé e per sé contengono i germi del suo futuro.

 

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