liberAzione: LA MEMORIA NELLE STRADE DI TRENTO

Trento 31 agosto 1935 - Mussolini in Piazza Duomo
Trento 31 agosto 1935 – Mussolini in Piazza Duomo

In un nevoso giorno di 25 anni fa i miei genitori portarono un piccolo fagotto nella loro casa al numero 9 di Piazza Venezia a Trento. Ero io. Quella casa affacciata sul parco in cui ho trascorso la prima infanzia è ancora oggi impressa nella mia memoria. Ricordo con un sorriso quando mio padre mi portava a fare una passeggiata nel centro città in sella alla mia bici rosa rigorosamente munita di rotelle. Percorrevamo il lungo marciapiede fino a raggiungere la “fontana dei cavalli” che nel mio immaginario erano dei fiori capovolti. Davanti a me spiccava imponente l’Ex Palazzo Littorio. A colpirmi maggiormente era il piccolo balcone con un falco scolpito sulla parete e sito sopra al Legionario, mi sembrava così instabile. A dire il vero faticavo a capire cosa fosse esattamente quell’uomo disegnato sulla parte più alta del palazzo e soprattutto cosa facesse col braccio alzato.

Casa Littoria - Piazza Venezia, Trento 1942
Casa Littoria – Piazza Venezia, Trento 1942

Ovviamente all’età di 4 anni non potevo sapere cosa rappresentasse quella costruzione durante l’epoca fascista. Il 5 novembre 1940 una folla oceanica composta da vecchi, giovani e bambini accorsero dove la fontana ancora non c’era per l’inaugurazione della nuova Casa Littoria. Da quel momento in poi le Camice nere avrebbero avuto anche a Trento una “residenza”. Il marmoreo monumento quel giorno diventava infatti sede del Partito, delle associazioni di categoria fasciste e delle famigerate Camicie Nere.

Ex Palazzo Littorio – Piazza Venezia, Trento 2016
Ex Palazzo Littorio – Piazza Venezia, Trento 2016

Continuando il viaggio nella mia memoria bastano pochi passi lungo via Calepina per arrivare alle Poste centrali. L’inusuale costruzione si affaccia su Piazza Alessandro Vittoria dove ogni sabato mi recavo con mia madre per comprare i formaggi dal rivenditore di fiducia. L’odore di formaggio e di pesce ci accompagnava fino alla soglia d’entrata del palazzo, un luogo in cui il tempo sembrava fermarsi, gli ampi corridoi facevano eco a ogni passo ed impaziente mi guardavo intorno cercando un modo per ingannare l’attesa.

Chissà se mi sarebbe piaciuto di più entrarvi quando il suo intonaco era di un azzurro sgargiante. Una volta terminato nel 1934 i più nostalgici avranno rimpianto il vecchio palazzo asburgico delle poste che il regime ha voluto sostituire con quello attuale. L’architettura dell’edificio precedente era simile a quella del Tribunale o dell’attuale Facoltà di Sociologia. Nel ’29 iniziò la costruzione del nuovo palazzo e il regime scelse una tonalità di azzurro che non lasciava spazio all’immaginazione:  con l’azzurro sabaudo si voleva debellare il giallo Schönbrunn che caratterizzava invece gli edifici pubblici dell’Impero.

Palazzo delle Poste – Piazza Vittoria, Trento 1922
Palazzo delle Poste – Piazza Vittoria, Trento 1922
1940
1940
2016
2016

 

1929-34
1929-34

Il palazzo oggi ha un colore indefinito e l’aquila sul retro veglia le scalette dove i giovani fanno l’happy hour. A non essere cambiata è la sua funzione, smistare le missive. Rimasta immutata è anche la noia che mi assale ogni qual volta mi rechi lì.

2016
2016

Riprendendo i fili della memoria torno a pedalare sulla mia bicicletta sotto l’occhio vigile di mio padre. Ci dirigiamo lungo via Mantova e via del Simonino fino a sbucare in una assolata Piazza Cesare Battisti. Ci rimasi male quando un giorno arrivai lì e realizzai che metà di essa era inagibile non permettendomi quindi di soddisfare la mia voglia di correre liberamente dietro ai piccioni. Per diverso tempo nel corso dei primi anni ’90 la piazza venne in parte chiusa alla circolazione dei pedoni per via dei lavori di restauro del Teatro Sociale. In quell’occasione venne infatti scoperta la Tridentum Romana sopra alla quale ignari trentini avevano camminato per secoli.

La piazza non ha però sempre avuto le stesse sembianze. Prima dello sventramento in quell’area vi sorgevano numerose case che nel 1926 il regime decise sarebbero state abbattute, ufficialmente per sanificare la zona, in realtà per creasse uno spazio commerciale e abitativo di prestigio che avrebbe assunto una forte connotazione propagandistica ospitando ritualità e manifestazioni di regime, non a caso venne scelto il nome di Piazza Littorio.

Piazza Littorio, Trento 1939
Piazza Littorio, Trento 1939
Piazza Cesere Battisti
Piazza Cesare Battisti, Trento 2016

In sella alla mia bici riprendo a pedalare lungo via Roma e successivamente via Pozzo. In lontananza scorgo una piazza alberata, è il parco di Piazza Dante. So già cosa mi aspetta e non sto più nella pelle. Attraversata la strada arriviamo al laghetto dove le papere ormai ci conoscono. Mio padre estrae da una borsa di carta del pane che subito gli strappo dalle mani. In poco tempo siamo circondati da anatre starnazzanti e da due cigni. In lontananza un fischio di treno mi distrae per un attimo.

Molto probabilmente le anatre risiedevano in quella zona molto prima della nascita del parco. Fino  alla metà del 1800 infatti di lì passava il fiume Adige deviato nel 1858 per lasciare spazio alla nascita della ferrovia. Il parco pubblico inaugurato una ventina di anni dopo ai tempi aveva risolto il problema del decoro urbano -affermazione che oggi appare quasi ironica-. La stazione ferroviaria austriaca sorta in quegli anni venne sostituita nel 1936 da quella attuale considerata più moderna, capace di riqualificare i servizi di trasporto cancellando anche qui le tracce della presenza dell’Impero. Con il nuovo Hotel Trento terminato nel 1942 dal gusto futurista il regime voleva aumentare la vocazione turistica di Trento e il suo ruolo di collegamento con il mondo tedesco.

Stazione 1940
Stazione di Trento – Piazza Dante, 1940
Stazione
2016

La Trento taciturna, considerata incapace di soddisfare la voglia di evadere dei giovani, in quello stesso silenzio racchiude un passato indimenticato. Crocevia di popoli, per anni terra di confine tra due Regni. Una volta stabilita la sua destinazione si è vista stravolgere il panorama per trasmettere sempre lo stesso messaggio: il potere. Invece di spazzare via quei luoghi negandoli, come altri avevano fatto in precedenza, si è preferito preservarli come forma di memoria in un presente dove la resistenza e la voglia di libertà traspare proprio da quei palazzi, ancora oggi lì, come monito di un qualcosa che non deve più accadere.

Se ieri quei palazzi rappresentavano un monumento al regime, oggi si sono trasformati in luoghi di vita e di ricordo a volte inconsapevole, come per un bambino intento a dare da mangiare alle anatre nel parco, o un giovane che entra in quella stazione ieri sinonimo di potere oggi di libertà. L’abbandono o la negazione di quei luoghi simbolo di un tempo che a volte si vorrebbe cancellare poteva essere la soluzione più facile. La volontà di integrare un passato “scomodo” a un presente migliore traspare ogni giorno dai passi di chi attraversa quei luoghi conscio di ciò che sono stati e sono oggi.


 

Foto d’epoca:

http://www.artefascista.it/index.htm

http://www.catinabib.it/

Foto 2016:

El Marso

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