liberAzione: L’ENTROPIA BORGHESE

L’ENTROPIA BORGHESE.
FASCISMO E ANTIFASCISMO NELL’ETA’ DELLA RABBIA

1. L’entropia borghese e il fascismo secondo Pasolini

“Per questo provoco i giovani: essi sono presumibilmente l’ultima generazione che vede degli operai e dei contadini: la prossima generazione non vedrà intorno a sé che l’entropia borghese” 1.

Tra l’aprile e il giugno del 1968, Pier Paolo Pasolini si vede probabilmente costretto a scrivere un’apologia ai suoi “brutti versi”2 dedicati ai fatti di Valle Giulia, accaduti nel marzo dello stesso anno. Un poeta che scrive un commento esplicativo a un proprio testo deve essere consapevole dei pericolosi fraintendimenti che da quei versi possono scaturire. Deve essere anche consapevole della probabile strumentalizzazione, anche postuma, che sarà possibile operare su quelle parole. Pasolini non poteva prevedere che dopo qualche decennio, nell’era della politica del meme, quelle e altre parole sarebbero diventate un dispositivo nelle mani dei gruppi politici e di opinione eredi dei medesimi aguzzini mediatici del suo tempo3
A proposito dei “brutti versi”, il passaggio in cui Pasolini “simpatizza” con i poliziotti (”Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti. Perché i poliziotti sono figli di poveri”) è stato utilizzato da molti personaggi politici e del dibattito pubblico come, utile a screditare le proteste di piazza. Un “mito tossico”
4 perché costituito da una semplificazione disarmante di un discorso molto più complesso5: “se è un intellettuale marxista omosessuale a dire che i poliziotti sono meglio dei borghesi manifestanti, allora tutti i manifestanti sono figli di papà e tutti i poliziotti sono bravi e noi siamo bravissimi”.

La tossicità del mito ha poi attecchito su altri temi6, di cui uno di particolare importanza per il nostro scopo. Negli ultimi tempi si sono sprecati i Diego Fusaro e i Matteo Salvini a utilizzare un passaggio degli Scritti corsari del 16 luglio 1974 (successivamente chiamato “il fascismo degli antifascisti”) – in cui Pasolini intende colpire i soggetti parlamentari7 in quanto portatori di un antifascismo svuotato di senso e complice dei neofascisti, ma non l’antifascismo in sè. Un antifascismo che serve a sviare, sostanzialmente, l’attenzione su pericoli più grandi. Il mito tossico in questione recita così “se è un intellettuale marxista omosessuale a dire che gli antifascisti sono più fascisti dei fascisti allora noi non siamo fascisti e siamo bravi, anzi bravissimi”.

Per comprendere la posizione pasoliniana, bisogna tornare all’entropia borghese della citazione iniziale. Le connivenze tra le forze parlamentari di maggioranza, i gruppi industriali, la magistratura, la polizia e i neofascisti erano parte di un unico sistema di potere capillare, che Pasolini si sforzava quotidianamente di denunciare. Il sistema intendeva costruire un’intelaiatura di legittimazione, per il quale era necessario inglobare quelle classi sociali che secondo Pasolini erano potenzialmente rivoluzionarie: operai e contadini. Il sistema che Pasolini cercava di combattere era pronto a strutturare un “nuovo fascismo”, che del vecchio prendeva a prestito la violenza e rozzezza, ma che riusciva a totalizzare la sua presenza permeando la cultura e il senso comune dell’ “Italietta […] piccolo borghese, fascista, democristiana […] provinciale e ai margini della storia” la cui “cultura è un umanesimo scolastico formale e volgare.”8

Un abbrutimento generale della società sul quale era necessario lanciare un monito: “Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società”9. In tal senso, l’entropia borghese intende fascistizzare in un altro modo, attraverso il consumismo e il benessere, veicolando un antifascismo di facciata, che però non colpisce direttamente quelle forse neofasciste che operano nel discorso politico e pubblico. Questo perché le forze neofasciste costituivano assieme alla polizia un contenimento delle voci di dissenso contro politiche industriali che devastano territori, contro speculazioni edilizie che creano ghetti, contro l’erosione dei diritti dei lavoratori. Cose così.

Pier Paolo Pasolini verrà massacrato la notte tra l’1 e il 2 novembre 1975. Qualcuno dice sia stato un omicidio politico.

2. L’entropia borghese oggi

Nel 2018, parlare di benessere diffuso in Italia e nel mondo di oggi può risultare offensivo. Rispetto ai tempi in cui scriveva Pasolini, nel contesto italiano sembra rimasto soprattutto l’imbarbarimento, nonché la quota di ingiustizie e diseguaglianze, seppure in nuove forme10. In un simile contesto, una narrazione ottimistica della società e delle dinamiche economiche viene accolta elettoralmente soltanto dalle classi alte11, mentre i partiti sbrigativamente considerati populisti si affermano come principali forze politiche.

Quanto successo in Italia non differisce da altri paesi del cosiddetto mondo occidentale. Ogni contesto si trova a gestire politicamente partiti che rivendicano fortemente l’identità nazionale per reagire alle minacce esterne del mercato libero, del terrorismo e del meticciato12. Si tratta di un magma politico-ideologico, con diverse sfumature in base al contesto13, che si può riassumere sotto l’etichetta di conservatorismo-sovranismo-populismo di centro-destra. Forze politiche oggi considerate dall’opinione pubblica forze antiglobaliste. L’enfasi posta sulle diseguaglianze (i “left behind” di Bannon e Trump), sulla finanza selvaggia (gli attacchi a Soros  dei vari Le Pen e Orban) fanno paradossalmente delle centro-destre mondiali gli eredi reazionari delle istanze del movimento no-global, in salsa sovranista e anti-immigrazione. Una situazione ulteriormente paradossale, visto che il super campione tra loro è un miliardario statunitense che si propone come difensore degli interessi industriali del suo paese. Un paradosso che si riscontra in altri esempi. In Italia, il movimento neofascista Casa Pound, riesce a intercettare una serie di istanze, come la lotta alla casa, la riduzione della povertà, recuperando i valori del fascismo sociale14 e sottraendo bacini elettorali al centro-sinistra parlamentare, che nel frattempo si contorce nei residui del blairismo15. Allo stesso tempo, queste forze conservatrici -sovraniste propongono ricette economiche a favore dei più abbienti (la flat tax16 proposta da Lega e soci) o dei gruppi industriali (il pacchetto fiscale dell’amministrazione Trump del febbraio 201817).

Il paradosso della destra mondiale è pertanto nel portare avanti discorsi pubblici che fanno presa su di una società diffidente e sempre più povera, ma al contempo si caratterizza per politiche economiche liberiste. Allo stesso tempo la sinistra (con le eccezioni più evidenti nel Labour corbyniano) e i centristi arrancano ideologicamente dietro a queste istanze e vengono percepiti come i protettori delle classi più alte e super-ultimi, i migranti. Molti parlerebbero di una società polarizzata. La forza delle destre sovraniste è molto più sottile, in quanto riesce a far leva su una distinzione noi/loro18 che funziona in quanto mobile, che parla a quel centro molle della società che “reclama cambiamento ma desidera protezione19”.

È in questo paradosso della destra e della sinistra che si esprime l’entropia borghese dell’oggi. Da un lato forze politiche apparentemente solidali con il popolo, ma fortemente orientate a difendere gli interessi delle classi più ricche, e da esse finanziate20. Dall’altro forze percepite come orientate alla protezione delle classi abbienti, che in fase di amministrazione politica hanno sostanzialmente fallito a gestire la crisi economica e sottostimato le conseguenze sui cittadini. In entrambi i casi si tratta di gli interessi dell’oligarchia economica al potere sono tutelati21, cambiano i discorsi politici per arrivare al potere politico.

3. L’età della rabbia: Fascismo e antifascismo

Nell’introduzione a L’età della rabbia22, Pankaj Mishra descrive Gabriele D’Annunzio durante i fatti di Fiume nel 1919 come un uomo di bassa statura di umili origini, un “parvenu” che si voleva mostrare come un aristocratico, un profeta opportunista che parlava a nome dei rabbiosi diseredati Europei che si vedevano inutili in una società dove lo sviluppo economico era a favore di una minoranza e la democrazia era un gioco gestito dai potenti.

Sensazioni simili sembrano guidare l’età della rabbia ai giorni nostri. Il centro molle odia e vota, indignato condivide meme tossici. Nella mollezza della rabbia, recupera pezzi di passato e pezzi di presente.

Questo meme può essere un falso o un vero, ma a fatto dei giri nelle piazze virtuali. Viene condiviso sia per deridere che per mostrare la propria indignazione. In questo confine tra vero e falso si gioca oggi la disputa ideologica tra fascismo e antifascismo. Il mondo, l’Italia, sono arrabbiate, se non rabbiose.

Espressioni come “buonismo” e “prima gli italiani” sono oggi le particelle elementari che costituiscono un “nuovo fascismo”, come potrebbe definirlo Pasolini. Un nuovo fascismo che in un corto circuito ideologico rimpiange pezzi di passato, li mescola a pezzi di presente e immagina pezzi di futuro. Un nuovo fascismo fatto di una rabbia quasi infantile, in cui Laura Boldrini è la prosecuzione dell’odio verso la maestra o la professoressa, l’odio verso i politici è quello per i truffatori forse invidiati, i migranti il totalmente altro inconcepibile.

In questo contesto, fascismo e antifascismo sono oggi due metodi di discernimento23, dove l’ “anti” si definisce principalmente come un “antidoto”. Dove il fascismo è una semplificazione, una ricetta contro l’odio, l’antifascismo, richiede studio e dedizione.

Vi sono molti pericoli in questo magma ideologico. È ugualmente fascista deridere i componenti di quel centro molle che odia e vota. È fascista liquidarli come “gente”. È fascista non capire le condizioni socio-economiche che portano a quella rabbia. È fascista non capire che per una serie di coincidenze chi si dichiara antifascista non si trova nella condizione di essere fascista. Fascismo è rifiutare il dialogo, lasciare i “left behind” alla mensa politica dei partiti sovranisti-conservatori.

Non cogliere queste sfumature rischia di portare a una guerra, che dal punto di vista delle idee esiste di già.

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”24

 

Note

  1. Pier Paolo Pasolini; Empirismo eretico, Garzanti, p. 165, corsivo mio.
  2. Il testo è in questione è il noto “Il PCI ai giovani”, in Pier Paolo Pasolini; Empirismo eretico, 158-167.
  3. Per una disamina della gogna mediatica contro Pasolini: Wu Ming 1; La polizia contro Pasolini, Pasolini contro la polizia, Internazionale, 29.10.2015, su: https://www.internazionale.it/reportage/wu-ming-1/2015/10/29/pasolini-polizia-anniversario-morte
  4. Wu Ming 1; #Pasolini e l’orrore per ogni fascismo. Nel suo #antifascismo estremo, un antidoto ai veleni di questi giorni, Giap, 21.02.2018, su: https://www.wumingfoundation.com/giap/2018/02/pasolini-antifascismo/#more-32992. Ancora sul tema, Wu Ming 1; La polizia contro Pasolini, Pasolini contro la polizia.
  5. “Siamo naturalmente contro l’istituzione della polizia”, si legge nei versi successivi. L’invito di Pasolini ai “giovani” è di colpire altri centri del potere, come la magistratura e il PCI.
  6. Vi sono infatti un Pasolini contro il matrimonio tra omosessuali https://www.huffingtonpost.it/2016/02/12/pasolini-contro-pasolini_n_9219942.html e un Pasolini calciatore http://www.storie.it/numero/il-calcio-di-pasolini/.
  7. Ancora Wu Ming 1: «si estrapolano paradossi come “il fascismo degli antifascisti” per difendere le adunate di estrema destra, guardandosi bene dal dire che Pasolini usava l’espressione per attaccare l’ipocrisia del cosiddetto arco costituzionale, l’insieme dei partiti al potere, quelli che — dice in un’intervista del giugno 1975 — “continueranno a organizzare altri assassinii e altre stragi, e dunque a inventare i sicari fascisti; creando così una tensione antifascista per rifarsi una verginità antifascista, e per rubare ai ladri i loro voti; ma, nel tempo stesso, mantenendo l’impunità delle bande fasciste che essi, se volessero, liquiderebbero in un giorno”.» (Wu Ming 1; La polizia contro Pasolini, Pasolini contro la polizia).
  8. Pier Paolo Pasolini; Scritti corsari, Garzanti, 1975, 1981, pp. 60.
  9. Pier Paolo Pasolini; Le belle bandiere, Editori Riuniti, p. 221.
  10. Oxfam, Disuguitalia, su:  https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2018/01/Inserto-Italia-del-rapporto-Ricompensare-il-Lavoro-Non-la-Ricchezza_22.01.2018.pdf
  11. Lorenzo De Sio; Il ritorno del voto di classe, ma al contrario (ovvero: se il PD è il partito delle élite), Centro Italiano Studi Elettorali, su: https://cise.luiss.it/cise/2018/03/06/il-ritorno-del-voto-di-classe-ma-al-contrario-ovvero-se-il-pd-e-il-partito-delle-elite/
  12. Confrontare il manifesto “Un’Europa in cui possiamo credere” su: https://thetrueeurope.eu/uneuropa-in-cui-possiamo-credere/
  13. “I conservatori occidentali sognano un continente dove siano le maggioranze a modellare la società. A Est sognano invece una società senza minoranze e dei governi senza opposizione”. (Ivan Krastev; Il paradosso delle destre europee, Internazionale 1245, 2/8 marzo 2018).
  14. Gabriele Adinolfi; Sorpasso neuronico.
  15. Mark Fisher; Realismo capitalista, Nero, 2018, pp. 148-149.
  16. Massimo Baldini e Leonzio Rizzo; Con la flat tax conti pubblici a rischio?, lavoce.info, su: http://www.lavoce.info/archives/50668/con-la-flat-tax-conti-pubblici-a-rischio/
  17. Raffaele Ricciardi; La riforma fiscale Usa: scudo sui soldi offshore delle multinazionali e vantaggi ai più ricchi, Repubblica, su: http://www.repubblica.it/economia/2017/12/20/news/riforma_fiscale_usa-184656840/
  18. Robert Sapolsky; Perché odiamo gli altri, Internazionale, 1234, 7/14 dicembre 2017
  19. Marco Damilano; Nel grande centro della crisi infinita, L’Espresso, 14, 1 Aprile 2018, pp. 26-28.
  20. Vedere ad esempio i recenti fatti della Cambridge Analytica.
  21. Joseph E. Stiglitz; Depressione Post Davos, su: https://www.project-syndicate.org/commentary/davos-ceos-tax-cuts-trump-by-joseph-e–stiglitz-2018-02/italian
  22. Pankaj Mishra; Age of Anger: A History of the Present, Penguin, p. 2.
  23. Wu Ming 1; Antifascismo e anticapitalismo nell’Italia di oggi. Note sul conflitto surrogato e quello vero, Giap, 11.11.2017, su: https://www.wumingfoundation.com/giap/2017/11/antifascismo-oggi/
  24. Italo Calvino; Le città invisibili, Mondadori, 2012.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *