liberAzione: TUTELA DELL’OPPOSIZIONE

di Andrea La Malfa, Presidente ARCI del Trentino, referente per la Presidenza ARCI nazionale su “Memoria e Resistenza”


     Dopo la dittatura mussoliniana e la guerra a fianco dei nazisti, torna la democrazia. Nell’Italia del dopoguerra, alla Camera, siedono tra gli stessi banchi, in fazioni contrapposte, deputati che hanno fatto la Resistenza e deputati della Repubblica di Salò. C’è però una sostanziale differenza, come evidenziavano spesso i deputati PCI contro quelli dell’MSI nei dibattiti parlamentari: se avessero vinto le camicie nere, i partigiani sarebbero stati tutti morti; al contrario i fascisti, ora, sedevano in Parlamento. E’ questa, se vogliamo, la potenza della democrazia, quella di portare il conflitto politico tra le forze all’interno di un confronto regolamentato. Non a caso molti termini che incontriamo durante le elezioni sono parole “guerresche”: campagna elettorale, strategia politica, mobilitazione, avanzata (di un partito in termini di voti acquisiti, come di una truppa in campo aperto). All’interno di questa “guerra simulata”, le regole della democrazia tutelano gli sconfitti. Sarebbe quantomeno singolare, infatti, di tutelare il vincitore, dato che chi vince è per definizione più forte e dunque non ha bisogno di una particolare tutela. La democrazia ha più necessità di un’opposizione che di una maggioranza che comanda, visto che in qualsiasi regime politico non manca mai chi governa, ma chi limita l’azione di comando. Non fraintendiamoci però: ogni parte politica propriamente detta aspira a vincere, a non essere opposizione ma forza di governo. Non fosse altro che, per far diventare realtà le proprie idee, è necessario gestire il potere. Il punto è che chi perde resta parte del gioco: non ci sono dunque opposizioni da asfaltare o dittature della maggioranza da imporre.

    Democrazia più che con una “maggioranza che governa”, coincide con “tutela delle minoranze”: cioè con l’equilibrio dei poteri e l’accettazione delle regole del gioco.

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    Durante la guerra fredda la democrazia politica e il capitalismo economico hanno accentuato l’idea di libertà data dalla democrazia, connotandola in maniera ideologica e contrapponendola al socialismo economico e al governo proletario. Questa “guerra fredda culturale” ha portato tanti a intendere la democrazia come libertà assoluta. Capita che di fronte a rimostranze per un discorso razzista o discriminatorio oppure, più semplicemente, a un comportamento cafone, qualcuno risponda “beh, siamo in democrazia!”. Si può vivere all’interno del sistema democratico rifiutandone le regole? In democrazia ho “diritto” di essere fascista?

    Dalla risposta a questa domanda derivano poi le “leggi speciali” come la disposizione transitoria della Costituzione sulla ricostituzione del partito fascista, la legge contro l’apologia del fascismo o la legge Mancino. O la proposta di legge presentata alla Camera l’anno scorso a prima firma dell’onorevole Fiano (PD), e ancora non discussa, che inserirebbe l’apologia del fascismo nel codice penale, trasformandola dunque in reato.

    Per quanto queste leggi risultino poco applicate, il fatto che giuridicamente esistano significa che non sono contrarie ai principi costituzionali. Anche se c’è da fare una considerazione: sono tutte leggi che intervengono sulla sfera pubblica, non su quella privata, per quanto sia difficile trovare su questi temi una linea di demarcazione. Più che sull’essere personalmente fascista, la legge interviene sulla costruzione collettiva del fenomeno del fascismo. Questo perché esiste una soglia di “carico antidemocratico” che la democrazia può sostenere senza ricorrere alla repressione.

    E’ evidente come i sistemi democratici maturi attraversino una fase di difficoltà (nella disaffezione politica, nella difficoltà di intervenire sui fenomeni economici sempre più globali, nelle diffusione di enormi disuguaglianze), motivo per il quale i discorsi fascisti trovano la possibilità di rigenerarsi. A noi sarà il compito di costruire un consenso più ampio e una democrazia che sappia in primo luogo risolvere le difficoltà dei nostri giorni.

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