AA, IL CINEMA SECONDO AARON: STRADE PERDUTE

Una delle più grandi sfide intraprese nel mondo dell’arte, in particolar modo nel cinema, è la ricerca e la rappresentazione dei sogni. E per sogni non intendo la versione mielosa  che trovi nei cioccolatini, il sogno che intendo io è un vero e proprio viaggio nel subconscio, più o meno quello che mi succederà alla fine di questa recensione.

Sono molti i registi che hanno cercato di rappresentare il “mondo di Morfeo”, fortemente influenzati anche dall’universo surrealista. Basti pensare a maestri del cinema come Luis Buñuel (“L’angelo sterminatore”, 1962), Alejandro Jodorowsky (“La montagna sacra”, 1973), David Cronenberg (“Il pasto nudo”, 1991). Tutti loro non si sono limitati a rappresentare i sogni, si sono spinti oltre, cercando di abbattere il confine tra sogno e realtà, trasformando la visione filmica in un vero e proprio viaggio onirico.

L’ho presa molto molto alla larga per arrivare finalmente a quello che per me è il maestro del genere, nonché una delle figure di spicco del cinema contemporaneo: David Lynch e il suo “Strade perdute” del 1997.

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Perché “Strade Perdute”?

Molto semplice: perché è un film pazzesco! E non solo per l’impatto della messa in scena, ma soprattutto per la complessa struttura narrativa. Partiamo innanzitutto con la trama, niente spoiler lo giuro.

La storia inizia con il protagonista Fred Madison e la moglie Renee ( interpretati da Bill PullmanPatricia Arquette) nella loro lussuosa casa alle porte della città.

Fred è un sassofonista jazz, fortemente turbato ed ossessionato dalla paura che la misteriosa moglie Renee lo tradisca. La coppia incomincia a trovare fuori dalla porta di casa delle videocassette che ritraggono sequenze in cui è filmata casa loro. Inizialmente le riprese mostravano solo l’esterno dell’appartamento, successivamente invece le immagini immortalano la casa dall’interno, fino a mostrare i due protagonisti mentre dormono. I due, ovviamente preoccupati, si rivolgono alla polizia che, non riuscendo a trovare nulla di logico e sensato in tutto questo, se ne va senza portare avanti l’indagine.
La coppia, sempre più turbata dalla situazione, torna alla sua “normale” vita quotidiana, fatta di fallimenti in camera da letto, eventi mondani ed epilettici concerti jazz.
Ad una festa organizzate da un certo Andy (Michael Massee), viscido amico di Renee e probabile amante della donna, Fred incontra un misterioso ed inquietante uomo  dalla pelle pallida che ha già visto in una sua allucinazione. I due iniziano una conversazione estremamente criptica. L’uomo misterioso chiede a Fred di chiamare casa propria, vuole dimostrargli che si trova lì nello stesso istante in cui gli è di fronte. Confuso, Fred fa la telefonata, ma prima ancora di aver il tempo di domandare a questo strano personaggio come può essere in due posti contemporaneamente, il misterioso e pallido uomo se ne va.


L’indomani Fred trova sull’uscio di casa un altra cassetta. Il contenuto sembra lo stesso delle precedenti, le immagini si susseguono fin quando le riprese non si spostano in camera da letto. L’inquadratura però non mostra più, come nelle precedenti videocassette, la coppia che dorme a letto, ma bensì Fred steso sul pavimento accanto al corpo smembrato della moglie Renee.

Prima ancora che si possa capire cosa sia successo, Fred viene arrestato per omicidio e condannato alla sedia elettrica. In carcere Fred soffre di fortissimi mal di testa e strane allucinazioni.

Qui  il film compie una vera e propria trasformazione, quello che sembrava un avvincente thriller psicologico diventa un terrificante, nel senso buono del termine, noir. È come un tuffo carpiato nell’oscurità della mente umana.

Il film dura circa due ore e un quarto, non è mia intenzione raccontarlo tutto ovviamente, ho scritto a riguardo anche troppo. Quello che mi premeva fare era parlare di un film e di un modo di fare cinema non del tutto convenzionale, che può anche non piacere ed essere capito da tutti.
Credo però sia importante fare una visita a questo “universo” cinematografico che ti permette di vivere, a mio parere, una vera e propria esperienza di fuga dalla realtà.

E se dopo due ore e un quarto vi chiederete:

– Ma cosa cazzo vuol dire? –

– Cosa ho appena visto? –

Perché c’è Marilyn Manson?

 Lynch probabilmente vi risponderebbe, – Perfetto! Missione compiuta! -.


Ps: Ah, giusto per confondere le idee: Dick Laurent è morto!

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