THE HATEFUL EIGHT, IL CLUEDO TARANTINIANO

(non dovrebbe contenere spoiler)
(consiglio di accompagnare la lettura con questo)




Non chiedeteci come, ma abbiamo visto in anteprima l’ultimo film di Quentin Tarantino: “The Hateful Eight”.
Per fare gli sbanfoni, potevamo pubblicare quest’articolo molto prima di oggi, ma nel rispetto delle altre testate, ci limitiamo a farlo uscire il giorno stesso della relase ufficiale italiana.


Partiamo dall’inizio.
Dopo poco più di un anno dall’uscita di “Django Unchained“, Tarantino dichiara di stare lavorando ad un nuovo western e nel gennaio 2014 rivela che il film si sarebbe intitolato “The Hateful Eight”. La produzione sarebbe dovuta partire l’estate dello stesso anno, ma qualche agente infame ha fatto girare per tutta Hollywood e nell’internet la sceneggiatura, bruciando così la storia e costringendo Quentin a bloccare tutto.
«Passerò al film successivo. Ne ho almeno altri dieci pronti a partire. Stavo scrivendo due script. Non avevo intenzione di girare il western fino al prossimo inverno, e ho riversato piscio e aceto sull’altra sceneggiatura. Così ora farò quella» queste furono le sue parole ai microfoni di Deadline.
Fortunatamente nell’estate dello stesso anno, Tarantino afferma di aver cambiato idea: dopo aver scritto una terza versione della sceneggiatura, fissa l’inizio delle riprese per gennaio 2015.
A ‘sto giro Quentin ha voluto fare brutto. «Che ci provino a rifare gli western dopo questo», avrà pensato. Eh si, perché la salsa per un’epica storia di cowboy c’è tutta: esterne in Colorado, cavalli, pistole e musiche a cura del maestro Ennio Morricone, il tutto impresso su di una bellissima pellicola 70mm.
Il costo di questa produzione ha attualmente un valore stimato di circa 62.000.000$ che sono circa 55.730.312€ (cinquantacinque milioni e settecentotrentamilatrecentododici euro). Un modellino insomma.

Il regista Quentin Tarantino alle prese con la macchina da presa.
Il regista Quentin Tarantino mentre controlla l’inquadratura.

Ed ora, come al mio solito, andiamo per punti:

#0 Trama:
In poche parole, qualche anno dopo la Guerra civile, una diligenza sta scappando da una tormenta di neve. A bordo il cacciatore di taglie John Ruth e la donna che ha catturato, Daisy Domergue. Sono diretti verso la città di Red Rock dove Ruth, meglio conosciuto come “il boia”, consegnerà la ricercata alla giustizia, per una taglia di 10.000 dollari. Lungo la strada incontrano due sconosciuti: il maggiore Marquis Warren, ex-soldato di colore nonché spietato cacciatore di taglie, e Chris Mannix, un rinnegato del Sud. A causa della bufera, Ruth, Domergue, Warren e Mannix cercano rifugio nell’emporio di Minnie, una stazione di posta per le diligenze tra le montagne. Quando arrivano, si trovano in compagnia di quattro facce sconosciute. Bob, un messicano; Oswaldo Mobray, il Boia di Red Rock, il mandriano Joe Gage e il Generale confederato Sanford Smithers.

John Ruth: Kurt Russell,
Daisy Domergue: Jennifer Jason Leigh,
Marquis Warren: Samuel L. Jackson,
Chris Mannix: Walton Goggins,
Bob: Demian Bichir,
Oswaldo Mobray: Tim Roth,
Joe Gage: Michael Madsen,
Sanford Smithers: Bruce Dern.

THE HATEFUL EIGHT
Backstage.

#1 La Cosa:
L’influenza cinematografica principale di questa pellicola viene dal film “La Cosa” (The Thing, 1982), in cui vediamo sempre tra i protagonisti Kurt Russel ed alle musiche il maestro Morricone. L’ambientazione è più o meno simile, tempesta di neve e personaggi bloccati all’interno di un edificio; e nessuno sa di chi può veramente fidarsi.
Detto ciò, quando Quentin ha presentato lo script ai suoi attori, l’unico film che gli ha mostrato per ispirarsi, è questo.


#2 il 70mm:
Ultimamente si è sentito molto parlare di questo formato, proprio per via di questo film. Ma cosa sta a significare realmente “70mm”?
Praticamente è un formato di pellicola cinematografica che rispetto al tradizionale 35mm, permette di impressionare un fotogramma più grande donando una definizione maggiore alle immagini impresse.
C’è da dire che la misura originale sarebbe di 65mm, solo dopo lo sviluppo diventa di 70mm perché vengono aggiunte – alle 4 già esistenti – tre piste audio, che durante la ripresa non servono.
Da notare che era da più di 50 anni che questo formato non veniva utilizzato.
La versione in pellicola dura 3 ore e 2 minuti, pesa 113 chilogrammi ed è lunga poco più di 6 chilometri.
La versione digitale dura invece 2 ore e 47 minuti e sta chiusa dentro un hard-disk.
Le parole del regista: «La versione da 70mm ha un prologo e un intermezzo, e durerà 3 ore e 2 minuti. Quella digitale è più corta di circa 6 minuti, senza contare l’intermezzo, che dura circa 12 minuti. Certe scene risultano meravigliose e sfavillanti se viste in 70mm, ma nelle copie digitali perdono tutta la loro potenza».
In italia si potrà ammirare in questo formato solamente presso l’Arcadia di Melzo, in provincia di Milano, il Lumière di Bologna e il Teatro 5 di Cinecittà a Roma.

Vari tipi di pellicola.

#3 Musiche:
Il Maestro Ennio Morricone, nonostante la veneranda età – 88 – ha curato la maggior parte delle musiche, componendo più di un’ora e mezzo di inediti per il film.
Ha concesso l’utilizzo di altri suoi 4 brani, 3 dei quali provenienti proprio dal film-ispirazione “La Cosa”.
Collaborazione interessante è quella di Jack White che presta la sua “Apple Blossom” sia per un trailer sia per la pellicola.
Ah, comunque Morricone è già stato premiato con un Golden Globe per la miglior colonna sonora con questa pellicola, ed è pure candidato agli Oscar, sempre per la miglior colonna sonora. Così.


#4 Capitoli:
Come ogni buon film di Tarantino anche questo è suddiviso in capitoli e contornato da flashback. Per gli amanti dei cameo del regista, posso dire solo che anche qui ne troviamo uno, un po’ diverso dal solito, ma lo troviamo.

Capitolo uno di Inglorious Basterds.

#5 Red Apple Cigarettes ed altre cose da nerd:
Come poteva mancare l’ormai nota marca di sigarette tarantiniana, il fake-brand più ricorrente nei suoi film. Lo troviamo in: Pulp Fiction, Four Rooms, Kill Bill vol.1, Death Proof, Planet Terror, Inglorious Basterds e nel recente Django Unchained.
Un’altra chicca la troviamo nel trailer ufficiale, dove si vede Micheal Madsen, aka Joe Gage, armeggiare con una pistola nascosta sotto al tavolo, la nostra memoria dovrebbe portarci alla stessa inquadratura nelle scene all’interno delle “caffetterie” di Pulp Fiction e Inglorious Basterds.
«A bastard’s work is never done» è sempre Micheal Madsen a recitare questa linea, la stessa che trovavamo scritta sui manifesti pubblicitari di “Bastardi Senza Gloria”.


#6 Reservoir Dogs ci ha insegnato qualcosa:
Il fatto che per il 90% il film sia ambientato dentro 4 mura, non deve spaventarci.
E basta, qui mi fermo perché poi mi dite che scrivo gli spoiler.

Dietro le quinte, via Andrew Cooper.
Dietro le quinte, via Andrew Cooper.

Bene, è giunta l’ora di uscire di casa e fiondarsi nel cinema più vicino perché non vi dico che è bello, né che è brutto. Vi dico solo che dovete vederlo, perché Quentin ha dato il massimo per questa pellicola, così come tutto il suo staff.
Prendetelo più come un dovere che come un piacere.

Per concludere cito nuovamente Tarantino che alla domanda: «Hai studiato cinema?» rispose: «No, ci sono semplicemente andato».

Con immutata stima
Emanuele Gi


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I miei appunti.

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