AA, IL CINEMA SECONDO AARON: I SOPRANO

Qualche settimana fa -non ricordo esattamente il giorno- mi è stato chiesto se mi andasse di scrivere un articolo -o qualcosa che ci assomigliasse- riguardo il cinema e i suoi sottoinsiemi.
Generalmente quando sento la parola “impegno” e “settimana” nella stessa frase, la mia prima reazione è alzarmi, farmi una grossa risata, e fuggire il più lontano possibile.
Ma in questo caso mi viene chiesto di trattare un argomento che occupa il 90-95% delle mie giornate, balzando in testa alla mia classifica delle droghe preferite.
L’idea è quella di tenervi compagnia due volte alla settimana recensendo una volta un film appena uscito nelle sale, e l’altra uno che appartenga ai pilastri della storia del cinema.
E’ proprio per questo motivo che oggi -come articolo iniziale- ho deciso di recensire… una SERIE TV.

Già sento le vocine fastidiose che diranno: “Ma come, con il festival del Cinema di Venezia appena finito, ti metti a parlare di una merdosissima serie TV che sicuramente avremo tutti già visto e rivisto?!”.

Sì, il pallone è mio e decido io le squadre e le regole!


Detto questo, la serie tv in questione è “I Soprano”.

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Piaccia o non piaccia per le prossime 20 righe -speriamo meno- cercherò di spiegare perché questa serie entra a tutti gli effetti nell’olimpo dei capolavori del XXI secolo.

Tra la fine degli anni 90 e i primi 2000 negli USA si è cercato un nuovo modo di fare della televisione che non avesse né i tratti della classica sitcom -con le irritanti risate registrate– né  del classico “drama” strappa lacrime fine a se stesso.
Si è cercato di sperimentare e creare ”l’altra via”, un ibrido in grado di prendere elementi sia del “drama” che della sitcom. Tutto questo lo abbiamo grazie ai quei geniacci dell’ HBO, che hanno sfornato una dietro l’altra delle perle di televisione che hanno fatto storia. Basti pensare ai vari “Oz (1997-2003)” (prima serie targata HBO a durare 55 minuti) , “Six Feet Under (2001-2005)”, “The Wire (2002-2008)” fino ai geniali e controversi “Curb Your Enthusiasm” (2000-in corso) e “Da Ali G Show (2003-2004)”.
Fra le molte che hanno dato un forte contributo al magggico mondo delle serie tv , ho voluto selezionare queste perché a mio avviso sono quelle che più di tutte hanno cambiato il modo di concepire uno show televisivo.

E se non vi sta bene, il pallone è sempre il mio.

I Soprano in questo senso è rivoluzionario perché tocca in più punti i cambiamenti della società americana dei primi anni 2000, e lo fa raccontando -con accuratezza antropologica- le vicende di una famiglia italoamerica  del New Jersey.
Particolare attenzione va -e viene- data al capo famiglia (in tutti i sensi) Tony Soprano, interpretato  straordinariamente dall’attore James Gandolfini, morto due anni fa a Roma per attacco di cuore, prima di partecipare ad un incontro con Gabriele Muccino al Taormina Film Fest.

Probabilmente, è stata l’idea stessa di condividere il palco con Muccino che gli ha fatto partire le coronarie, ma questa è un’altra storia.

Nato dalla penna e dalla mente di David Chase (direttore nel 2012 dell’ampiamente sottovalutato “Not Fade Away” ) Tony Soprano è appunto il fulcro dello show, marito e padre di due figli adolescenti e boss di uno delle più importanti e spietate “famiglie” mafiose del Jersey, detentore di vari contatti dalla newyorkese Cosa Nostra alla più tristemente nota nel vecchio continente Camorra napoletana.

 


L’elemento più caratteristico della serie sta nel tipo di narrazione, che abbandona i modelli classici di rappresentazione del boss mafioso italoamericano dati dal “Padrino” o suggeriti da “Quei bravi ragazzi”, focalizzando l’attenzione sulla visone antropologia della malavita organizzata, e su come determinate “regole” al suo interno possano cambiare con il rapido mutamento del dinamico mondo circostante.
Tony -ad esempio- è soggetto ad attacchi di panico che lo porteranno per tutto l’arco della serie ad andare dalla psicoanalista Dott.ssa Jennifer Melfi (Lorraine Bracco in “Quei bravi ragazzi”), anch’essa italoamericana, alla quale confida tutti gli aspetti complicati legati alla sua famiglia: a partire dal difficile legame con la madre, passando per il rapporto con una moglie connivente ma tenuta all’oscuro delle sue attività criminali, ai figli adolescenti, ai rapporti con i suoi subalterni (un branco di grassoni coi capelli cotonati e sempre in tuta, tra cui spicca lo storico chitarrista di Bruce Springsteen), fino alle costanti grane dovute al controllo da parte dell’FBI.

Questo mix di avvenimenti dà alla trama complessiva la possibilità di toccare al suo interno tematiche ancora oggi in primo piano come razzismo, sessismo, omosessualità, crisi economica, droga, adulterio, violenza e sesso, il tutto rigorosamente profanando luoghi comuni e tabù televisivi a cui eravamo stati abituati. Questo grazie ad un realismo di immagine e linguaggio che ha fatto storia nel mondo televisivo, alternando toccanti momenti di intimità familiare a spettacolari scene di violenza: il tutto senza tralasciare attimi in grado di divertire lo spettatore.

Una Serie completa, insomma, costata un occhio della testa e farcita di tutto e di più.
Quindi, se avete due o tre settimane di tempo -ma forse anche se non le avete- spendetele guardando I Soprano, e capirete come in realtà il più celebre Breaking Bad non abbia inventato un bel niente!

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