MASTER OF NONE ED INSICUREZZA

(non dovrebbe contenere Spoiler)
(potrebbe contenere i Marò)




Eccoci di nuovo a parlare di serie tv.
Come dicevo l’ultima volta, grazie a Netflix, sto macinando serie su serie, stagioni su stagioni, ore di sonno su ore di sonno.
Vorrei precisare che “normalmente” faccio qualcosa nella vita, ma grazie al mio lavoro pseudo-stagionale, posso permettermi qualche mese di sano fancazzismo.

 

Oggi parleremo di “Master of None”.


Il titolo di questa commedia prende spunto da un modo di dire tutto americano: “jack of all trades, master of none” ovvero “esperto in tutto, maestro di niente”; frase normalmente usata in riferimento a chi ignora totalmente le proprie abilità perché impegnato ad acquisirne altre.
La storia infatti vede come protagonista Dev, un trentenne residente nella Grande Mela del tutto insicuro su qualsiasi fronte.
Dev è interpretato da Aziz Ansani, chè oltre ad essere il protagonista della serie ne è anche creatore, produttore, ed indiano. Indiano d’India non d’America, anche se lui è americano il che farebbe di lui…vabbè è un circolo vizioso lasciamo stare.
Sottolineo la nazionalità perché nell’intreccio della storia è molto importante. Dev è attore, anche nella serie, ma sfortunatamente riesce a concorrere solo per ruoli minori nei quali viene sempre richiesta la parlata con accento indiano. E lui lo odia.
È una serie carica d’insicurezza. Il protagonista, così come tutti i personaggi principali, non sono capaci di scegliere, non hanno chiaro il loro futuro e soprattutto cambiano idee continuamente.
La storia va ad evidenziare anche molti cliché, ad esempio la presenza costante della tecnologia nelle nostre vite sotto forma di applicazioni, social network ecc…

Un cast davvero insicuro, nessuno guarda nella stessa direzione“. Immagine via Variety.

Arriviamo al sodo.
La serie è stata girata con una sola macchina da presa e a volte l’immagine risulta un po’ sgranata; fretta? Settaggio sbagliato? Non saprei, fatto sta che non da per nulla fastidio. Per ora ne è disponibile una sola stagione contenete 10 puntate da 25 minuti l’una. Ancora nessun rumor circa le eventuali stagioni successive.
Fa ridere –molto– ma ovviamente è da guardare in lingua originale (così come dovrebbero essere guardate TUTTE le serie).
Ha una sigla innovativa, o meglio, non la ha. Le puntate iniziano tranquillamente e appena si capisce dove si andrà a parare (pochi minuti), BAM! Parte una canzone, sempre a tema, appare il logo della serie e successivamente a mo’ di film, il titolo della puntata, ne segue il cast e la crew con scritte bianche su sfondo nero e dopo 35 secondi ecco che riprende la puntata.
L’ho trovata fantastica, sempre diversa e inerente.

Piccola curiosità, Aziz ha scelto di inserire i suoi veri genitori nella serie, proprio con il ruolo di genitori, e non se la sono cavata per niente male!

Papà Shoukath, Aziz e Mamma Fatima

Ci sono anche un paio di cameo interessanti, possiamo trovare il rapper statunitense Busta Rhymes nel ruolo di se stesso e la bellissima Claire Danes nei panni di Nina, una critica culinaria attratta dal giovane indiano. Per chi non se la ricordasse, Claire è la “Giulietta” di Leo DiCaprio in “Romeo + Juliet” di Baz Luhrmann(1996).
Colonna sonora. Master of None regala delle perle musicali pazzesche. Possiamo sentire: “True” degli “Spandau Ballet”, “Brother” di “Mac DeMarco”, “Walk on the Wild Side” del grande “Lou Reed” e ancora “Africa” dei “Toto”, “Don’t worry, be Happy” di “Bob McFerrin” e la versione inglese di “Volare” che porta la firma di “Dean Martin”.

Una produzione leggera che va comunque a toccare tempi importanti con una comicità intelligente. Combatte gli stereotipi, è realistica sulla questione “appuntamenti”, c’è un sacco di pasta e c’è pure un’intera puntata sul genere femminile.
Una serie che consiglio insomma.
Bene, passo e chiudo! È arrivato il momento di “New Girl”.

 

Con immutata stima
Emanuele Gi

PS: Mi spiace. Anche sta volta, niente Marò.

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