NARCFLIX

(non dovrebbe contenere Spoiler)



Durante l’epidemia “Breaking Bad”, la DEA mi stava proprio sul cazzo.
Ora, grazie a Narcos, ho cambiato idea.

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Normalmente non mi metto a scrivere cose sulle serie tv, preferisco iniziarne una nuova ed impegnare le dita nell’accompagnare schifezze varie dalla ciotola alla mia bocca, anziché stancarle su di una fredda tastiera.
Capite quindi che il tempo che dedico alle “series” non può essere sprecato per recensirle; tutto questo fino ad ora.
Qualche giorno fa mi sono abbonato a Netflix, ed ho ritrovato la pace dei sensi: niente più buffering finalmente! (Per le serie, ovviamente. Per quanto riguarda i porno, beh l’abbonamento lì costa un po’ troppo).

 

-Nota informativa: per chi non lo sapesse, Netflix è una società statunitense che offre un servizio di streaming online on demand, accessibile tramite un apposito abbonamento-

 

Il buffering mi portava via un sacco di tempo, così come il download, cristo. Ecco quindi che dopo ben due(2) giorni di abbonamento, mi trovo a raccontare la mia esperienza con la prima serie iniziata e finita grazie a questa piattaforma. Mi sono sparato in un giorno e mezzo tutta la prima stagione di Narcos, ben 10 puntate da circa 45 minuti l’una; e ne vado fiero se può interessarvi.

Ma andiamo al sodo.

Narcos è una serie tv statunitense, creata da José Padilha proprio per Netflix.
La serie racconta la vera storia del boss della droga Pablo Escobar e della dilagante diffusione della cocaina tra Stati Uniti ed Europa.
Il regista è lo stesso che nel 2007 diresse “Tropa de Elite”, celebre film che, oltre a vincere un Orso d’Oro al Festival di Berlino nel 2008, lanciò la famosa canzone “Rap Das Armas” meglio nota come “Parappappappappappa para pa pa”.

Curiosità, in “Tropa de Elite” il capo delle forze speciali -i buoni- è interpretato da Wagner Moura, mentre in Narcos, lo stesso Moura si ritrova nei panni del Cattivone, Pablo Escobar. E su questo c’è da spendere una parolina circa l’accento dell’attore. Moura è brasiliano, Escobar [spoiler allert] era Colombiano e la cadenza portoghese sullo spagnolo nun se po’ sentì, diciamolo.
Narcos è una di quelle serie che sai già come andranno a finire, veramente, lo sai per certo. Infatti mi ha stupito che la produzione l’abbia divisa in più stagioni, decisione comprensibile ma comunque imprevista.
Per stare tranquilli dalla regia ci dicono che le prossime dieci(10) puntate sono già in programma, la data d’uscita però è ancora sconosciuta.
Ma iniziamo ad analizzarla in maniera più personale.


 

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il cartello di Medellín

 

La sigla. Normalmente io tiro avanti perché l’assemblano per la puntata pilota e poi non la cambiano.
Ci sono solo 3 titoli nei quali per me la sigla è parte integrante della serie, in ordine di pertinenza:

Narcos invece no, l’ho trovata addirittura una brutta copia delle sigle di True Detective.

I personaggi. Qui non si possono troppo giudicare, in effetti sono presi dalla realtà.
Però ho notato una sorta di piattume, non riesci ad affezionarti. Non capisci se devi stare dalla parte dei buoni o dei cattivi, soprattutto perché non è ben chiaro chi siano veramente i buoni e chi i cattivi. Tipo nei film di Wes Anderson.
Approfondirei però la scelta produttiva di mantenere tutto il recitato in spagnolo, che nella serie è la lingua straniera perché la narrazione viene fatta da uno dei due agenti DEA che seguono l’operazione di cattura di Escobar.
Infatti, anche nei vari doppiaggi, la parte in spagnolo rimane tale con dovuti sottotitoli, mentre la parte doppiata è unicamente quella in inglese.
Per gli amanti delle serie sarà divertente trovare “Oberyn Martell“(Pedro Pascal) che invece di vesti lunghe e Picca indossa abiti casual ed ha una Glock calibro 23 nella fondina. In più non si trova in un arena a combattere contro “The Mountain” ma sulla strada a dare la caccia ai narcotrafficanti come agente della DEA, sotto il nome di Javer Peña.
Ci sono solo un paio di cose che accomunano i ruoli che Pascal ricopre nelle due serie, i baffi.

 

Penso sia difficile far risultare entusiasmante una storia che già in molti conoscono, infatti in Narcos manca quel climax ascendente che presagisce il finale di stagione.
Nel complesso ha una narrazione non troppo veloce, inizia con il classico flashback non troppo marcato, tanto che nello scorrere delle puntate ti dimentichi e ti ritrovi verso la fine a dire: «cazzo, ma era un flashback!».
Nonostante tutto è una serie che consiglio anche ai non amanti del genere, la fotografia è buona così come il realismo di molte scene. In più puoi imparare anche lo spagnolo! Io per esempio ora so dire: «Plata o Plomo», «Maricón» e «Me importa una mierda».

Zanichelli Editore, Lo Zingarelli.
Zanichelli Editore, Lo Zingarelli.

Ah, dimenticavo, si vedono anche le tette.

Ma ora basta, il tempo è terminato, ho fame e devo iniziare la prima stagione di “Master of None”.

 

Con immutata stima
Emanuele Gi

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