CHE TEMPO CHE FO

Processed with VSCO with b5 preset


Nella giornata di ieri è scomparso Dario Fo o, per essere più precisi, è scomparso per i grigi rappresentanti delle istituzioni statali, per i Media mainstream e per le Parche, divinità che nel mondo romano presiedono al destino terreno dell’uomo.

Non è di certo scomparso per tutti coloro che, animati dalla sua sincera passione civile, lo hanno inseguito negli ultimi tempi di esule della TV e ancor oggi, oppure a partire da oggi, lo marcano a vista sui radar del Paese che non c’è, quello in cui un buffone ieri e un menestrello oggi -Bob Dylan- vengono riconosciuti, onorati e insigniti dall’Accademia di Svezia della più alta onoreficenza artistica, il Nobel per la Letteratura.

Ma allora qual è il Paese che c’è se in quello che non c’è risultano fatti realmente accaduti?

Nel primo si parla, parla, parla di camere ardenti, di messe da requiem, dell’uomo che fu e lo si fa dando appuntamenti funerei al Piccolo Teatro Strehler -ma quando mai si frequenta il non plus ultra del teatro italiano per funzioni cimiteriali?!- oppure abusando del tempo imperfetto -era, rappresentava, interpretava…- per commemorare un artista che è Premio Nobel per la letteratura; che rappresenta la massima espressione del teatro civile e dello spettacolo politicamente impegnato del nostro secondo Dopoguerra; infine che interpreta senza eguali il mistero buffo in corso di svolgimento in Italia e nell’Occidente tutto, dove il disimpegno è la regola di vita travestita di forme più o meno tattiche e/o diplomatiche di autoindulgenza.

Meglio dunque pensare e rammentare, con Dario Fo, al Paese che non c’è, il secondo sopracitato. La patria di quelli che, con Noam Chomsky, mi piace riconoscere nella figura dei profeti della tradizione ebraica quali Amos, una specie di intellettuale dissidente che si pone agli antipodi degli altri che, falsi profeti, formano le ali agitando i fazzoletti alla marcia trionfale dei re.

Per accorgersi in fondo che i cittadini onorari di questa patria come Dario Fo e Bob Dylan, pur non inchinandosi ai piedi del trono, finiscono paradossalmente per essere onorati da istituzioni di emanazione reale come l’Accademia di Svezia, a dimostrazione dello scarto a tratti manifesto che, nei fatti e non nelle parole, parole, parole, distanzia coloro che vivono e danno vita, magari defilati, rispetto a coloro che miseramente esistono, di lato e forse pure in senso lato.

Nei fatti l’inestimabile portata culturale dell’artista Dario Fo oggi vive e dà vita, la sua esemplare poetica ed esperienza di vita arrivano addirittura a rianimare gli oppressi, gli insicuri e tutti coloro che ne vogliano prestare ascolto, prima attraverso il riso e passando poi a scardinare senza soluzione di continuità convenzionalismi e isterismi sociali, quali il nefasto oscurantismo politico alla democristiana tornato in auge, la frequente tentazione del potere temporale per la Chiesa cattolica, la vile e vigliacca strategia latente nella nostra società del populismo per la guerra tra poveri e della violenza da squadrette d’assalto della politica di polizia.

Un sorriso ci seppellirà” dice Dario Fo di fronte alla morte, facendosene beffa in difesa del Mondo, comédie humaine. “La vita è una commedia scritta da un sadico che fa il commediografo” rincara Woody Allen nel suo ultimo film, quindi perché non ricominciare da Dario Fo per comprenderne le messe in scena e, chissà, decidersi a emigrare nel Paese che non c’è, dove di certo lui c’è…

Ciao Dario!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *