IL MARE ESISTE, MA NON A BRUXELLES

Di Valeria Ferraretto


Non sono tempi in cui annoiarsi facilmente. Dopo aver assistito al teatrino della formazione di un governo in Italia, culminato con un’improbabile alleanza tra i nuovi partiti di maggioranza, ecco che il novello Ministro dell’Interno Matteo Salvini impedisce l’attracco nei porti italiani a un’imbarcazione gestita da organizzazioni non governative che trasporta ben 629 persone, con vasta maggioranza di donne e bambini. Dopo un battibecco con i vicini maltesi, il nuovo premier spagnolo prende in mano la situazione e garantisce il suo appoggio, nella speranza che la nave riesca a giungere a destinazione.

La popolazione italiana, come sembra accadere spesso ultimamente, si divide in due. Da una parte, l’elettorato della Lega che esulta: nulla di cui sorprendersi, data la retorica delle ruspe e la paura del diverso che da sempre hanno caratterizzato la dialettica leghista. Dall’altra, gli elettori furiosi della sinistra che fu, indignati per una questione che è umanitaria, prima che politica. La solidarietà tanto invocata sembra essere diventata un sogno hippie della borghesia benpensante.

Di parole su Salvini ne sono state già dette a sufficienza. Divisivo, offensivo, politically-scorrect (eppur votato dal 17% degli italiani). Ma, per una volta, proviamo a considerare l’evento da un altro punto di vista. Trovarsi a Bruxelles in questi mesi, a stretto contatto con funzionari ed analisti politici, aiuta in questo senso. Onestamente, la prima reazione ai fatti successi nel Mediterraneo è la vergogna: dopo la crisi migratoria del 2015-2016, le riforme intraprese a livello europeo e la diminuzione degli sbarchi, non ci si poteva davvero permettere di alzare un simile polverone in questo momento, non con dichiarazioni così perentorie. Non usando delle vite umane come pretesto. Superato il disagio di essere rappresentati a livello internazionale da simili leader, si apre una questione. Il comportamento di Salvini è dettato unicamente dalla sua linea politica, oppure segnala un fallimento delle politiche europee sull’immigrazione?

Fonte: Ministero dell’Interno, dati aggiornati al 14/06/2018 (http://www.interno.gov.it/sites/default/files/cruscotto_giornaliero_14-06-2018.pdf)

Secondo Christine Grau, portavoce della Direzione Generale per la Migrazione e gli Affari Interni presso la Commissione Europea, si tratta semplicemente di una questione politica, altrimenti non si spiegherebbe come mai sia emersa solo ora – ad una settimana di distanza dalla formazione del governo. La stessa Grau considera prettamente politica anche la posizione di Malta, che avrebbe avuto tutte le possibilità per accogliere la nave Aquarius.

Perché Salvini si oppone tanto ostinatamente all’accoglienza dei migranti presenti sulla nave Aquarius? Le opzioni sono due. Oltre che rispondere agli interessi dei suoi elettori, la sua strategia potrebbe consistere nel mettere pressione sul Consiglio Europeo, che si riunirà a Bruxelles il 28 e 29 giugno. All’ordine del giorno c’è la riforma del Regolamento di Dublino, che disciplina la determinazione dell’autorità competente per l’esame di una domanda d’asilo presentata in uno degli stati membri dell’Unione, attualmente alla sua terza (quella di fine mese, se avverrà, sarà la quarta) revisione. La seconda opzione, vista la posizione dell’attuale governo al Parlamento Europeo in sede di discussione della riforma 1 , è che l’unico scopo di Salvini fosse quello di lanciare un messaggio ben preciso ai futuri migranti: di qui non si passa. Non c’è che dire, una strategia comunicativa eccellente.

Attualmente, secondo Dublino III, lo stato competente per l’esame della domanda d’asilo è quello in cui il richiedente asilo ha fatto il proprio ingresso nell’Unione Europea. È lo stesso stato di ingresso che sopporta il costo di esaminare la richiesta e di accogliere il richiedente asilo. Una volta approvata la richiesta d’asilo, il rifugiato deve rimanere in quello stato per almeno cinque anni. Ovviamente, questa responsabilità è distribuita in modo diseguale a livello europeo: i migranti che attraversano il Mediterraneo sbarcano in Grecia o in Italia, dato che la rotta balcanica è diventata praticamente inaccessibile in seguito alle politiche restrittive dell’ungherese Orban. Per conformazione geografica, l’Italia è il Paese con i confini più esposti e accessibili. Per compensare a questa sproporzione, è stata creata Frontex (da poco rinominata Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera)2, che di fatto supporta la Guardia Costiera nazionale, ma non si può sostituire ad essa. Quando Salvini dice “è l’Europa che se ne deve occupare”, sta facendo un’affermazione priva di significato: l’Europa non è una nazione e in quanto tale non ha un territorio proprio, perciò si deve e si dovrà sempre affidare alle autorità nazionali. Non è nemmeno ammissibile che Frontex rimpiazzi completamente la guardia costiera italiana, in quanto i confini sono e rimangono prima di tutto italiani.

Perché questo sistema ha fallito? La maggior parte dei migranti non intende fermarsi in Italia, perciò entra nel territorio italiano come immigrato irregolare e da lì tenta di raggiungere i Paesi del nord. Lo stato italiano è pertanto poco incentivato ad esaminare le richieste d’asilo e a prendersi carico dei richiedenti, se questi non intendono fermarsi nel Paese. Il flusso si sposta quindi verso la Germania, che registra il numero più alto di richieste d’asilo3. Una distribuzione più equa implicherebbe il ricollocamento di quote di migranti in altri Paesi membri, ma finora questa proposta ha ricevuto la ferma opposizione di Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca. Inoltre, il sistema di Dublino si basa sulla presunzione che gli stati membri siano sicuri, presunzione contraddetta nel caso della Grecia nella sentenza pronunciata dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo4. La proposta della Commissione5, che sarà discussa a fine mese in Consiglio, consiste nella redistribuzione dei rifugiati secondo un parametro che combina PIL e popolazione dello stato membro, e nell’attivazione di un meccanismo di correzione automatico qualora il Paese eccedesse il 150% del parametro di riferimento. La revisione di Dublino, però, non tratta il tema dei migranti economici, che non ricadono nella categoria degli aventi diritto all’asilo politico: che ne sarà di loro? Sono condannati al destino di migranti irregolari? La posizione di Salvini in merito alla riforma non è chiara, nonostante i chiari vantaggi che ne deriverebbero per l’Italia. La discussione ai tavoli del Consiglio è in ogni caso più fruttuosa delle dichiarazioni unilaterali, che sembrano essere diventate l’unico modo in cui fare politica al giorno d’oggi.

Nonostante la deplorevole condotta salviniana, quello che manca in questo momento è la solidarietà tra i membri dell’Unione: si è giunti ad un punto in cui è venuta a mancare la fiducia reciproca tra i Paesi di frontiera e Paesi continentali, con conseguente reinserimento di controlli ai confini interni6. A Bruxelles, il sentore comune è che non si raggiungerà nessun accordo sulla riforma del sistema di Dublino, almeno non a giugno. Una possibile via d’uscita potrebbe essere l’ennesima esternalizzazione del problema, come già fatto in passato con gli accordi con Libia e Turchia. Il fatto che il Consiglio Europeo, di cui fanno parte i capi di stato o di governo dei paesi membri, blocchi uno sviluppo resosi ormai indispensabile per evitare l’ennesima crisi politica, parla da sé sullo stato dell’Unione.

Il cielo su Bruxelles non è mai stato così grigio.

 

Note

  1. Astensione per la Lega, voto contrario per il Movimento Cinque Stelle (si vedano ad esempio le dichiarazioni di Elly Schlein
  2. Lo scopo principale di Frontex è di contribuire ad una gestione integrata delle frontiere esterne.
  3. Statistiche Eurostat aggiornate a marzo 2017: http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-
    explained/index.php?title=Asylum_statistics/it
  4. Il testo completo della sentenza è disponibile qui: http://www.asylumlawdatabase.eu/en/content/ecthr-mss-v-
    belgium-and-greece-gc-application-no-3069609
  5. Già discussa in Parlamento Europeo a novembre 2017.
  6. Attualmente hanno sospeso Schengen: Francia, Austria, Germania, Danimarca, Svezia, Norvegia.

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