INDUISMO LIBERALE

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“Induismo per fermare il declino”

“Induismo liberale”!

Una provocazione, uno slogan, una sparata?
Niente di tutto ciò. Si tratta invece, a mio modo di vedere, di una tra le più acute espressioni mai coniate in grado di offrire una sintesi medicistica sulle precarie condizioni vitali della politica occidentale.
L’espressione nasce dalla penetrante saggezza di un’amica, donna incinta e insegnante impegnata quando, meditando sulle strategie di fuga dalla routine quotidiana in un normale sabato sera di provincia, racconta, richiamando alla memoria, l’estasi civile e politica provata durante un idillico soggiorno a Bali dove ­- riscoprendo le sue parole -­ un’inedita cultura “induista liberale” presenterebbe all’uomo occidentale un paradiso perduto, dove espiare ogni colpa ammirando il lavoro contadino di una risaia oppure respirando a pieni polmoni la rigenerante atmosfera isolana.

Mentre Bali rappresenta dunque una sorta di Eden in terra -­ restando appunto fedele alle parole di un’amica ­- il punto cardinale ad esso opposto, l’Occidente, non può che fungere metaforicamente da Inferno.
All’inferno vige del resto l’inevitabile legge del contrappasso secondo la quale ai rei viene imposto di soffrire il contrario, come del resto risulta dalla ricomposizione delle locuzioni latine contra, “contrario”, e patior, “soffrire”, quindi, in una proposizione: “soffrire il contrario”.

Mi viene quindi spontaneo osservare come l’Occidente sia oggi preda di una devianza culturale che potrei nominare, tracciando un’antitesi dell’esperienza di Bali, “Induismo liberale”, inteso però, ‘sta volta, nella sua simmetrica opposizione a valori comunemente attribuiti al culto induista, quali ­- recito a spanne non essendo conoscitore dell’Induismo ­- la libertà confessionale deducibile dal suo politeismo.
La versione “deviata”, che mi tocca osservare qui e ora, è infatti quella che pratica impunemente la divisione per caste riconoscendo a quella più in alto il massimo grado di libertà possibile, dalla scelta di un’etica alla libertà di non averne neanche una, con il risultato di apparire sempre più estranea e quasi del tutto insensibile alla realtà – che di un’etica è espressione materiale – caratterizzata da una massa di individui relegati nella caste più in basso.
Basti considerare il fatto che, in un Paese occidentale come il nostro certamente non estraneo a un isterico decremento demografico, il club dei miliardari ha registrato una crescita sbalorditiva, triplicandosi nel numero come puntualmente registra l’osservatorio di Oxfam evidenziando i dati forniti da Forbes.

Questo per dire, concludendo, che la religione in salsa new age dell’ ”Induismo liberale” praticata a capriccio dall’uomo occidentale potrà forse celarne le comunque ignominiose intenzioni ipocrite ma, no di certo, la mascherata liturgica che fa da cornice al suo stolto erigersi uomo al di sopra di altri uomini.

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