LA RIVOLUZIONE DEI LIBRAI SCOMPARSI


Quando il 28 settembre 2014 migliaia di manifestanti si riversarono nelle strade di Hong Kong, pretendendo libertà e democrazia, gli occhi di tutto l’Occidente si volsero verso il porto profumato: stava per cominciare la rivoluzione degli ombrelli.

Armati unicamente dello strumento in grado di difenderli dal sole cocente e dai fumogeni dei poliziotti, gli abitanti di Hong Kong cominciarono a manifestare per ottenere la riforma elettorale che il governo aveva promesso alla città. Sufficientemente liberi per essere consapevoli delle ristrettezze del loro Paese, erano infatti stufi di un’apparente democrazia. Mentre i cittadini delle regioni limitrofe guardavano con disprezzo quella macchia nera, con la certezza si trattasse dei soliti illusi, i manifestanti occupavano gli incroci principali della metropoli, guidati da giovani leader e grandi speranze.

Dopo 75 giorni di occupazioni la rivoluzione vide la sua fine, confermando tristemente le ipotesi dei vicini.

Ad un anno e tre mesi da quella manifestazione, i cittadini di Hong Kong ritornano in piazza, ma per un’altra manifestazione che, quanto meno io e Marx, ci auguriamo possa finire meglio. La chiameremo la rivoluzione dei librai scomparsi.

La manifestazione è cominciata ai primi di gennaio, ma la notizia della scomparsa di cinque librai, che si occupavano della pubblicazione di libri scomodi per il partito comunista cinese, risale ad ottobre.

Nel giro di una settimana, si sono persi i contatti con quattro di loro: l’ultimo login dal computer della libreria di Lui Bo risale al 14 ottobre, dopo sembra sia stato portato a Shenzhen, metropoli cinese appena oltre i territori di Hong Kong; Gui Minhai sembra essere stato prelevato dalla sua casa in Thailandia da uno sconosciuto il 17 ottobre; Lam Wing-kei, il fondatore della casa editrice, è scomparso il 24 ottobre; Cheung Ji-ping sembra essere stato portato via dalla casa della moglie da una dozzina di uomini in borghese . E Lee Boo, è stato visto per l’ultima volta il 30 dicembre, appena dopo aver ricevuto la richiesta di una consegna di una decina di libri da un cliente.

Tutti e cinque fanno parte della Causeway Bay Books, una casa editrice che vende libri contenenti rivelazioni sulla corruzione del partito comunista cinese e degli amori presunti dei leader di Pechino. I libri sono vietati in Cina, ma non ad Hong Kong, grazie al suo statuto speciale e sembra che i due soci Boo e Gui stessero preparando la pubblicazione di un volume di confidenze su Xi Jinping, dedicato a ipotetici amori extraconiugali del Presidente della Repubblica Popolare Cinese.

Nella giornata del 10 gennaio, per la seconda volta, migliaia manifestanti hanno marciato fino alla sede del governo, proprio come un anno prima. Questa volta però nessun ombrello, ma finti cappi rossi al collo. La richiesta è quella di mettere fine alle persecuzioni politiche, ma neanche l’attenzione del mondo intero sulla vicenda sembra riuscire a svelare il mistero.

L’accusa che i cinque librai possano trovarsi nelle mani della polizia cinese appare sempre più probabile e il rifiuto di Pechino a fornire spiegazioni e chiarimenti non fa che alimentarne i sospetti.

Ad infittire la trama di quello che si sta trasformando in un giallo, arriva il 10 gennaio Headline Daily, affermando di avere un video esclusivo in cui lo scomparso Lee Bo dichiara di essere al sicuro e di trovarsi in un viaggio personale. Ha inoltre pubblicato una lettera, in cui Boo si dice “perplesso e sconcertato” per la reazione alle sparizioni ed ha anche condannato la protesta che si sarebbe tenuta quel giorno.

Ma la moglie di Lee continua a sostenere che il marito sia stato prelevato da agenti cinesi, di aver ricevuto una telefonata in cui le diceva di stare bene, ma in mandarino, mentre con la moglie era solito usare il cantonese (la lingua di Hong Kong), segno che chi gli ha permesso di comunicare conosceva solo il cinese ufficiale e voleva capire bene la conversazione per impedire che fosse passato un messaggio non autorizzate. Inoltre è sicura del rapimento perché il marito non poteva essere andato da solo a Shenzhen, avendo lasciato a casa i documenti di espatrio.

Appare quindi sempre più evidente che Pechino sia disposto a fermare chiunque scriva qualcosa di non conforme ai comunicati stampa, anche in modo illecito e che abbia l’intenzione di mostrare il pugno di ferro alla libera Hong Kong, limitandone autonomia e libertà d’espressione.

‘Le sei donne di Xi Jinping’, il libro su cui stavano lavorando e che forse un giorno potrà essere pubblicato, è probabile si rivelerà, come una grande parte dei libri pubblicati dalla Causeway Bay Books, un misto di pettegolezzi, scandali, retroscena piccanti e supposizioni.

Ciò nonostante il timore di Pechino li porta a colpire anche l’ironia e l’umorismo di cinque librai che con il potente mezzo delle parole volevano scherzare e ridicolizzare un partito sempre più chiuso e lontano dalla visione del loro antico ispiratore.

Il mondo del web si sta attivando per rendere noti i fatti di Hong Kong, e così ci proviamo anche noi, che abbiamo la fortuna di poter scrivere quello che vogliamo, e lottiamo, nel nostro piccolo, perché tutti un giorno possano farlo.

HASHTAGREVOLUTION

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