LASCIA ENTRARE ASCANIO, E USCIRE PANAHI


Non tutti sanno che l’8 di gennaio è il capodanno degli amanti dell’internet. Ovvero il giorno in cui bisogna lasciare entrare Ascanio.
Nel lontano 2008 un account abbastanza anonimo, pubblicò su You Tube un video di una canzone pop iraniana al quale erano stati aggiunti dei sottotitoli per italianizzarne il testo.
Le prime parole della canzone sembrano recitare: «ehi lascia entrare Ascanio/Dall’otto di gennaio/Perciò limarla è tosta/Esce ma non mi rosica», e così per molto tempo la canzone fu conosciuta semplicemente con questo titolo, “Esce ma non mi rosica”.

 


In realtà si tratta invece del brano “Parya” di Shahram Shabpareh (ب پرهشهرام ش), nota pop-star della scena musicale iraniana, con una carriera pluridecennale e milioni di album venduti in tutto il mondo.

Shahram Shabpareh al lavoro.

Nel 1979 avvenne la grande rivoluzione iraniana che trasformò la monarchia del Paese in una repubblica islamica, la cui costituzione si ispirava alla legge coranica, e per il povero Shahram non ci fu nulla da fare, le nuove leggi bandirono la musica rock in tutto lo stato.
Lui fuggì negli USA, dove la musica era chiaramente più libera, e lì incise -ben 30 anni fa- il colossal “Parya” incluso nell’album “Madresseh”.

Ma non è proprio di questo che volevo parlarvi oggi, diciamo che la parte principale dell’articolo ha in comune, con l’8 gennaio, semplicemente questa canzone e l’aberrazione della legislatura iraniana.
Parliamo quindi di “Jafara Panahi” e del suo ultimo film “Taxi Teheran”.
Panahi fu arrestato il 2 marzo del 2010 presso la propria abitazione, insieme alla moglie, alla figlia e ad un gruppo di cineasti e artisti iraniani mentre stavano lavorando alla produzione di un film sulle allora ultime elezioni presidenziali iraniane. La condanna impostagli furono 6 anni di reclusione perché riconosciuto colpevole di propaganda contro la Repubblica islamica e di aver attentato alla sicurezza nazionale, organizzando riunioni clandestine contro il governo. Inoltre, secondo la sentenza, il regista per 20 anni non avrebbe più potuto lasciare il Paese, girare alcun film e rilasciare interviste a testate straniere. Ma «le restrizioni sono spesso fonte d’ispirazione per un autore poiché gli permettono di superare sè stesso. Ma a volte le restrizioni possono essere talmente soffocanti da distruggere un progetto e spesso annientano l’anima dell’artista. Invece di lasciarsi distruggere la mente e lo spirito e di lasciarsi andare, invece di lasciarsi pervadere dalla collera e dalla frustrazione, Jafar Panahi ha scritto una lettera d’amore al cinema. Il suo film è colmo d’amore per la sua arte, la sua comunità, il suo paese e il suo pubblico…». Queste furono le parole di Darren Aronofsky, Presidente della giuria del Festival di Berlino nel 2015 che lo premiò consegnandogli l’Orso d’Oro. Infatti Panahi dopo più di due mesi di reclusione, uscì dal carcere di Evin a Teheran, dietro pagamento di una cauzione di circa 200mila dollari e in maniera del tutto clandestina nel 2014 girò questo film che lo vede protagonista nei panni di un tassista alle prime armi.

Il regista ha avuto la brillante idea di girare il film all’interno della cabina di un taxi, mediante telecamere e microfoni nascosti, eludendo così l’attenzione delle forze dell’ordine. I passeggeri sono attori che rischiano tanto quanto Jafar nel aver partecipare al film -che infatti è privo di titoli di coda-; anche per questo il premio è stato ritirato dalla nipotina di Panahi (anche lei attrice del film) poiché per via della sua condanna, il regista si trovava impossibilitato nel lasciare l’Iran.

Ciònonostante la canzone c’è e noi vi proponiamo uno spezzone della scena.


Qui invece il trailer del film.

 

Con immutata stima
Emanuele Gi

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