LORO CI ANDRANNO MAI A BERLINO?

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Quest’estate, durante il caotico mese di agosto, ho trascorso cinque giorni a Berlino con un’amica. La città mi è sembrata meravigliosa, ci ho passato delle sorprendenti giornate e l’ho salutata dal finestrino dell’aereo promettendomi di tornarci, per vivere.
Poi, qualche giorno dopo, sono partita con il mio clan scout alla volta di Scampia, il quartiere malfamato di Napoli, conosciuto -e odiato- da tutta Italia attraverso il libro di Roberto Saviano.

Ora che sono di nuovo qui, a casa mia, negli occhi non ho la patria degli hipster e dei grandi ministri delle finanze, ma il quartiere di Scampia: i fatiscenti muri delle Vele e i bambini che abbiamo “animato”.
Ho iniziato parlando del mio viaggio in Germania perché una sera, a Napoli, mi sono domandata all’improvviso: “Ma loro, questi bambini, ci potranno mai andare a Berlino?“.

Sono tanti i paragoni che ho fatto tra la mia vita e quella dei ragazzini che ho conosciuto, e purtroppo tendono tutti dalla mia parte: dalla parte di una diciottenne trentina a cui nascere in una città del nord, in una famiglia benestante, ha già dato tutto. Ed è solo grazie alla mia provenienza che, venuta a conoscenza del Centro Hurtado (che si occupa tra l’altro di tenere occupati e far divertire i bambini delle Vele durante il periodo estivo), sono potuta partire con la sicurezza di chi ha un porto certo dove tornare in caso di difficoltà.

Il primo giorno che abbiamo conosciuto i bambini è stato un disastro.
Non solo ci siamo accorti che non saremmo riusciti a proporgli neanche una delle attività che avevamo progettato, ma ci siamo resi conto che il loro maggior divertimento era prendere in giro noi, sbiascicando un dialetto incomprensibile e scappando ovunque.
Insomma, non capita tutti i giorni di trovarsi davanti ad un dolcissimo bambino di quattro anni che a un certo punto ti urla: “Soreta!”, sputando per terra e correndo via.
Siamo tornati al Centro distrutti.

Anche i giorni successivi non sono stati una passeggiata, non erano esattamente i bambini più facili da tenere, eppure li ho trovati i più allegri, premurosi e simpatici che abbia ma incontrato.
Sì, erano degli scalmanati, ma non è lecito considerando il posto in cui crescono?

Pensando al luogo dove trascorrono la loro infanzia e al degrado sociale ed edilizio che si trovano intorno, non è normale che -per esempio- se ne freghino della raccolta differenziata o di lasciare immondizie in giro?

Si pensi al loro futuro -già presente per i più grandi- e alle poche alternative in grado di offrire a questi ragazzi, con alle porte il pericolo della tossicodipendenza, dello spaccio e della delinquenza in generale.
Stupisce così tanto che uno degli obbiettivi più ambiti sia riuscire -in qualche modo- a ricevere la 104?

Pensando al disimpegno dei loro genitori, non è verosimile che manifestino il loro bisogno di attenzioni e affetto con la violenza?

Si pensi a chi gli ruba anche quel briciolo di infanzia che ancora hanno, per mostrare loro cosa li aspetta appena cresciuti: non è normale che già a quattro anni parlino con la volgarità e l’arroganza di un venticinquenne?

E in fondo, chi di noi si mostrerebbe gentile e disponibile fin dal primo giorno con qualcuno che arriva a casa nostra, vuole imporci i suoi giochi, magari legarsi a noi, per poi andarsene per sempre?
Eppure, nonostante tutto, questi bambini sono riusciti ad aprirsi, regalarci i sorrisi più belli e coinvolgerci nei pensieri e negli abbracci più forti.

Non so se manterrò la promessa e andrò a vivere a Berlino, ma se dovessi tornare nel luogo dove veramente mi sono sentita me stessa e qualcuno per il mondo, beh, sceglierei Scampia.
Almeno di questo sono sicura.

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