POETA O NON POETA? – MARKO MILADINOVIC

Poeta o non poeta?

Questo è il dilemma.
Nel 2018 chi può realmente dire cos’è poesia e cosa non lo è, chi è poeta e chi invece il poeta lo fa soltanto?
Certamente non noi, siamo troppo insicuri per farlo, però anche se una risposta non ce l’abbiamo vogliamo comunque provare a trovarla.
Ad aiutarci in questa impresa oggi abbiamo Marko Miladinovic, poeta/artista/performer e condottiero del Ticino Poetry Slam e della rassegna “Zugwang Poesia!”
Le sue performance spiccano per spirito eclettico, quasi cabarettistico, e lo vedono spaziare tra “jingles, gags e sketches intorno ai temi della morale, della sessualità, dei valori et supersulteriori”


– Ciao Marko! Grazie del tuo tempo e dell’aiuto che ci darai a tracciare un identikit del poeta del nuovo millennio. Cominciamo con la prima domanda che viene spontaneo fare a chi si occupa di poesia nel 2018: Perché?
Perchè di qualcosa bisogna pur morire. E poi mi fanno ribrezzo le vacanze.

– Come abbiamo anticipato, le tue peformance vedono coinvolti diversi aspetti artistici e si distinguono per la loro teatralità (per molti ormai la scena in cui ti togli letteralmente un piede di prete dalla bocca è diventata un cult). Questa caratteristica è comune ad altri poeti contemporanei, specialmente nell’ambiente dei Poetry Slam. Quanto teatro c’è nella tua poesia, e più in generale nella poesia contemporanea?

Se a uno si fa un cerchio di persone intorno, quello è teatro, lui può anche dormirci che il pubblico pensa sia morto e se si sveglia non si muove. Poi sbuffa, poggia il dorso della mano sulla fronte, fa il verso, io aspetto la réclame.

E poi c’è questo corpo che sono che a volte scompare, si addormenta, sviene, sanguina, gli piglia il nervo, va lontano dal leggio per lasciare spazio alla soubrette-macchina, alla quale ho dovuto dare una voce proprio per potermi assentare. Ora però vuole anche degli organi…

– Prima, riportando il virgolettato direttamente dalla bio presente sul tuo sito abbiamo detto che i tuoi testi parlano di morale, sessualità e valori. Come mai la scelta di questi temi e in cosa differiscono dalla tua opera prima?

Sono i massimi sistemi che suggerisco di trattare nel mio intervento/spettacolo/show di urpoesia, poesia totale o stand-up poetry. Ciascuno è contenuto nell’altro, come le scatole cinesi. Così non si va fuori tema.

Mentre ne L’umanità gentile (Miraggi ed.), la domanda è: che cos’è la gentilezza? Scrive il Pianigiani di un quid tra la cortesia e il garbo, il favore e la cordialità, e forse è così ma non fu sempre così, ma che qualcosa vi sia e che sia così è una credenza che fa sempre dire sì sì. “Gentile o Giudeo o tu che volgi la ruota e guardi nella direzione del vento, considera Phlebas il fenicio, che un tempo fu alto e bello al pari di te”. Cito Eliot a memoria, così suddivideva il mondo, allora Paolo di Tarso si nominò “apostolo dei gentili” e se andò a spargere il suo veleno e la sua interpretazione della morte di, diciamo, un profeta; si passa alle gentes romane e via verso la senilità, cioè a noi che siamo vivi e, tanto più se giovani, i più vecchi a camminare la terra.

Credi che la poesia abbia dei vincoli tematici o che invece debba esser libera di parlare di qualsiasi cosa?

Tutti i poeti sono omerici, alcuni sumeri, americani anche. Tutta la poesia è la poesia. Tutta la poesia è mezzo. Tutta la poesia è formulazione magica – chi la dice viene trasformato. Tutta la poesia è nel mondo e fuori. Tutta la poesia è interna e separa. Tutta la poesia è fare dal nulla.

Talvolta leggendo i poeti contemporanei si fatica a distinguere quello che è una poesia da quello che è invece un testo che va a capo spesso. Questo accade perché diversi schemi (rima – metrica – musicalità) sembrano ormai essere stati “superati”. Secondo te la poesia attuale quanto è -e quanto dovrebbe essere- legata alla forma e alla tecnica della tradizione? E quanto spazio dai a quest’ultima nei tuoi componimenti?

A ciascuno il suo. Se lettura è fiuto lettore è fetore. Talvolta sono i nostri pregiudizi che noi leggiamo per primi, ma c’era scritto altro o non importa. Comunque non ci distinguiamo da quelli. Trovato l’oggetto della nostra divinazione, forzarlo nella forma che abbiamo deciso per lui. Altrimenti lavare i piatti, pulire il bagno.

– Allacciandomi all’ultima domanda mi viene spontaneo chiederti se si possa essere poeti anche senza leggere o comunque aver letto Poesia.

Vi sono artisti senza opere, perchè non poeti senza poesie? Imparare a scrivere prima di leggere e scrivere per una vita senza leggere se non quel che si è fino a quel momento scritto. Interessante no? Ma non è ancora accaduto.

– Per alcuni i poeti del nuovo millennio sono i rapper, i cantautori indie o comunque altri artisti provenienti dall’ambiente musicale. Tu cosa ne pensi, c’è oggi un musicista (o più d’uno) che si potrebbe definire poeta? Ce n’è qualcuno che senti particolarmente vicino a te?

Potrebbe, ma vuole? Sicuramente c’è più di un poeta tra i musicisti, ma finora ho conosciuto grandi poeti e grandi musicisti.

– Ora una cosa per non dare l’idea di essere delle persone troppo serie. Scrivici 4 versi in cui ci dici cosa pensi degli uomini che si depilano.

tagliato un ultimo pelo
trascorso il pomeriggio
desiderava esser liscio
ahi! punge più d’un riccio

 

– Consigliaci qualche lettura poetica che altrimenti difficilmente ci troveremmo tra le mani.

BLOOM Porno-Teo-Kolossal di Luttazzi; Les Privilèges di Stendhal, L’uomo benzina di Raspini, ID.ENG a cura di IDIOT.

– Domanda conclusiva: cosa vuol dire per te esser poeta nel 2018?
Senza timore né speranza ma con voluta fierezza andare in contro al proprio destino mai strafando senza cedere a offesa né confidando nell’elogio. Creare alleanze, scappare dai creditori, non condividere i pasti con preti, poliziotti, ogni sorta di fascisti, cambiare cronologia, dare gli inviti, trovare i propri mecenati, non lavorare, rallegrarsi di tutto un po’, mangiare frutta, disfarsi dello stato, dormire nel pomeriggio, passare inosservati e vedersi ogni tanto.

 


Illustrazione di Leonardo Mazzoli

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