TRAmondi: QUANDO L’AUTISMO INCONTRA IL CINEMA

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« Gli squali sono anche chiamati i superpredatori, ma in realtà sono tutt’altro che mangiatori di uomini.
Andrebbero studiati, prima di parlarne, perché si dicono molte cose sbagliate su di loro. Non dovremmo cacciarli, dovremmo conoscerli per ciò che veramente sono 
»


02.04.2016


Arrivati al MART, la sala conferenze è già pienissima.
Tutte le poltrone sono occupate, ci sediamo con velato imbarazzo nel posto che forse ci è più consono: le scale.

La giornata è quella Mondiale per l’Autismo, il tema, il medesimo.
La particolarità di questa occasione, l’argomento di dibattito: l’autismo attraverso il linguaggio cinematografico.

Di fronte a noi, la Cooperativa Sociale “Il Ponte”, in collaborazione con il Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione (nella persona della Prof.ssa Paola Venuti dell’Università di Trento) e Leonardo Zoccante, neuropsichiatra infantile dell’ Ospedale Universitario di Verona.
La squadra di esperti rompe subito la barriera dei tecnicismi portandoci con una semplicità disarmante all’interno del mondo di questi ragazzi.
Il punto focale –dicono- sta nella difficoltà di socializzazione, dipesa da una quasi totale incapacità di “fare” considerando l’altro. Sostanzialmente la non capacità -in molti di loro consapevole- di agire prevedendo le mosse altrui, rendendo difficilissima l’interazione, se non in ambienti considerati “sicuri”.
Da qui, la tendenza all’imitazione per sopperire all’incapacità di aprire network in modo rapido ed efficace (concetto, questo, che ritroveremo più volte nel corso della giornata).
«Per intenderci: se vi dicessi che adesso voi doveste alzarvi da questa sala e andare a Bolzano, subito pensereste a come fare, ai mezzi da prendere, ai soldi che avete in tasca, eccetera. Ecco, nelle persone autistiche quello che manca è proprio questa immediatezza nelle decisioni. »

Quando capisco con colpevole ritardo che non dovrò davvero andare a Bolzano, mi congratulo con me stesso e ringrazio davvero molto che nessuno possa leggermi nel pensiero.
Nell’incertezza, annuisco come il mio compagno di scalino.

Le persone autistiche –proseguono- nella loro crescita dovranno riuscire a sviluppare prima l’aspetto abilitativo, e poi quello adattivo. Per fare questo sono necessari contesti educativi positivi e che sappiano accoglierli.
Ciò che manca ancora oggi nel mondo dell’autismo, è un coordinamento sano ed efficace delle attività istituzionali, familiari e lavorative, per creare percorsi validi che permettano a questi ragazzi di inserirsi con i loro ritmi all’interno di un circuito che va –per forza di cose- ad altre velocità. Soprattutto per questo motivo, un concetto chiave è come in questa realtà le persone formate per seguire gli aspetti prettamente educativi, abbiano –e debbano avere- uguale importanza rispetto ai percorsi riabilitativi.


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E’ poi il momento del progetto in sé, di TRAmondi, della proiezione.

Ci spiegano, tutto nasce dalla collaborazione tra la Cooperativa “Il Ponte” di Rovereto, e la Fondazione “Il Tiglio” di Pavia. L’idea, più che mai interessante, è quella di coniugare autismo e serigrafia sotto la lente della cinematografia.
Quello che ne esce è un prodotto completo, ordinato, didattico ed allo stesso tempo scorrevole e divertente.
Il documentario, per l’appunto TRAmondi, è frutto della regia di Fausto Caviglia e della partecipazione come interpreti attivi dei ragazzi delle due cooperative, dei loro operatori, e di Lorenzo Dalbon e Lorenzo Castelli del collettivo informale artistico SeriousGrafia.
La narrazione vuole portare alla luce una tematica spesso poco conosciuta, e lo fa raccontando il mondo dell’autismo attraverso l’incontro fra realtà appartenenti a mondi diversi.
Il linguaggio è quello della creatività, e guida i protagonisti in un percorso in grado di coniugare l’apprendimento della tecnica serigrafica, alla sfera relazionale ed emotiva che in tutti i ragazzi emerge con risvolti piacevoli e coinvolgenti.
Conosciamo Matteo, amante ed esperto conoscitore di campanili, Lorenzo, grande intenditore di animali con una particolare passione per gli squali, e con loro Elia, Beatrice, Michele, ognuno di loro trasportato da forti passioni e piccole insicurezze: proprio come tutti noi.
Ed è proprio questo un altro interessante spunto di riflessione, la selettiva e “discriminante” settorialità delle loro competenze. Risulta davvero incredibile la meticolsità, il perfezionismo e soprattutto la sicurezza con cui i ragazzi trattano i loro ambiti preferiti, ed il modo in cui, in quel piccolo mondo, riescano a vantare un’invidiabile tranquillità e padronanza.
Beatrice ama i cavalli, e si relaziona a loro con disinvoltura. La spiegazione non tarda ad arrivare: Bea sa come il cavallo risponderà ai suoi stimoli, sa cosa aspettarsi e quale reazione corrisponde ad ogni sua azione.
In questo “mondo”, ci viene spiegato dalla voce fuori campo, è totalmente a suo agio.

Il film prosegue, e la mia attenzione si ferma su una frase, o per meglio dire una citazione, della stessa ragazza.

«Mi sono sentita un’attrice. Sono stata in gamba. »

Eccola, tradotta, l’infinita forza di questo progetto. Bea, grazie a TRAmondi, si è sentita in gamba.
Michele si racconta davanti ad una telecamera con la tranquillità che solitamente solo la piscina sa regalargli, e il sorriso di Elia una volta sul palco racconta meglio di qualsiasi altra parola le “correnti elettriche” che lo legano agli altri.
Il presentatore, one man show, che chiama sul palco i suoi vecchi e nuovi amici a proiezione terminata, è lo stesso Matteo.

I ragazzi, grazie a questo progetto, hanno avuto modo di conoscersi, crescere, imparare, ma soprattutto di insegnarci qualcosa.
“E’ possibile raccontare l’autismo raccontando le persone, le loro passioni, i loro desideri, la loro voglia di esprimersi, essere capiti”, e aggiungiamo noi soprattutto inseriti.
Dalle parole di Lorenzo Dalbon, che ha accompagnato i ragazzi nel mondo della stampa serigrafica, ci arriva il termine che forse stavamo fin dall’inizio cercando: “è stato una meraviglia.”
Meraviglia, appunto.
La sua, il legame che ora lo unisce questi ragazzi, e quanto abbiano saputo regalargli dal punto di vista emotivo.
La loro, nei loro occhi e nelle loro parole, alla vista di quel prodotto frutto del loro impegno e della loro collaborazione. Della loro interazione fuori dagli schemi nei quali spesso sono ristretti.
La nostra, a fine giornata, nello scrivere queste righe, con l’insicurezza che tipicamente ci appartiene, di non essere riusciti a pieno a descrivere la grandezza di questo incredibile progetto.

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One Comment

  1. Mi chiamo Gabriele, e assieme ad altre persone appassionate come me di quello che fanno ogni giorno, ho contribuito a ideare e a far nascere Tramondi.
    Conosco i protagonisti da molti anni e lavoro nel campo dell’autismo da tanto tempo.
    So che parlare di autismo non è mai facile, e lo è ancora meno raccontare di questi ragazzi, delle loro passioni, delle loro caratteristiche, fantasie, pensieri. Non è facile farlo senza scadere nei tecnicismi, senza banalizzare, senza rischiare di apparire retorici e scontati.
    Queste persone hanno dentro di sè un mondo, un mondo che va visto, compreso, divulgato, per arrivare dritto a quello dei non autistici, a quello dei servizi, delle istituzioni e di tutta comunità.
    Il senso della giornata era questo. E voi lo avete colto, così come avete colto molti altri aspetti, sfumature importanti, concetti fondamentali. E per fare questo ci vuole sensibilità, intelligenza, voglia di capire, ma anche di lasciarsi andare per comprendere sul serio, senza filtri.
    Quando ho letto il vostro articolo sono rimasto senza parole. Zero retorica, niente banalità, nessun artificio – e non è scontato quando si parla di autismo.
    Lo avete fatto con un’autenticità, calore, immediatezza.

    Parlo anche a nome dei molti colleghi con i quali lavoro e che vi hanno letti: ci fa enorme piacere che la giornata vi sia piaciuta e che Tramondi vi sia…arrivato.

    Grazie!

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