IMBRUTTENZE – DICEMBRE

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Novembre è sgocciolato via e sento già il malessere aumentare.

Dicembre: un mese che aspetto con la gioia che riservo alle analisi positive in ospedale. Nonostante per tanti sia un sinonimo di gioia, vin brulé, ferie, Gesù bambino e ancora vin brulé (anche regali per voi maledetti consumisti), io devo fare il pesante della situazione, l’analista dei nostri coglioni e, come mio solito, concentrarmi sul peggio che ha da offrire.

Tralasciando il freddo polare e i cieli pervasi da una perenne notte alla Sin City, la società viene invasa da un numero improponibile ed imbarazzante di usi e costumi, come quelle orrende cene pre-natalizie, pratica che vorrei promuovere al grado di “Crimine contro l’umanità” ad honorem. Che poi, che senso ha una cena pre-natalizia? Non è già abbastanza pesante quella natalizia? E soprattutto, che senso ha farne duecento?! Minchia, in questo mese dimenticato da Dio (ironicamente) devo spendere lo stipendio in tasse e la tredicesima in inutili cene al ristorante con persone che vedo due volte all’anno (e qualche motivo ci sarà pure); saluti, felicitazioni, ma cosa fai di bello, ma come stai, ma sei fidanzato, ma hai trovato lavoro. OH, BASTA. Fatevi e facciamoci i cazzi nostri come in tutto il resto dell’anno. Di famiglia credo che ne basti e avanzi una sola, con i suoi pro e i suoi molti contro, e giocare ad averne una con ogni cerchia di amici che ho mi fa sentire come uno di quei mariti segretamente poligami, trovandomi costretto a mentire ad alcuni per andare da altri o, semplicemente, per stare a casa e farmi finalmente una bella dose di cavoli miei (opzione che, SPESSO, si rivela sempre quella più intelligente). E, nella peggiore delle ipotesi, saranno pure cene con regalo segreto! Per chi non lo sapesse, i nomi dei partecipanti al pasto vengono scritti su tanti fogliettini, i quali verranno estratti a sorte da ciascuno e…TA-DAN! Dovrete fare un bel regalo al fortunello che avete sorteggiato! Sì, anche se non lo conoscete, almeno nelle mie cene. Capitò proprio a me; ricordo ancora la stupenda espressione della ragazza che ricevette una ricarica Vodafone (da ben 5 euro) quando aveva un piano Wind: mica male; io, invece, ricevetti una cheesecake fatta in casa, ma purtroppo io il formaggio non posso mangiarlo e quindi ho dato al gesto il valore simbolico di un attentato. Piacevolissimo, tra l’altro, essere l’unico a conoscere solo 3 persone su 20, davvero piacevolissimo: più il tempo passa, più mi sembra un’idea imbecille avermi invitato per sentire racconti dei vostri tempi andati ai quali, in caso di miei interventi per saperne di più, aggiungevano un saccente “Dovevi esserci per capire. *occhiolino*”. Ma cosa cazzo mi chiamate a fare? Per darmi come prima impressione quella di essere dei rotti in culo classisti? Ah ok, tanto piacere allora! Ora andate a ‘fanculo fino all’anno prossimo, per cortesia.

Ma prima di finire sul lastrico a causa dei rapporti sociali, mi piacerebbe capire come in molti possano apprezzare così tanto i mercatini di Natale, nostro grande orgoglio nostrano da, ormai, un pò di tempo insieme alle luci che illuminano Piazza Duomo, la chiesa e la torre civica, la quale ha saggiamente deciso, per non sopportarle ulteriormente, di darsi fuoco.

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“Questa è benzina.”

[Credits: Trento 協議会 a l i e n a t i o n]


L’alcolismo è sicuramente tra i principali moventi di questa smania affettiva nei confronti di quelle stupide baracche, cosa che assale anche me le prime cinque volte in cui ci vado, ma pian piano l’euforia dei vin brulé, dei parampampoli, dei bombardini, degli amici e degli amori (in quest’ordine di importanza) inizia a venir meno, lasciando il posto ad inquietanti verità. Ogni anno, riuscendo a malapena a sopravvivere in quel pogo gigantesco con le tazze piene in mano, vengo assalito dal fastidio delle stesse canzoncine, ripetute all’infinito da quei dannati altoparlanti, dalle urla infernali dei neonati, dai discorsi di merda che sento provenire da ogni lato. Ma mi rendo conto che lamentarsi e basta non serve a nulla, quindi tanto vale adattarsi e provare ad avere una conversazione decente: ed ecco allora arrivare, come evocati da un antico rituale, come una legge naturale non ancora scoperta, la banda dei baccani, pronti ad urlare in coro ancora prima di aver toccato un solo goccio di qualsivoglia bevanda alcolica. E mentre sono lì, accerchiato da cretini con in testa un cappello con le corna da renna, Michael Bublè, vecchie che si lamentano dei giovani, “Un mazzolin di fiori”-Remix etilico e il racconto di Roberto che non è ancora pronto ad impegnarsi in un rapporto serio, inizio seriamente a riconsiderare le mie priorità e a ricordare con una certa nostalgia il buon vecchio Novembre, dove potevo avere intimi ritrovi ai vari chioschetti del brulè con chi volevo e come volevo.

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Ci vediamo in Piazza Fiera. Forse.

 

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