IMBRUTTENZE – PAZIENTI SERPENTI


Che settimane travolgenti: non solo ho affrontato e sconfitto il raffreddore, ho lavorato come un mulo schifoso e sono sopravvissuto più o meno decentemente allo stress, ma, in un surreale plot twist, ho anche scoperto di aver conseguito con successo una laurea ed un master in psicologia; quindi piacere, Jacopo, benvenuti nel mio studio: i miei prezzi sono i più convenienti sul mercato, nel senso che voi non pagherete mentre io svilupperò una gigantesca ulcera.

Dovete sapere che la cadenza con cui le persone che ho attorno sfogano i loro “PROBLEMI” è aumentata a tal punto che ho quasi il terrore ad accettare un caffè in compagnia, temendo che si trasformi in un’opera teatrale drammatica mentre apro la bustina di zucchero: il breve momento che passa dalla domanda “Come stai?” alla risposta è diventata una fonte di paura condita con scazzo e qualche flashback del Vietnam. Ora, io (come molti di voi, immagino) sono più che propenso a parlare dei problemi altrui, ma il disagio risiede sia nella qualità che nella quantità dei nefasti eventi che affliggono i miei clienti non paganti; perché io magari ti voglio bene, magari ti amo, probabilmente ti odio, ma dopo dodici ore di duro lavoro, quando il mio cervello è così fuso da non riuscire a pensare ai Marò, non posso restare fino a notte fonda ad ascoltare quanto ti faccia star male il fatto che la tua dolce metà non ha risposto per addirittura, ADDIRITTURA un’ora. Ma dove cazzo siamo, alle scuole medie? NO. Perché se questo toccante momento di condivisione lo ripetiamo OGNI giorno della settimana, tanto vale trasferirci direttamente nel reparto psichiatrico, dove voi potrete sfogarvi ed io sfogarmi dei vostri sfoghi con altre persone, che a loro volta…avete capito, no? Meglio l’inferno.

E lo so, sono il primo ad intonare grandi perle motivazionali come “La vita è il nemico”, ma non riesco a credere che nessuna, davvero nessuna delle persone che mi capita di incontrare abbia qualcosa di positivo da raccontare per iniziare la discussione e, a volte, nemmeno dopo. Cazzo, qualcosa sarà pure andata bene, no? Hai mangiato una buona pasta? Ti hanno detto che non hai l’epatite? Sei preparato per un esame? No, l’ultima è improbabile, dato che invece di concentrarsi sulle poche cose buone che succedono per trarne giovamento, è molto più affascinante dedicare tutte le energie ad un vittimismo senza rispetto; secondo la mente dello sfogatore seriale, la vita di noi “psicologi” è perfetta e senza stress o, se ve ne fosse, non sarebbe paragonabile al suo, secondo questo semplice teorema:


E’ piacevole sapere che qualcuno ha una così alta considerazione di me, tanto da scambiarmi per il fottuto libro delle risposte, ma sarebbe carino farsi un pò di remore. Non siamo in una stupida soap opera, dove ogni stronzata dev’essere accompagnata da Mad World by Gary Jules, pianti ed isteria collettiva. Parliamoci chiaro, il nostro bisogno di avere rapporti sociali è alimentato dal fatto che questi ci fanno star meglio, ci fanno sentire vivi e ci aiutano a dimenticare, a volte, quanto sia dura l’esistenza; tuttavia, trasformarli costantemente in spietate badilate ai coglioni è una soluzione del cazzo, che non aiuta né chi continua a fare il live podcast dei suoi disagi, né chi se li deve sorbire, aggiungendoli a quelli che già ha: tenete sempre a mente che cerchiamo amori, amicizie e conoscenze, non uno stuolo di pazienti egocentrici. Di persone disposte ad aiutarvi, se necessario, ne troverete, ma la maturità sta anche nel saper affrontare i propri cazzi senza il costante bisogno di doverlo riferire a tutto il pianeta con un megafono, atto che non vi rende eroici, belli e dannati, ma solo delle maledette drama-queen; vi auguro di riuscirvi, poiché così come non esiste la mia laurea in psicologia, non esiste nemmeno un titolo di studio che vi faccia tirare un pò fuori la testa dal culo.

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