ALCUNE CHIACCHIERE CON GLI ELEPHANT BRAIN

Come si fa ad intervistare le band fighe, anche quelle lontane migliaia di chilometri? Come si ottengono i contatti giusti? E come, soprattutto, si può riassumere l’essenza di un progetto musicale in poche, mirate domande? Cazzo ne sappiamo noi.
L’intervista dell’Insicuro agli Elephant Brain – gruppo rock delle banlieues perugine – è stata concordata e realizzata un po’ per caso e online. Come la nostra ultima esperienza amorosa.
Abbiamo dettato un’unica regola: avere tutti da bere nel corso di questa chiacchierata su Skype, da un lato e dall’altro dello schermo. Abbiamo imposto questa condizione per stordirli, persuaderli dell’intelligenza che non abbiamo e poi sedurli.
Esatto, come nella nostra ultima esperienza amorosa.

Sembrava un giovedì sera come tanti – tutti noi a tavola insieme, a mangiare, bere, insultarci le madri – quando all’improvviso arriva l’elephant-segnale della nostra band: sono pronti, ci aspettano online. Magari potremmo chiedere loro cosa indossano in quel momento o una foto piedy e, invece, ci connettiamo anche noi, separandoci per un po’ dai nostri amici rimasti in cucina.

Le migliori menti che Allen Ginsberg ha visto della sua generazione – in esclusiva solo per voi! – sono L (:Luci Erre Gi) , E (:Elephant Brain, a volte numerati perché sono in cinque, fanno casino, si parlano sopra ed è stato registrato anche un dito nel naso ad un certo punto) , F (:Emanuele Gi, F perché la E era già occupata) e I (:io, oppure Insicuro, oppure Idroscalo di Ostia).

Quanto segue è la trascrizione della nostra conversazione su Skype Trento-Perugia: l’attrazione non bada alle distanze. Come i ciechi o i giganti.


[ Alcuni accorgimenti tecnici iniziali che potremmo tranquillamente definire come «i preliminari di questa sessione di sexting».]

E: Ehi, eccoci. Siamo storti nel video, come possiamo fare?
I: Ciao, io purtroppo non studio fisica, però forse girando il telefono…

E: Così è meglio? Mettilo più alto! Aspè, così com’è?
F: Bene, però c’è la lampada dietro di voi che vi fa sembrare tutti…giocatori da sbloccare.
E: Eh, la sala prove è nbottoscura.
I: No, no, siete belli veri proprio. Ok, penso di poter parlare a nome di tutti quando vi dico che adesso vi vediamo. 


I: Ora, prima di iniziare l’intervista, considerando le origini umbre di mio padre, vorremmo chiedervi innanzitutto se potete recitarci il detto perugino “Ha de Dino me dai du dadi de brodo un cappuccin du paste e n tubo de plastica duro duro” oppure, al limite, un qualsiasi detto pieno di lettere D.

[ridono]

E(1): Vorremmo regalare un momento importante al tu babbo, però noi non siamo di Perugia-Perugia. Possiamo rilanciare con un altro detto di paese pieno di lettere D: “se ad ellera en dì d’andà…” – e poi però nce la ricordamo.

E(2): No, no, io me la ricordo: “se a ellera en dì d’andà, a ellera en dì da andà

I: Credo che a questo punto il massimo lo abbiamo già toccato, da qui in poi possiamo solo andare a scendere.
E: Ci potemo anche salutà!
I: Ok. Grazie mille! Amici dell’Insicuro, ringraziamo gli Elephant Brain che… No dai, noi adesso vi faremmo le domande e vi daremo al massimo un passaparola. Sappiate che vi stiamo registrando: qualsiasi cosa potrebbe essere usata contro di voi.

L: Allora. Questa è l’intervista agli Elephant Brain…
I: Che poi sareste voi!
E: Eh, infatti, ce stavamo a chiede chi fossero…


L: Domanda uno, siete pronti? Si vince un prosciutto. Partiamo dal nome (il vostro, Elephant Brain): il motivo di questa scelta ha a che fare con la memoria, i trip in India o con il membro poderoso? 

E(1): Eh, questa è chiaramente la tre.
E(2): Secondo me in realtà son tutte tre le cose unite. La seconda, poi la terza, e poi rivedi la prima. Nel senso che ti fai un trip e ti vedi il cazzo enorme, poi però non te lo ricordi.


L: Raccontateci chi siete, ma possibilmente confondeteci: utilizzate ognuno la storia di un altro.

[Lo fanno davvero.]

E(1): Io nasco come batterista jazz. Sono cresciuto in una famiglia di musicisti e ho sempre avuto il sogno nel cassetto di suonare con la Pausini. Perché, comunque, lei è una gran fica.
Poi, dopo una vita a studiare jazz e video della Pausini, un giorno ho conosciuto – per caso – i Metallica e dal quel momento disegnare l’angelo dei Metallica in giro è la mia unica ragione di vita.

L: Cosa ti piace della Pausini?
E(1): Musicalmente? Le pere.

E(2): Io me so unito da poco qua. Prima loro c’avevano un altro membro, anche musicalmente parlando. Suono e mi drogo anche.

E(3): Io suono il chitarrino elettrico. Quando non suono, vado sul lago Trasimeno qua vicino e mi sfondo di canne guardando il tramonto con fare assorto e pensando alla vita, rigorosamente da solo. Ma sono etero, eh!

E(4): Io canto, in pratica, e sono il social media manager ufficiale che si occupa della nostra pagina fb. Conto i like ogni giorno, sono diplomato al conservatorio in chitarra classica e studio farmacia per cercare di costruire qualche tipo di nuova droga innovativa con principi attivi strani.

I: Tipo la Coca Cola con l’aspirina?
E(4): Sì o con il metadone. Ah, e vengo anche dalla Calabria!

E(5):  Io sono laureato in scienze dell’educazione e sono un pedofilo.
L: Che è una bella ammissione di colpevolezza.
I: O una qualità.
E(5): E quindi, niente, nel tempo libero porto avanti la mia passione come ti dicevo, fra la chitarra elettrica e le canzoni per gli scout. 
I: Quindi, il tema della pedofilia che torna: ascoltando le vostre canzoni al contrario… 
E(5): Ma nfatti il tema della pedofilia, regà, è al centro del progetto!

I: Comunque bravi, bravi, vi conoscete abbastanza bene.
E: Grazie!
I: Prossima domanda. Questa ve la leggo dal mio computer che con l’italiano vado bene all’orale e molto peggio allo scritto.


[Gli Elephant non sanno che stanno per essere scherzati. Clicca qui per un migliore utilizzo del servizio] 


I: Voi siete umbri, precisamente della provincia di Perugia, ambiente molto fertile – musicalmente parlando – e che, negli ultimi anni, ha partorito artisti di grande successo e che tutti conosciamo. Ora, noi sappiamo che questa domanda ve la fanno tutti e che probabilmente vi avrà anche un po’ indispettito in passato. Del resto, però, è impossibile non rivedere nel vostro modo di fare musica le orme di chi – musicalmente parlando – vi ha preceduti e a cui probabilmente vi ispirate. Quindi, veniamo alla domanda: quanto ha influito nel vostro percorso musicale l’enorme figura musicale perugina di Dj Ralf, nome d’arte dell’irreprensibile disc jockey Antonio Ferrari?

[Ridono, applaudono, si commuovono: il tutto contemporaneamente.
Chiaramente si aspettavano facessimo riferimento al celebre -e a loro caro- gruppo perugino Fast Animals and Slow Kids.
Ma riescono comunque a stupirci.]

E: E’ un vicino di casa! Ora ti raccontiamo questa: io sto tipo a cento metri da dj Ralf! E’ praticamente un fratello! C’è il nostro barbiere che è un grande amico di dj Ralf e praticamente c’ha tutto il locale arredato con i biglietti delle discoteche dove ha suonato dj Ralf! E’ un eroe, va sempre a comprà le salsicce su un bar di qui. Una volta – avevamo ancora un vecchio progetto musicale – l’abbiam chiamato tramite i nostri nonni. 
I: Po-e-si-a ve-ra!
E: Nonno mio è amicone di Ralf. Non ve stamo a confonde, è la verità.
L: Io vi invidio davvero un sacco.
E: Insomma, chiamiamo dj Ralf e gli parliamo di sto progetto. Lui ci ascolta, ci ascolta, poi un minuto di silenzio e ci fa: “Sì ma voi, da me, precisamente, che cazzo volete?!”
L: Eh, la figura dell’artista…
I: Quindi lui come ha influito?
E: A cassa dritta! C’ha i coglioni lui!

dj Ralf in una delle sue performance musicali presso il Cocoricò di Riccione


I: E noi, proprio immaginando questo tipo di risposta, avevamo preparato una domanda apposita: oggi dj Ralf è colonna portante della musicalità del Cocoricò di Riccione, ma c’è chi tutt’ora preferisce il primo Ferrari, quello della provincia, di Bastia Umbra insomma. Gli Elephant Brain dove si schierano?
E: Chiaramente dj Ralf tutta la vita ragà.
un altro E: Io so per quello vecchio
un altro E ancora: Io in tutte le forme!
I: Quindi si potrebbe dire – riassumendo – «Elephant Brain, la nostra verità shock: dj Ralf sì, ma meglio quello vecchio» ?
E: Io devo dì che so un po’ in difficoltà, regà.
un altro E: Sì, ma meglio il Ferrari dai!
l’E di prima: Eh, ma anche adesso fa cose che spacca…

[Qui comincia fra loro un acceso dibattito riguardo l’indiscutibile carriera musicale di Antonio Ferrari, in arte dj Ralf, a cui noi assistiamo orgogliosi ed ammirati. Lucia prende appunti su un quadernino.]

I: Voi vi aspettavate, magari, che noi vi facessimo domande anche su di voi vero?
E: No, ma che scherzi no!
I: Meno male, allora proseguiamo.


L: Sonic Youth, Marlene Kuntz e, in generale, il noise in Italia: dove andate voi in vacanza di solito?
E: E’ una domanda profonda. Principalmente un po’ metà e metà: si cerca di stare attenti anche alle bellezze che ci sono nel nostro territorio senza disdegnare i viaggi all’estero. Quindi Calabria ascoltando Sonic Youth a fuoco e guardando le fighe.


L: Band emergenti italiane e mercato delle majors: siete mai stati alla sagra della Lumaca a Casumaro (FE)?
I: No, perché in caso noi ve la consigliamo!
E: No, non ci siamo mai stati, però di sagre ce ne siamo fatte tante.
I: Raccontatecene una in particolare. 
L: Quella proprio epica.
E: Allora quella ch’emo rubato il formaggio! Ma non facciamo nomi…
un altro E: Infatti, la Sagra dei Fochi! Serata un po’ del cavolo, aveva piovuto, zero persone, a cena ci portano il vino e abbiamo deciso de daje giù de santissimo.
un altro E: Ma talmente forte che io me ricordo che voi due [indica, divertito, i compagni di marachelle che sta denunciando] andavate a finì le bottiglie di vino che stavano sugli altri tavoli.
l’E di prima: E tanto bene. Quella sera decidiamo di registrare il concerto: la nostra prima registrazione live. Faceva così freddo che abbiamo deciso de spaccacce de gin liscio per non morì, ma non è stata un’ideona. E’ andata a finì che io ho iniziato a fa’ i cori sul microfono dell’amplificatore.
un altro E: …tornando, gli organizzatori c’hanno avuto la malaugurata idea de lasciacce da soli – ubriachi – ed è scattato il furto duro. C’erano i premi del torneo de briscola e…una mezza forma de formaggio ce la l’avem presa, ragà.
E: E anche una lampada strobo, che faceva tutte le luci.

[segue gesto con le mani, inequivocabile, ad indicare le lucine colorate sparaflashiose.]


I: Scusatemi, ma mentre parlavamo io ho erroneamente eliminato il file del computer dove c’erano scritte tutte le domande da farvi. Però, se avete un attimo di pazienza, le ho salvate su whatsapp.


I: A turno, che sennò facciamo confusione e non riusciamo a segnarci tutto: cosa mangiano a colazione gli Elephant Brain? 
E: Allora, io latte…
I: Scusa se ti interrompo, diteci anche i nomi, perché il video è molto scuro e non vediamo bene i vostri volti.
E: Ah, il nome! Parmalat!
I: …il vostro nome, il nome di chi sta parlando.
Giacomo: Scusami, è che sento male perché sono il batterista. Sono Giacomo e bevo Parmalat per pancini delicati perché i bagni dell’Università sono una merda, sai come vanno queste cose…e poi biscotti all’infinito. Ma senza sentire le persone masticare intorno a me, perché non posso sentì masticà.

Emilio: Io sò Emilio. Di mattina mangio a spaio, quello che c’è sul tavolo. L’importante è che ci sia cappuccino e subito dopo il caffè. Uno di seguito all’altro, sì, tipo rum e pera o festa universitaria e minorenni. 

Vincenzo: Io risulto quasi il gay della situazione. Sono Vincenzo e la mattina mangio lo yogurt.
un altro E: checojone!

Roberto: Io sò Roberto e la mattina cappuccino, biscotti, e se non c’è abbastanza schiuma sul cappuccino bestemmio tutto il giorno.
I: Noi abbiamo anche formato un movimento che combatte il più tristemente noto partito «Cattolicesimo contro la schiuma»: quelli che sostengono che Gesù odiasse la schiuma, per capirci…
Roberto: Sì ma come si fa regà, senza schiuma è una giornata sprecata.

Locandina Campagna Elettorale CCS 2015

Andrea: Prima di arrivare al teologico, vi dico che io sò Andrea e che la mattina bevo Latte Grifo parzialmente scremato e Ze Maria senza caffè. A me ‘n me fa niente il caffè.
I: Noi non possiamo capirti, solo esserti vicini.


[Intervallo alla Amarcord di questa intervista:
I: Ve lo ricordate il cartone che faceva “Latte Cereale e Note Musicali”?

E: No, ma che infanzia hai avuto?! 
I: …dopo vi mando il link, così vi fate una cultura.]


I: Proseguo con una domanda un po’ personale. Se doveste scegliere cosa vi piace più dell’Insicuro, mettereste la vostra “x” sulla Rubrica dedicata agli animali oppure sullo Spazio delle parole che se pronunciate di fila e velocemente sembrano parolacce? (tipo “ionico ionico ionico”)
E: Senza neanche doverci pensare, la seconda.
L: Questi ragazzi sono molto preparati: siete molto sul pezzo.
F: Che schifo gli animali!


I: Voi siete pronti per una domanda seria?
E: Viva!

[Aprono una Best Bräu]

L: Sappiamo che avete aperto i Ministri all’Urban: com’è andata?

[Silenzio e sgomento. Non si aspettavano una domanda seria]

E: Ma mò, com’è che ci fate sta domanda seria?
I: Sì, ma noi abbiamo fatto anche un bel cappello introduttivo per preparavi alla cosa… 
E: E’ stato una bomba. C’era un sacco di gente, è stata una vera ficata. Una di quelle esperienze che ti danno la prospettiva di come potrebbe essere, se le cose andassero in un certo verso e dici: “sì, è bellissimo”. E poi avevamo un pacco di drink gratis. 
I: In verità, la domanda non finiva qui. La seconda parte della domanda era «conoscendo l’egocentrismo di Divi [cantante dei Ministri, ndr], vi ha lasciato cantare almeno le vostre canzoni»?
E: Sì, a patto che potessero suonare la batteria nella saletta affianco mentre noi suonavamo sul palco.


I: Dai vostri profili social abbiamo letto che il 2017 dovrebbe essere l’Anno del Primo Disco: avevate in mente un artista in particolare o era una cosa così generale di quelle dette tanto per?
E:  Io pensavo de registrà un disco dei Baustelle. Oppure guardiamo tutti quelli che escono nel dumiladiciassette e quello più bello dimo che l’avemo prodotto noi.

[Qui inizia, in modo casuale ed inaspettato, un acceso scambio di opinioni fra il nostro direttore scientifico Emanuele Gi – fino a questo punto tacito e riflessivo – e gli Elephant Brain. Al centro del dibattito, il videogioco Super Botte Bamba2 Turbo. Salta fuori che in questo gioco Massimo Boldi lancia i panettoni, che per superare l’imbattibile Luna Nera è necessario prendere il Berluscone, che i Radiohead organizzeranno un torneo di “Super Botte Bamba2 Turbo” sul palco a Monza durante il loro concerto e che gli Elephant Brain conoscono lo sviluppatore del videogame.  Fai te.]


I: Quali sono i tempi per l’album?
E: Sarebbe bello poterli dare precisi, l’idea è “prima possibile”. Abbiamo appena chiuso un pezzo con cui stavamo litigando da un po’. Diciamo in autunno!
I: Quindi potremmo sintetizzare “Elephant Brain «Il 2017 è l’anno dell’album: forse anche il nostro!»” ?
E: Speramo!
I: Comunque Trento in autunno è una splendida città se volete fare un salto a suonare.

E: Ok ma si può pescare a Trento?


L’intervista finisce qui. Sì. Come tutte le cose più belle: quando meno te lo aspetti o quando Lucia ha la pipì. Gli Elephant Brain, ad un passo dal chiederci di conoscerci dal vivo, di venire a Trento e di dormire nei nostri letti (o in quelli delle nostre sorelle minori, «meglio ancora»), ci salutano: sono emozionati e si incartano. Non sanno come ringraziarci. 

Anche noi abbiamo difficoltà a concludere l’intervista, ma questo si deve al vino. No, non è del tutto vero, anche noi ci siamo affezionati a questi ragazzi. Li sentiamo ormai amici nostri, anche se distanti. A riprova del colpo di fulmine che ci ha attraversati, Emanuele Gi rutta in faccia alla band: è il segnale dell’innamoramento per la nostra specie. 

Tentenniamo, esitiamo, facciamo quelli che non vogliono mettere giù il telefono per primi, piccioncini. Tuttavia, il dovere ci chiama (: sentiamo che in cucina è entrata una tizia argentina che forse uno dei nostri si vuole fare, quindi, dobbiamo intervenire).
Poi arriva il momento imbarazzante. Quello del «Allora, ci sentiamo eh..»\«Ci risentiamo, vero?»\«Dimmi che almeno ti ricordi come mi chiamo!» o, più cinicamente, del «Ci ricondividete questa intervista sulla vostra pagina?». E allora succede, dicono le 8 paroline magiche che ci fanno brillare gli occhi (e, di nuovo, non è il vino): «VE LA PORTIAMO FINO IN CINA QUESTA INTERVISTA».
Passa un secondo e il progetto è bello che fatto: gli Elephant Brain ricondivideranno questa intervista scritta in italiano, ok, ma col font cinese. Così passeremo tutti per intellettuali di sinistra. Fatta.

Niente da fare, ora ci dobbiamo proprio lasciare.
I: Mi raccomando con questa cosa degli scout, eh!




Simone Erre Luci Erre Gi Emanuele Gi 

 


(Illustrazioni di Benedetta Vialli)

 

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