QUASI INTERVISTA AL PROGETTO QUASI

Questo pezzo nasce dall’idea di raccontare un’Associazione di Volontariato che si occupa di animali disabili, anziani, quasi morti, appena tiepidi e sull’orlo del trapasso.
Che non siamo noi.

Stiamo parlando di Progetto Quasi: un’associazione che si occupa del recupero, della cura, e dell’adozione di cani abbandonati e maltrattati, con un occhio di riguardo per quelli disabili e anziani, e con l’altro -occhio di riguardo- ad uno stile autoironico e dissacrante che non poteva non farci innamorare di loro. 

La premessa a questa intervista la rubiamo direttamente dalla loro presentazione, nel caso in cui ci fossero dei dubbi:


Vi SCONSIGLIAMO CALDAMENTE di leggere questa pagina se non siete dotati di un livello di comprensione medio-alto della realtà, di una buona dose di ironia, sarcasmo e anche di una punta di humour nero. Se siete degli analfabeti funzionali e lo dimostrate con commenti che denotano scarsità delle qualità sopraccitate, vi sarà fatto notare.
E con ogni probabilità, non solo da noi. 


[Indicheremo con la lettera F Fabiana -presidente dell’associazione Progetto Quasi-, con E il nostro direttore scientifico ed astrologo Emanuele Gi, e con I io, oppure Insicuro, oppure Ippodromo di Visarno] 


I: Prima di iniziare l’intervista [che è telefonica], quanto tempo hai? Perché noi abbiamo preparato tipo trentottomila domande, non sappiamo quante possiamo farne..

F: Mah a una certa devo andà a mangià fuori. Me dovrei fà una doccia.. quelle cose lì..
I: Va bene, per noi va bene che tu ti faccia la doccia 
F: Grazie, vi ringrazio moltissimo
I: Prego, è bello avere già questo feeling  
 

E: Noi siamo abbastanza cazzoni come indole, sentiti libera di dire qualsiasi cosa e non trattenerti  
F: Bestemmia e rutto libero? Come funziona?!
I: Sì, quello ti dà un bonus
F: Perfetto!


I: Fabiana chi siete? Cosa fate? Cosa portate? (un fiorino!)
F:
Allora, siamo un’associazione di volontariato animalista, siamo in dieci, abitiamo tutte sparse a Roma Sud.

L’idea -partita dall’adozione di animali disabili e anziani- poi si è trasformata nella voglia di veicolare messaggi che rompessero degli stereotipi. Diciamo che in realtà gli animali sono un pretesto. Ci occupiamo di cani perché la cosa ci piaceva, ma l’idea era quella di dare uno sguardo diverso su altre cose. Siamo tutte antirazziste, antisessiste, antispeciste eccetera, e questo è un aspetto di noi. Poi proviamo a sfatare dei miti che vanno da alcuni cliché sul volontariato tipo la gattara che non c’ha una vita e non si sa relazionare con le persone e quindi sta con gli animali..
I: O tipo Edoardo Stoppa
F: Esatto, sì, quelle cose lì.  O del fatto che gli animali vecchi abbiano meno possibilità di essere adottati, o che delle cose serie se ne possa parlare solo in un certo modo, che non si può ridere di alcune cose.. E invece non è vero.  

E: Da dove nasce il Progetto Quasi?
F:
Oh che palle ‘sta domanda! 

I: Possiamo mettere come risposta semplicemente “oh che palle sta domanda”, e poi un link di qualcosa scritto da qualcun altro che scrive meglio di noi dove uno interessato può leggersi la storia?
F: Sì guarda faccio una media di due interviste a settimana e sò sempre le stesse domande
I: Allora inventatene una bellissima tipo “Eravamo a Taiwan, quando…”
F: [ride] no guarda evitiamo, andiamo avanti!


[qui, una sintesi di come nasce il Progetto Quasi ]


E: Come gestite l’incredibile successo mediatico che avete, e quanti fan vi scrivono gli mms dopo il vostro sbarco su Vanity Fair?
F: 
Ce la dividiamo. Io faccio le public relations [ride] e seguo la pagina, poi ognuno ha il suo ruolo. Tipo ai messaggi risponde Alessandra. Poi ti dico, questo è per quanto riguarda le cose importanti, tipo..

I: Noi!
F: Sì!
I: Noi?
F: Richiedimelo ancora
I: Noi??
F: No.
Però la maggior parte sono risposte standard, tipo se dovessimo rispondere per ogni volta che ci chiedono di fare un appello per un cane, o ogni volta che ci propongono un cane che non va bene per il Progetto Quasi dovrei smettere di lavorare. Poi ci stanno quelli che pensano di avere avuto l’ideona, tipo:
– “HO PENSATO PROPRIO A VOI!”
– Eh, grazie al cazzo
E: Un po’ come noi
F: Sì, infatti non senti l’entusiasmo che mi pervade che passa attraverso il telefono e ti arriva?
I: Io ho sentito un brivido abbastanza forte effettivamente
F: No scherzi a parte ho visto le interviste che avevate fatto e mi piacevano, erano fighe!

[ringraziamo e gongoliamo molto forte]

E: Diciamo che noi comunque non vogliamo fare dell’informazione, vogliamo fare le cose che piacciono a noi.
I: Vietato l’informazione!


[Qui -infatti- è dove inciampiamo, facciamo&tagliamo un domanda malposta e per cui veniamo messi in castigo con le orecchie da asino come alle scuole elementari: salvo poi capirci, ricordarci che ci vogliamo bene, abbracciarci forte, fare la pace, e continuare l’intervista. Testo integrale nella versione Premium in abbonamento, in allegato al prossimo numero de L’Insicuro d’Estate: I Dieci Metodi Per Abbronzarsi Senza Luce]


E: Voi eravate amiche già prima di immergervi in questo progetto?
F:
 Mah io in realtà ho conosciuto Bethania per altri motivi, ho cominciato da sola. L’ho conosciuta perché ero la terapista di suo figlio, e poi piano piano si sono aggiunte le altre. Il fare cose coi cani è stato quasi un pretesto all’interno della relazione che c’è fra tutte noi: ci vedremmo e saremmo diventate amiche comunque. 

E: Quindi tu in realtà di lavoro fai la terapista?
F: Sì, mi occupo di riabilitazione neurocognitiva delle lesioni al cervello dei bambini.

E: Vuoi raccontarci qualcosa della Casa Famiglia o anche questa è una domanda troppo mainstream?
F:
Casa Famiglia è casa di Bethania in sostanza, che è stata appositamente attrezzata e strutturata per accogliere un tot numero  di cani. Pensa che quando ha  cominciato non aveva mai avuto un cane in vita sua, ora può gestire da sola venti cani liberi, quindi… 


E: Qual è -secondo te, fra quelli che avete- il cane più insicuro?
F:
 In che senso?

I: Qualsiasi tipo e forma di insicurezza!
F: Mah, per me uno vale l’altro, io scelgo i cani che mi piacciono. Tanto mica risolvo io il problema del randagismo. Tirarne fuori uno, questo, o quell’altro non fa alcuna differenza: li scegliamo che ci piacciano, che abbiano degli standard per cui possano andare velocemente in adozione, e seguendo regole nostre interne. Tipo che salvo casi eccezionali non prendiamo cani da privati. Se vuoi che ritiro il tuo cane perché non lo vuoi più devi essere già morto: prima ti impicchi e poi vengo a prendere il cane!


I: Parlaci del Premio Pigna: quando è stato istituito?
F:
Il giorno in cui è stata istituita La Pigna in Culo non mi ricordo di che cane o situazione si stesse parlando, però c’è stato ‘sto battibecco su facebook su cose tipo “non dovete prendere in giro i cani” eccetera eccetera, e una fan a un certo punto ‘su sta discussione che ormai s’era fatta grossa, ha scritto “Ma che è oggi, la giornata delle pigne in culo?!”. E così è nato il premio!

E: E’ un vostro modo di dire romano?
F: Sì, poi in generale una pigna in culo tende ad essere una cosa parecchio fastidiosa anche fuori Roma credo. Tra l’altro ieri sono andata a tatuarmi e mi sono fatta fare una pigna sull’avambraccio, per facilitare direttamente l’inserimento. 

I: Chi è stata la Pigna delle Pigne?
F: Era Halloween. Avevo messo una foto di questo cane che c’aveva dei denti mostruosi, a cui avevamo messo un cappottino (perché era pure pelato, tra l’altro), e avevo scritto che lo avevamo travestito da apriscatole. La pigna delle pigne aveva visto la foto e scrisse sotto una cosa come che dovevamo vergognarci perché avevamo messo la dentiera finta al cane. Quella è stata l’apoteosi! 


E: E per la questione dei veterinari? Sono sempre gli stessi? Vostri Amici?
F: Sì sono sempre quelli. No, che amici, sò veterinari! Con gli anni sono diventati amici, ma sono normali veterinari che hanno sposato la causa. Poi chiaro che non ci fanno lo stesso prezzo di quello che porta il chiwawa di casa, vojo dì io te porto settanta cani all’anno de cui quaranta fanno schifo..

E: Noi abbiamo visto che per mantenere economicamente il progetto quasi fate delle aste: oltre a quelle avete altri contributi?
F: Bastano quelle! Non ti starò a dire quanto ci facciamo con un’asta, ma immaginati che con la penultima ci ho comprato la macchina e mi sono avanzati i soldi per sei mesi. Poi ci sono anche molti altri che fanno donazioni sporadiche e spontanee. Sempre spontanee però, se ci fai caso noi non c’è mai una volta che chiediamo soldi!
La cosa bella è che molte di queste donazioni arrivano da gente che non c’ha il cane, e magari manco ce lo vorrà mai avere. Vuol dire che sei riuscito a far vedere una fetta di mondo a chi quella fettina non l’avrebbe mai vista. Perché di andare sulla pagina cagnolino cuoricino anime pelose non ce ne frega un cazzo.
E: Condividi se hai un cuore, un like = un amen.

I: Magari potremmo partecipare alla prossima asta sfruttando la nostra squadra di illustratori per un qualche lavoro, e stampare delle magliette o qualcosa del genere
F: Eheh noi dovremmo fare una mostra in realtà con tutti gli illustratori che hanno fatto cose per noi. Oltre a Zerocalcare abbiamo avuto nomi grossi, tipo Luca Enoch, Riccardo Guasco, gli illustratori di Topolino… tutta gente con due coglioni così. Voi a che cosa pensavate?
I: Qualcosa che potesse contribuire alle aste!
F: Beh noi -hai visto- alle aste vendiamo praticamente di tutto. Le uniche volte che abbiamo rifiutato delle cose erano proprio casi limite. Tipo questa che voleva prendessi dei giochi per cani che vendeva per nuovi e c’avevano i segni dei morsi. Le ho fatto questi te li ficchi nel culo “No grazie!”. Perché poi se pensano davvero che stanno a fà beneficenza a regalatte l’immondizia.
O un’altra volta una che mi ha proposto degli orecchini -fatti in casa da lei- in lana cardata di cane! 
Non me la sò sentita. Me venne na goccia fredda…

[nasce spontaneo un lungo discorso sul commercio de “la robba de pelo de cane cardato”, che -nozionisticamente insufficienti- affrontiamo con l’umiltà di chi sa di avere ancora molto da imparare sul tema della cardatura della lana

I: Quindi riassumendo: contributo alle aste sì, ma solo in pelo di cane cardato. O in pelo cardato di cane.
F: Sì, quello va molto.


I: C’è una storia che in tutte le altre interviste non avete mai potuto raccontare?
F:
 Sì. Abbiamo avuto una cagnolina che è stata bruciata con l’acido in testa ed era rimasta senza pelle. Era cieca ma non poteva più neanche chiudere gli occhi, non avendo più le palpebre. E niente, il punto è che sapevamo perfettamente chi era stato: erano stati i proprietari. Per togliergliela abbiamo dovuto dire ai proprietari che la portavamo a far sopprimere. 


I: Chiudiamo ridendo, raccontaci delle storie più Insicure che vi sono successe da quando avete iniziato
F: Una volta per le aste una ci ha proposto delle lezioni di pesca. Su una pagina animalista dove il 50% sono vegani. Cioè CHECCAZZODICI?! Le faccio “Ti ringrazio, gentilissima”.
O sennò anche la storia della tacchina disabile neurologica e cieca.
I: Tipo la storia della nostra vita. E cosa faceva?
F: E un cazzo, che vuoi che facesse. Muoveva la testa! Si chiamava Quippo, in onore del suo verso. Te la vedevi totalmente scema che girava facendo quippoquippoquippo. Ci contattò questa allevatrice di tacchini che aveva questa tacchina disabile, che nunsesapperché ci si era affezionata, e le aveva fatto tutti ‘sti esami, ‘ste indagini, e disse “io questa tacchina la vorrei dare in adozione”. E a noi c’è piaciuta così tanto sta storia della tacchina disabile che alla fine ce la semo accollata.
I: Mi immagino questa signora che prima di accorgersi della disabilità di Quippo sottoponeva tutti i suoi animali a rigidi test intellettivi
F: Sì che poi nsesapperché, l’altri  se li magnava, e a questa analisi, lastre.. Senza senso! E io quando vedo le storie senza senso sono beckettiana mi lancio alla grande. Alla fine abbiamo dovuto chiamare quattro veterinari, perché nessuno ci capiva un cazzo di tacchini neurologici. Mi guardavano e mi facevano “Ma che te devo dì se c’hai un tacchino neurologico cieco?!”


Ci salutiamo, come da usanza, raccontandoci vicendevolmente un po’ di gossip e storie losche, dicendo le parolacce, e felicitandoci a vicenda della rinnovata possibilità -orologio alla mano- di farsi la doccia di cui molto sopra.
Se hai a cuore i cani condividi: un like = un amen di lana cardato.



Simone Erre Emanuele Gi 

 


(Illustrazioni di Benedetta Vialli)

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6 Comments

  1. Progetto Quasi… grandi!
    tra ironia…grande cuore…e’ una grande associazione …serena senza ipocrisia e leccamenti di sorta che aiuta i canetti piu’ problematici…che sono quelli che sempre danno di piu’…grandi nello sdrammatizzare ogni situazione con verve…ma quanto lavoro c’e’ dietro sempre chiedetevelo…duro e doloroso …massima stima

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