QUATTRO CHIACCHIERE CON DINOSAURI ONESTI

Siamo pronti. Aspettavamo questo momento da tanto tempo e adesso ci siamo: oggi intervistiamo Zonk Volta, il creatore di Dinosauri Onesti. Ci prepariamo all’intervista, ma siamo un po’ agitati. Ci schiariamo la voce, ci puliamo le orecchie. Sul tavolo abbiamo disposto con ordine tutto ciò che ci potrebbe servire per non distrarci durante la chiamata: telefono, registratore, foglio, penna, una bottiglia di Cabernet, un sacchetto di Taralli Fiorfiore Coop, un etto di mortadella in offerta perché prossima alla scadenza. Tutto ciò che è stato detto – a partire dal fatto che non sono in grado di pronunziare correttamente Zònk e dico Zo’nk e quest’ultimo si burla di me – è trascritto fedelmente qui.  

Con la “Z” di Zurlì sarà Zonk Volta, con la “L” di Laffington Post: Lucia, e con la “I” di io: io, oppure Insicuro, oppure Incontrada Vanessa. 

I: Ti diciamo subito che come ogni nostra cosa più o meno fisica, anche quest’intervista sarà una cosa breve: massimo una mezz’oretta e sarai libero.
Z: Tranquilli, ho visto il vostro progetto e mi piace molto!
L: Sei già nostro amico!
Z: Sono già vostro fan su Facebook, se guardate bene!

L: Ohhhhh [occhi a cuoricino]

[Abituati ai complimenti finti di nostra nonna, reagiamo gongolando molto.]

I: Ti diciamo già, per correttezza, che noi tendiamo a non prenderci mai troppo sul serio, quindi sentiti libero di mandarci affanculo   farci presente la tua disapprovazione se qualcosa dovesse turbarti. Mettiamo le mani avanti, capiscici.
Z: Ragazzi, ho letto la vostra mission sul sito e non c’è bisogno, ho già capito come funziona!

[Colti totalmente impreparati riguardo la nostra stessa mission – impietriti – ci scambiamo uno sguardo interrogativo in silenzio, con la tipica faccia di chi non ha idea di quale sia la propria mission sul sito, né di cosa sia una mission.]

I: Allora direi che possiamo iniziare. Due punti, iniziamo, qui. Pronti, partenza,
Z: via!


L: Iniziamo dai temi caldi: come si masturbano i t-rex? Dove vi posizionate voi dinosauri all’interno della polemica per cui il mercato del sesso è principalmente macista?
Z: Ho risposto di recente a questa domanda, sì, i t-rex su questo hanno un grosso problema. Nel senso che noi avendo questa menomazione ed essendo impossibilitati alla pratica dell’autoerotismo finiamo per veicolare il tutto nella violenza, come direbbe l’amico Sigmund Freud. Quindi all’interno del discorso macista che avete accennato prima, noi t-rex siamo l’emblema numero uno dell’impossibilità di regolare le proprie pulsioni in altro modo al di fuori della violenza. E’ per questo che siamo sempre incazzati.

L: Credi che dopo aver scoperto di essere in realtà bestie piumate, vi vedrete costretti a ridimensionare il vostro status di crudeli predatori?
Z: Eh, questo è un altro problema molto grave. Un problema grosso, anche se è saltato fuori di recente: penso che tutta la gerarchia a livello giurassico ne pagherà le conseguenze, soprattutto dal punto di vista sociale. Probabilmente questo porterà ad una nuova apertura, una nuova era più aperta, ecco, più.. piumata.

I: Rimaniamo in tema di aperture e di piume. Come tutti sappiamo, Denver, l’eterno ‘cucciolotto verde senza età’ degli anni ’90 è al giorno d’oggi icona dell’orgoglio gay nel mondo dei dinosauri LGBT. Come vedete voi, dall’interno, questa sua dichiarata posizione anche – in certi sensi – politica? Credete alla teoria dei più maliziosi per cui il suo rimasto celebre «mammasaura» fosse da sempre – anche prima dell’outing – dichiarato manifesto all’omosessualità dinosaura?

[ride molto]

Z: Tutto queste mi rendete molto orgoglioso. Denver è sempre stato uno di noi, abbiamo anche fatto le medie insieme tra l’altro. Guardate, noi dinosauri siamo assolutamente molto aperti a qualsiasi tipo di inclinazione, l’importante è esprimerla nel miglior modo possibile. Noi Dinosauri Onesti siamo stati molto contenti del suo outing, lo abbiamo visto come un grande passo avanti per l’evoluzione mesozoica.

L: Qual è il vostro rapporto con il film Jurassic Parc? E’ paragonabile in qualche modo a quello che abbiamo noi umani con «La passione di Cristo» di Mel Gibson?
Z: Devo essere onesto [cfr. nome], forse anche darvi una delusione, ma non sono un grande fan di Jurassic Parc.
L: Ma neanche noi umani siamo davvero fan de «La Passione di Cristo».
I: Ma io neanche fan di Cristo.
Z: L’ho visto da piccolo in un cinema mesozoico, ma niente di che, l’ispirazione per la pagina Facebook è nata da tutt’altro.
I: Tipo?
Z: Sono quelle cose che arrivano. Ero seduto sul divano che fumavo una sigaretta [mesozioica, ndr] e mi sono detto «a tutti piacciono i dinosauri». Poi bisognava trovare un aggettivo adatto e quell’aggettivo è stato “Onesti”. Però non sapevo cosa stessi facendo in quel momento.
I: Tipo noi in questo momento.
Z: ..e niente, questa è la storia di perché non mi piace Jurassic Parc. Non conosco neanche tutti i dinosauri. 


I: Secondo alcuni studi, i dinosauri si sarebbero estinti per una temibile influenza che le corrotte multinazionali del farmaco non avrebbero combattuto al fine di aumentare i prezzi di antiinfiammatori e borse dell’acqua calda. Non essendo stati creati i vaccini a causa del presunto rischio di autismo, i dinosauri si sono dovuti accontentare di aspirine e Fluibron, inefficaci contro tale batterio, e si sarebbero quindi estinti. Cosa puoi dirci a riguardo?
Z: Beh noi siamo scesi in piazza, io mi ricordo, è stato un periodo abbastanza buio della nostra esistenza. E’ vero, è tutto vero, ci siamo estinti per colpa delle multinazionali del farmaco che per la bieca ricerca di profitto ci hanno condannati a farmaci inefficaci per il nostro problema. E alla fine hanno vinto loro.

L: Visto che prima abbiamo parlato dell’aggettivo “onesti”, e ora di complotti e vaccini: il nome della pagina “Dinosauri Onesti” ha qualcosa a che fare con Luigi di Maio?
Z: No, assolutamente, penso che l’onestah quella con l’H finale sia un concetto molto lontano da noi dinosauri.

[qui è dove gioiamo a lungo (tra di noi e con gli altri), raccontandogli del nostro intimo timore – avuto in fase di scrittura delle domande ed ora fugato – di incombere in un’ intervista ad un Dinosauro Onestoh. Per fortuna, non è andata così e l’intervista prosegue. Forse anche meglio di prima.]

I: Quanto si scopa di più, di meno, o di uguale, ad essere un dinosauro/l’admin di una pagina di successo & di dinosauri?
Z: Allora, partendo dal presupposto che la mia risposta sarebbe in ogni caso filtrata dal fatto che ho qui a lato la mia dinosaura [che salutiamo],  devo dire che ogni tanto arrivano delle proposte quantomeno bizzarre.
I: Parlacene a lungo!
Z: Mah, tipo mi arrivano immagini di persone con adesivi di dinosauri attaccati in posti «strani».
I: Possiamo quindi parlare di dinopornografia?
Z: Non lo so [ride], ma comunque cose molto fetish.

I: E invece quante migliaia di “Dovresti fare un meme con questa scritta: [scritta non divertente]” ti capitano al giorno?
Z: Al giorno, tipo una trentina.
I: Quella più brutta? Che l’hai vista e t’ha fatto pensare «cazzo ora a questo gli rispondo che dovrebbe proprio togliersi la vita».
Z: Quelle brutte non me le ricordo, anche perché sono brutte. Però le due cose che mi danno più fastidio sono quelli che ti scrivono per farsi fare i meme marchetta tipo «salutami questo-o-quello», e poi boh mi arrivano decine di messaggi da profili di pakistani contenenti le loro foto, i loro selfie, e boh io blocco tutti.

[ridiamo molto nel consigliargli di creare la pagina Facebook Pakistani Onesti, poi indaghiamo]

I: Sì ma io non ho capito, cosa ti mandano ‘sti pakistani? Foto di organi genitali, ritratti di famiglia, disegni dei bambini, selfie ricordo dai paki quelli che rimangono aperti ventiquattr’ore su ventiquattro? A sto punto facciamo diventare questa chiacchierata un servizio inchiesta delle Iene sul legame misterioso fra Pakistan e Dinosauri.
Z: Ma no, non è niente di sconvolgente, però è inquietante perché a volte sono foto tipo di ‘sti bambini pakistani che prendono il telefono di mamma e papà e mandano i selfie a Dinosauri Onesti, per qualche strano motivo.
L: Quindi potremmo dire Dinosauri Onesti per l’educazione?
I: O Dinosauri Onesti per il Pakistan?
Z: Poi boh guardate io non lo so, non ho niente contro il Pakistan ma nel dubbio banno tutti e cancello. Cioè questi c’hanno pure la bomba atomica.
I: Certo, immaginiamo tu non voglia mai inimicarti il Pakistan a causa di questa intervista.
Allora visto che il Pakistan è un nostro grande fan e ci legge sempre prendiamoci un momento per un piccolo appello:


Amico Pakistan, tranquillo che si scherza, non te la prendere sul personale, non c’è bisogno di usare la bomba atomica.
Per sempre tuoi,

Dinosauri Onesti & L’Insicuro


L: Quanto tempo sei costretto a passare al telefono/computer sotterrato dalle notifiche? Vieni mai schernito per questo dai tuoi cari?
Z: Mah in realtà no, gli dedico dei momenti specifici e poi lascio che la pagina cammini da sola. Non sono uno di quelli malati di f5 f5 f5…  

I: Abbiamo visto che oltre a Dinosauri Onesti gestisci anche altre pagine di successo [vedi Lamentele], questo fa di te una specie di guru dei meme? Tipo una specie di maestro Miyagi del metti la scritta togli la scritta?
Z: Dai, un guru dei meme diciamo no, ma tutte queste pagine fanno parte di un progetto artistico personale più grande, sono tutti tasselli.
I: Quindi è una cosa studiata?
Z: E’ una cosa che è venuta, diciamo. Studio il linguaggio dei media già da diversi anni e insegno per l’appunto “Linguaggio dei mezzi di comunicazione di massa” a Milano. Fa tutto parte dello studio di quella che potremmo chiamare l’ottava arte, un approccio esistenzialista ai social network. Se vuoi ti spiego!

[qui è dove io e Lucia capiamo di stare imparando, gratis, una serie di parole tutte nuove e, ammirati, tendiamo l’orecchio. ]

Partiamo dal presupposto che sui social esistono determinate dinamiche molto particolari per cui si esiste solo se si appare. Quello che mi piace sperimentare è una sorta di riflessione al contrario, usando le pagine come degli specchi sia per me stesso che per il pubblico: far ragionare tramite l’autoironia sulla necessità di concepire l’esistenza dei social come qualcosa da utilizzare in modo più profondo. Ci sarebbe sotto un messaggio di critica, ecco.


L: Nella tua scala di cose importanti della vita, dove si colloca il font “Impact”? Prima o dopo la carbonara?
Z: Questa è una bellissima domanda.

[silenzio riflessivo]

Il font Impact  si colloca prima della carbonara. E anche della parmigiana di melanzane. Vi racconto una cosa che non sa quasi nessuno: io in realtà nasco come fotografo e grafico, dunque l’Impact mi ha dato veramente da mangiare. Quindi mangio la carbonara tramite il font Impact, diciamo.


I: Avendoti stalkerato a lungo nel mondo del www, abbiamo visto che oltre ai meme  sei anche pittore, scrittore, artista, fotografo, musicista, mammifero, amante del Pakistan, eccetera eccetera: dicci di più su questa tua progettualità a tutto tondo. Ora.
Z: Innanzitutto vi ringrazio per questa domanda perché è tipo la domanda che aspetto che qualcuno mi faccia da vent’anni credo.
L: Tu ci stai lusingando un po’ troppo, lo sai vero che poi ci montiamo la testa e ci autoinvitiamo a casa tua a dormire, a cena, e siamo amici per sempre?

Z: Siete i benvenuti! [mente, credo]
Diciamo che mi occupo di arte da quando ho sedici anni, ho iniziato come writer facendo i treni a Milano [Qui ci chiede se questa cosa si potesse dire: lo rassicuriamo dicendogli che può stare tranquillo che a noi ci seguono solo dal Pakistan]. Poi sui diciannove anni mi sono buttato sulla musica, fino a quando non ho incontrato nei miei studi un tizio che si chiamava Wagner, che parlava di opera d’arte totale, la Gesamtkunstwerk,

[convinti di aver sentito bene ‘Gewurztraminer’, ammettiamo di aver cercato ciò che aveva detto in realtà nell’internet per capire di cose stesse parlando.]

e da lì sono rimasto folgorato da questo pensiero di un teatro che mettesse tutte le arti insieme. E visto che non riuscivo a disaffezionarmi a niente, mi sono detto «va beh, io lo faccio per me!».
Poi il successo è arrivato con una pagina Facebook a tema dinosauri, non fa una piega.

[ridiamo molto]

Poi ecco, ora a Giugno uscirà un disco che è la storia di questo personaggio inventato dal nome Voltage, che è un alieno  che a causa di una nube tossica è venuto sul pianeta terra per cercare delle medicine ma – come ogni trama cinematografica vuole – la sua astronave si rompe e quindi lui rimane bloccato sulla terra e vive sui Navigli -ospite di una ragazza, Nora – dove registra la sua musica rock esistenzialista.
I: Praticamente lo Ziggy Stardust dei Navigli!
Z: Sarebbe molto bello. In generale, per chiudere il cerchio anche coi Dinosauri Onesti,  una cosa molto importante che penso di aver imparato, è che qualsiasi cosa per funzionare bene in internet ha bisogno di una storia, di un livello immaginifico in cui impersonificarsi. Come quando vediamo un meme di Bart Simpson e lo leggiamo con la voce del doppiatore del cartone, insomma.

Je Suis Voltage​ – Polline (2016)

Voltage – Polline (2016)[lyrics]Ignoro pollini e allergie In casi estremi è meglio perdere Cardiofrequenze tra di noi Allontanarsi fino al limite Abito bianco e verità Ripiegherò nel centro storico Di ciò che è stato dentro noi Prima dello tsunami isterico Non sei chi sei Sei Sei Sei Ignoro pollini e allergie Poi mi permetto di nascondere Frammenti e istanti tra di noi Notifiche di un rosso vivido Frasi distanti e fredde che Hanno reazioni antistaminiche Atomi di malinconia Danzano in fila sul telefono Di tutto ciò che ho resta lo scheletro Di tutto ciò che ho rimane un numero

Geplaatst door Voltage op maandag 1 mei 2017


I: Noi, un po’ per deformazione professionale e un po’ perché sì, tendiamo sempre a finire per scrivere o parlare di scrittura: come ti approcci tu a questo tema? Sia dal punto di vista musicale che di scrittura creativa in generale, che immaginiamo sia fondamentale in ottica meme e social…
Z: Dopo la nascita di Dinosauri Onesti penso di aver scoperto una lezione a riguardo ben più importante di quanto mi abbiano mai insegnato professori, libri, o docenti di qualsiasi tipo. Ovvero dare il significato delle cose che fai a posteriori. Ho fatto le cose senza aspettarmi niente ed il riscontro è arrivato. E’ lo stesso discorso di Lamentele. Ero in aula per una lezione di social media e non andava internet e c’erano questi ragazzi che si lamentavano molto. Quel giorno in pausa pranzo ho aperto la pagina “Lamentele – Orgoglio italiano”.   

 


L: Cosa mangi a colazione?
Z: Spesso non ho tempo di fare colazione.

I: Guarda che mia nonna dice sempre che è il pasto più importante della giornata!
Z: Eh lo so, infatti ultimamente sto mangiando i plumcake.
L: E NON BEVI NIENTE?!

Z: Ah beh no ovvio, prima di arrivare a scuola almeno 3 caffè.
I: Ah ecco, noi infatti ci stavamo chiedendo ma come cazzo fa a vivere la vita  come affrontassi le prime ore del giorno.
Z: ..e sapete come lo bevo?!
I: Amaro come la vita!
Z: Esatto! Bravissimi!

[ampi gesti e suoni distensivi, batticinque alti e fragorosi, occhiatine complici, pacche sulle spalle, e «ok allora siamo amici»: il tutto nel virtuale.]


I: Essendo noi amanti dell’insicurezza, qual è stato il primo post di Dinosauri Onesti? Quello che hai messo pensando tipo «boh chiedo a mia zia Giuliana e alla Antonella se mi mettono like così arrivo a 7»?
Z: Quella famosa sera stavo guardando un discorso in tv di Renzi che parlava di quei famosi ottantaeuro. Il primo post da cui è nato tutto è stato un brachiosauro che dice «Oh ragazzi, a me gli 80€ fanno comodo».  Era una cosa che avevo sentito dire tipo da qualche parte qualche giorno prima. Forse al bar.


I: Come ti accennavamo, noi facciamo queste chiacchierate un po’ perché ci piace, e un po’ perché comunque le interviste vere le fanno quelli bravi e non noi. Quindi, c’è qualcosa di cui non abbiamo parlato che tu ci vuoi raccontare/dire/fare/baciare/lettera/testamento prima di salutarci? 
Z: Vorrei dare un consiglio a tutti quelli del circuito della lamentela: datevi da fare! Siate autoironici, fregatevene di quello che vi dicono, e fate le cose! Non sforzatevi di dover dare loro un significato perché vi viene richiesto, tanto le persone vi cercheranno solo se fate successo. Come diceva Andy Warhol mentre gli altri stanno a parlare di se la tua arte è bella o brutta, tu continua a fare arte.
I: O se posso semi citare anche io: “Se ti piace la Formula1, continua a fare la Formula1” 

Basta. Rispettiamo la parola data – per una volta – e allo scoccare della mezzora smettiamo con le domande. Poi c’è quel momento lì, quello in cui sai che devi salutare chi sta dall’altra parte del telefono: uno sconosciuto che già chiamavi amico. Sto esagerando? Forse tutti i complimenti che ci ha fatto, le risate, le cose che abbiamo in comune, ciò che ci ha insegnato mi stanno facendo girare la testa? Non credo, visto che Lucia nel frattempo sta invitando Zonk e la sua Dina qui a Trento «a fare una cena, una gita, una vita insieme».
Ma dobbiamo essere forti, dobbiamo chiudere. Non prima di farci un selfie e inviarglielo, come fanno i suoi piccoli amici pakistani, al nostro Dinosauro Onesto preferito.


Simone Erre Luci Erre Gi

 


(Illustrazioni di Benedetta Vialli)

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