RAVE – Il card game alternativo per la serata alternativa

Non mi piace passare la serata intorno al tavolo a fare giochi di società: mi annoia. Preferisco uscire, parlare con la gente, bere, insomma come si direbbe in bolognese ‘fare balotta’. Fino a quando non ho incontrato l’eccezione, Rave: è un gioco di carte per quando non vuoi fare serata, ma che parla della tua serata. Quindi – visto che mi è piaciuto molto e assolutamente non perché ho vinto, anche se per la prima volta nella mia vita – vi racconto che cos’è Rave e vi anticipo anche che da Bologna sta arrivando a Trento, che del resto mi sembra la location adatta dove giocare invece di fare serata, o no?

Per non dilungarmi spiegando tutte le regole, posso dire subito l’obiettivo del gioco: dare la festa migliore di tutte, o per lo meno di tutte quelle degli altri partecipanti. Ci sono dei bonus, gli Amici, e delle penitenze, gli Imbucati; poi ci sono le Robe da avere (ciboalcoldroga) e le situazioni contingenti, le Storie. Per vincere, serve avere i Punti Presa Bene, mentre le carte da scartare si buttano al Cesso. I disegni sono belli, la dinamica è incalzante, le descrizioni fanno ridere: funziona, funziona perfettamente.

[Anzi, mi dispiace spoilerarne due o tre carte nelle foto, però secondo me valeva la pena.]

A Trento Rave verrà presentato giovedì 1 dicembre 2016, all’Arsenale. Quella sera – noi dell’Insicuro e loro di Rave – ci incontreremo, forse e per sbaglio davanti a qualche bicchiere, e staremo a vedere cose ne esce: il peggio, credo. Ma intanto, ho telefonato al papà di rave, Gregorio, mentre scriveva la tesi, per sapere tutto della sua creazione (o quasi, che altrimenti dire che ci sarà una pt. II di questo articolo, che senso avrebbe mai avuto). L’ho chiamato tre volte, perché aveva sbagliato a darmi il suo numero, quindi a) è uno di noi e b) ci aspettiamo che prima o poi ci richiami la signora Marisa di Reggio Calabria per domandarmi come mai l’avevo disturbata al telefonino cellulare quel giorno.

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L’Insicuro: [Convenevoli simpatici x 3] quindi chi c’è dietro Rave?

Gregorio: Siamo due designer, io e Andrea Gentili, ai colori e alle grafiche Alessandro Spedicato e ai disegni NATH, così accreditato perché altrimenti, bravo com’è, lo vorrebbero tutti. Lui, invece, ci vuole troppo bene e lavora solo per noi.

[Ohi, da qui in poi L sta per L’Insicuro e G per Gregorio. Mi raccomando eh, che se no dopo non ci si capisce più niente, ndr]

L: Quindi, di fatto, Rave è il tuo bambino. Dove lo hai battezzato?

G: Beh, il gioco lo abbiamo presentato a Lucca Comics quest’anno, ma presentato tra molte virgolette.

L: In che senso?

G: Avere uno stand al Comics costa un occhio della testa e noi, che siamo totalmente autoprodotti e abbiamo affrontato tutto con mentalità terzomondista, di soldi non ne abbiamo. Allora siamo andati a Lucca, aiutati ad un po’ di amici, con tutte le 150 copie del gioco realizzate a mano, e ci siamo messi sulle mura a fare dimostrazioni, esponendole su due cavalletti e un pezzo di legno presi da casa. Abbiamo portato pure le sedie da Bologna, in Blablacar.

L: Non oso immaginare la faccia di quelli che vi hanno caricati in blablacar con le sedie pieghevoli e mi sto chiedendo se tu le abbia rubate ai tuoi in Liguria [per le attuali e future groupies: Gregorio è di Chiavari, ndr]. Ed è andata bene?

G: In un giorno e mezzo abbiamo fatto fuori un terzo della tiratura. Se fossimo rimasti ancora un giorno, avremmo potuto arrivare a metà delle copie.

L: Alla grande, ci credo anche io. Ma, venendo alle carte: quanta Bologna c’è dentro?

G: Non ci sono mai rimandi precisi. Dopo tanti anni che sto qui, è inevitabile che un po’ di Bologna ci sia entrata, volente o nolente. Sicuramente compaiono figure della città, ma solo in forma di archetipi: prima ce n’erano anche di più ma molti, tra cui l’Intellettuale di Sinistra, li abbiamo dovuti scartare durante il lavoro.

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L: Anche a livello linguistico ti confermo che cose come ‘le Storie’, ‘la presa bene’ e altre le ho dovute tradurre, la prima volta che abbiamo giocato, ad amici trentini.

G: Ma come? Credevo fosse automatico.

L: [Tergiversando, per non aprire su questo aspetto una parentesi di riflessione antropologica] tempi della gestazione del bambino?

G: Questa versione del gioco è stata concepita a marzo 2016, ma alle spalle un design anteriore, del dicembre 2014: quello è stato la base da cui siamo partiti.

L: Sei da tanto nel giro? [Qui intendo dei giochi e non della droga, ndr]

G: Non ero un gran conoscitore dei card game, ma giocavo a Munchkin e Bang! al liceo e seguivo comunque l’ambiente [del gioco e non della droga, ndr] da dentro. Poi, va beh, gioco a Magic da quando sono piccolo quindi sì, la paglia c’era ed è arrivata la scintilla.

L: Quale scintilla?

G: A farmi venire l’idea di realizzare un gioco è stata l’Università di Bologna [istituzione così seria che – e a questo punto non vi stupirete più – ha laureato sia me che lui, ndr], nello specifico un corso gratuito, tenuto dal professor Mauro Salvador, sul game design. Sminuirà il suo apporto per modestia, ma se Rave esiste è anche grazie a lui.

L: Poi siete finiti in bolletta?

G: Sorprendentemente no. Questo perché non abbiamo preso scorciatoie e abbiamo optato per un’autoproduzione con i soldi contatissimi. Abbiamo fatto poche copie e le scatole ce le siamo montate da soli. Ok, dai, abbiamo il braccino corto.

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L: Beh del resto sei ligure [a forza di luoghi comuni, tutto il mondo un giorno sarà pubblico? ndr]. È la prima volta a Trento? Con chi vieni?

G: Sì, non credo di esserci mai stato. Giro con un dimostratore perfetto, ma per l’occasione mi porterò dietro  il grafico e colorista, Alessandro Spedicato. La crew è la crew.

L: Fate la presentazione in un bel posto, ma preparati perché il divario Bologna – Trento può essere un po’ spiazzante [dico così per sentito dire, ndr]. Però si beve bene!

G: Ma allora chiedo anche a Ronci che è uno skillato!

 

Ci salutiamo e torniamo alla tesi entrambi, ma sappiamo che ci rivedremo – noi dell’Insicuro e loro di Rave – l’uno del mese del dicembre anno domini duemilasedici all’Arsenale.

Prima sobri, poi no.

Prima tristi, poi no.

Prima seri, poi no.

Prima niente, poi Rave.

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