MONUMENTS MEN

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Procedendo nella rassegna di stili di vita resistenti all’indigenza morale propongo la sfida dei Monuments men, nome di battaglia di un’unità dell’esercito anglo-americano operativa nel corso del Secondo Conflitto Mondiale a ridosso della linea del fronte occidentale, cui venne affidato il compito di preservare le opere di rilevanza artistica dai saccheggi delle truppe naziste in ritirata e dalla distruzione dei bombardamenti durante l’offensiva alleata.

Nobile azione questa iniziativa messa in campo dagli alleati in pieno teatro bellico, la quale, seppur discontinua (non si dimentichi mai la barbarica distruzione della città di Dresda), ha reso possibile la rinascita -anche culturale- della vecchia Europa in seguito alla conclusione del catastrofico conflitto.

Meno nobile o debolmente riuscita -invece- è risultata la trasposizione cinematografica prodotta, diretta e interpretata -tra gli altri- da George Clooney e quindi, “what else” verrebbe da chiedersi in merito a questa vicenda storica?
Seguono alcune considerazioni.

Mi chiedo infatti perché oggi, alla luce dei recenti bollettini di guerra dal medio oriente, e in particolare ricordando la recente distruzione del tempio di Bel di Palmira, non venga riproposta un’unità Monuments Men con il compito di porre rimedio e ovviare alla distruzione fisica, oltreché morale, della cultura mediorientale.

Dietro la costituzione di un simile corpo “speciale” troverebbe linfa la nobile intenzione di restituire un futuro, non solo politico -conosciamo bene gioie e dolori collegati al mito americano dell’esportazione della democrazia– ma soprattutto civile e culturale alle popolazioni mediorientali, esauste in seguito all’interminabile periodo di spoliazioni e sfruttamento perseguito dal governo ombra dell’Opec (organization of the petroleum exporting countries), organismo economico di dubbia legittimazione sociale, per non dire politica.

Ma la nobiltà non è virtù ascrivibile a un istituzione come lo US Army, esercito tradizionalmente democratico con tutte le riserve del caso. Se infatti osserviamo attentamente la composizione dei suoi reparti risulta chiaro che se vieni dalla strada non piloti di certo droni standotene comodo a mille miglia dalla front-line.

Tale nobiltà “monumentale” va dunque rintracciata presso taluni uomini esemplari nel porre come fine della propria battaglia qualcosa di diverso rispetto alla solita divisione del bottino, oppure al classico assalto alla diligenza. Uno di essi -un autentico Monuments man- è certamente il generale Dalla Chiesa, di cui si ricorda in questi giorni l’alto sacrificio in difesa di una delle più grandi opere nostrane, purtroppo ancor oggi incompiuta, se non sabotata da più parti.
Si tratta della legalità, figlia della Costituzione repubblicana e spina nel fianco -finché vorremo renderla monumento- dell’anacronistica, seppur dilagante, barbarie feudalista.

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