ALCUNE CHIACCHIERE CON FRAH QUINTALE

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Era la notte buia e tempestosa del 29 novembre e, per Struscioparty, in Hdemia c’era il concerto di Frah Quintale.

Io, il capo ed altri Insicuri ci eravamo dati appuntamento lì per goderci lo spettacolo e berci una cosa.

Beh, niente. È andata a finire che, quando Frah ha dato la buona notte al pubblico, noi, ormai imbriaghi come delle simmie, lo abbiamo molestato per conoscerlo.

Poi ci è venuto in mente che abbiamo una rivista e, voilà: ora la chiamiamo l’intervista.

Cominciamo col ringraziarlo: come vi ricorderete be-nis-si-mo, c’è un Manuale dell’Insicuro che parla di Tinder e il video di quell’articolo ha una canzone di Frah, Pussy, come colonna sonora.
Allora, vuoi o non vuoi, partiamo parlando di sesso.
Spoiler: salta subito fuori che Frah non è solo un artista bravo, ma è anche un tipo in gamba e davvero simpatico.


[D’ora in poi F sta per Frah, I sta per io (o per Insicuro, o per iguana) e C sta per il capo dell’Insicuro]


I: …e quindi abbiamo fatto questo pezzo su Tinder. Hai presente, no?

F: Ma sai che un sabato sera sono stato a Porta Venezia, in un locale gay, per accompagnare il mio ex coinquilino. Lì dei ragazzi mi fanno tutto un discorso sul fatto che nel loro giro c’è chi non riesce più a conoscersi senza app. E’ un problema, vecchio. Con Tinder se un uomo vuole conoscere una donna è per finire a scopare, no? E ti può andare bene o male. Ma mi hanno spiegato che tra loro si usa Tinder per scopare, ok, ma si esce già sicuri che accadrà e si salta la fase del conoscersi, del rapporto umano. E’ come andare a troie, allora. Cioè, scusa il termine.

C: Tranquillo, noi siamo quelli del “vietato scopare”.

[Ci guardiamo tutti e tre con la faccia dello schifo]


I: Posso fare domande serie, o vi dispiace?

C: Inizio io con una domanda importante anche se forse è un po’ troppo specifica: ti piace la musica?

F: No, che merda vecchio, meglio il silenzio.

C: Mi immagino già l’articolo tipo TV SORRISI E CANZONI. “Frah Quintale si mette a nudo per L’Insicuro, TUTTE LE MIE VERITÀ : odio la musica.”

F: Dai, ovvio vecchio. Era davvero questa la domanda?

C: Certo, e per quelli che rispondono sì la domanda dopo è: ti piace più la musica o la formula uno?

F: Quando ho sentito F pensavo dicessi la figa vecchio! Beh, la musica perché ti fa arrivare un po’ di figa. [Risate]

I: Anche mio fratello, che ha 14 anni, ha messo su una band e credo sia per questo motivo.

C: E cosa suona?

I: Le tastiere.

C: Ma non schiacci se suoni le tastiere!

I: Ma sì, dai, che schiacci.

F: Con chitarra e batteria, raga, schiacci. Però anche il basso, perché i bassisti alla fine….


C: E tu come hai iniziato?

F: Avevo una compagna di banco, stra forte a cantare. Era anche brava a scuola, poi in quarta è finita in banco in parte a me e le ho abbassato la media. Iniziavamo a cantare così, in cazzeggio. Io le facevo le doppie, i cori, cose così.

C: si parla di?

F: 2002, 2003.

I: Di che anno sei tu?

F: Io sono dell’89. Poi lei s’è messa con il mio amico batterista e ci siamo trovati a far le prove. Facevamo cover dei Meganoidi, una cagata così.

I: Meganoidi, numeri uno.

F: Serio, raga, mi piacciono un sacco. Poi nel 2004 ho cominciato a rappare perché comunque dipingevo nel mondo hip hop, cose così eccetera, e mi son pigliato bene. Poi mi son detto “mi faccio i cazzi miei”, rispetto al gruppo dei miei amici. Loro hanno continuato, io mi sono fatto le mie robe, poi è arrivato Mario. Insomma, è nato tutto davvero per caso.
Da piccolo andavo all’MTVday a Bologna e mi dicevo: “cazzo, mi piacerebbe un sacco suonare all’MTVday o una cosa così. Ma non so suonare un cazzo, non ce la farò mai”

C: e invece…

F: E invece poi alla fine non c’è più l’MTVday quindi me la piglio ar culo.

I: Possiamo tornare al fatto che dipingevi? Ci interessa.

F: Io dipingevo un botto. Ho iniziato nel 2001 che avevo 11 anni, anche mio fratello dipingeva. Andavamo in skate, cose così, e mi sono infottato anche io e ho cominciato a dipingere, anche abbastanza. Facevo i treni a Brescia, e boh, una figata e mi sono stra divertito. Questa mentalità da graffitaro mi ha segnato anche nella musica: sai, c’è quella concetto nel writing che se copi sei uno sfigato, e quindi anche nella musica io voglio fare la roba come non la fa nessuno. Voglio trovare il mio stile, con un po’ di quella sana competizione che se la gente vede una lettera sa dire “quella lettera l’ha disegnata Frah” e così allora anche “Quella musica là, l’ha fatta Frah”.

I: A Brescia c’è ancora qualcosa di tuo?

F: Sì, [qui L’Insicuro tutto alza la mano e nel più classico dei segni convenzionali fa un calorosissimo saluto alle amate forze dell’ordine] ho un po’ mollato, ma per un periodo li facevo legali, in accordo con i privati. Ne avevo fatto uno fighissimo che era l’interpretazione di Guernica, però in chiave graffiti. Tipo per esempio la lampada in alto è diventata una torcia in mano agli sbirri che cercano i graffitari sotto il treno, tutto un trip così.

C: Ma noi siamo L’insicuro, quindi raccontaci il più brutto che hai fatto

F: Ce l’ho fes! [ride]. Ero un bocia, avevamo appena iniziato, dietro casa c’era la festa dell’Unità con dei pannelli bianchi e lì di solito ci dipingevano i più fighi writers di Brescia, gente davvero forte, e io che ci abitavo di fianco ho detto “vado per primo!”. Alla fine siamo arrivati là e in un punto super centrale abbiamo fatto un graffito argento BRUTTISSIMO come la fame. Una figura di merda che avrebbero visto tutti. Per fortuna quelli bravi me l’hanno coperto senza pietà.

I: Sei uno di noi.


(Estratto da Terapia, secondo brano dell'EP d'esordio
(da Terapia, secondo estratto dell’EP d’esordio “2004”)

[Veniamo disturbati da un Avventore Anonimo, che ha smarrito il cappotto nella calca]

AA: Avete visto la mia giacca? È tipo quella?

F: No, quella è la mia vecchio.

AA: Allora è questa!

C: No, questa è mia.

I: E’ questa qui?

AA: Ah sì, grazie.

F: Guarda però come era venuto qua sicuro, eh, questo qui. Se non dicevamo un cazzo ci si portava via la giacca.


[A questo punto prendiamo anche da bere, di nuovo]

C: Birretta? Cosa prendi tu?

I: Un altro vodka lemon.

F: Ma voi quanti anni avete?

I: Io sono del ’91 e lui del ’93.

F: Ma io son vecchio, gnari.

I: Dai, non buttarti giù.

C: Oh vado a prendere da bere, fai domande serie finché non ci sono!


I: La prima volta che, con un quaderno di fronte, ti sei messo a scrivere: te la ricordi? Come è stato?

F: La prima prima volta –forse non centra un cazzo– a nove anni con mio fratello, strapiccoli, non avevamo nulla da fare in macchina e scrivevamo canzoni. Alle elementari facevamo laboratorio di musica e scrivevamo le nostre canzoni e mi gasavo. Poi all’inizio col rap improvvisavo e basta, non volevo scrivere.

I: Perché?

F: Boh, cazzo ne so, ero uno scemo. I primi pezzi li avevo fatti sentire ai miei amici e mi hanno detto merda, quindi ero stra insicuro. Poi nell’estate 2004, facevo freestyle e un giorno a scuola mi sono detto “boh, fanculo, piuttosto di seguire lezione scrivo un pezzo”.
Era sui barboni, con la rima barboni – scatoloni – cartoni, ed era una vera merda. Poi ho iniziato sul serio e mi son preso bene.


I: Cosa mangi a colazione?

F: A colazione yogurt e cereali perché se mangio i biscotti vecchio ne mangio duecentomila e quindi per tutta la giornata sto di merda. È da anziani, o un po’ da donna in realtà, lo so. Poi d’estate mi piace la frutta.

C: Pensavo dicessi che ti piace la figa!

F: No, vecchio, quella mi piace tutto l’anno.


C: Toglimi anche un altro dubbio: dove è girato il video di Gravità?

F: A Fuerteventura, nelle Canarie. Sono andato due anni fa con la mia tipa, perché suo cugino aveva un cannabis club, e noi stavamo in sto posto che era sopra il club, con la serra in appartamento e della ganjia mega buona. Tipo che la canna della prima sera mi ha steso. C’era una stanza dedicata alle piante, dove erano tutte appese, e il tipo ha iniziato a spiegarmi le proprietà di ognuna. Un sogno. Però posso anche non dilungarmi nelle cazzate che dico..

C: No, tu devi solo che dilungarti.

F: Posso fare un video mentre mi intervistate?

C: Certo, figurati!

[Nota a margine: noi non abbiamo memoria di essere stati ripresi. Sul serio.]


I: Pussy come è nata? Cosa ti ha ispirato?

F: Volevo fare un pezzo d’amore, però spiritoso. Avevo pensato al tema violenza sulle donne, però mi sembrava un po’ forte. Alla fine il pezzo dice che tu puoi voler far molto male a una donna, però alla fine in un certo senso la vorrai sempre. E’ un po’ il discorso di quel sentimento male-bene nei confronti di chi ami.

C: Quanto si scopa rappando?

F: Io son fidanzato raga. E da un po’, quindi tranqua. E poi sono così focalizzato sulla musica che potrei anche tagliarmi il cazzo e buttarlo in un tombino.

[Sta scherzando, ovviamente, e seguono battute su come potremmo strumentalizzare questa frase.]

Poi se in generale si scopa col rap non lo so, penso che alla fine una persona quando sa fare una cosa con naturalezza, mostrando di essere sicura, risulta molto più attraente. Secondo me, alla fine, se scopi quando fai musica è perché risulti meglio di quello che sei nella realtà e bisogna saperci fare. Con la musica, la gente pensa di conoscerti prima di conoscerti: scrivere è intimo, la gente vede solo alcuni lati di te e ti considera in base a quelli, pensa già di sapere chi sei.


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C: Dove hai girato “Colpa del vino”? È una figata!

F: La casa è di un mio amico un po’ rich, era sfitta da un po’ e nessuno la comprava. Ci siamo detti che potevamo girarlo lì, andiamo a vederla e la camera era tappezzata con i sottobicchieri per la birra. Mi son detto figa!, facciamolo qui.

C: E’ la festa c’è stata davvero?!

F: Sì, sì, la festa è vera. Ci abbiamo messo un paio di giorni di allestimento, poi per la musica è venuto Ceri in consolle. E’ stata una bomba. Poi abbiamo fatto questa cosa delle foto con le Kodak. Le abbiamo scansionate tutte dai rullini, scannerizzate una ad una ed erano tipo mille.
Poi le abbiamo infilate nel video a sfregio.

C: Quel pezzo è fighissimo, com’è nata l’idea?

F: Sì, anche a me il pezzo piace una cifra: dopo un quarto d’ora lo cantavano già tutti, alla festa. E’ nato che ho fatto la base e sono andato da Ceri  dicendogli che il pezzo era bello, ma che però doveva ancora succedere qualcosa. Lui ha fatto quel mega trick del ritornello che si stoppa e a me è uscito al volo sto cazzo di “tu non lo sai”, e ho pensato subito “questa è una mina!”. L’abbiamo chiusa e due o tre mesi dopo abbiamo fatto il video. Quando ho sentito il pezzo chiuso ho pensato “questa è la roba più figa che abbia mai fatto”. Non voglio menarmela, ma mi piace, è da ubriaconi e sono stra contento di quel pezzo.


C: Come è stato il passaggio dai Fratelli a Frah Quintale?

F: Insicuro vecchio, perché non sapevo quello che facevo. È arrivato perché doveva arrivare, tranqua: abbiamo fatto tanto insieme e avevamo voglia di fare esperienze nuove. Mario e io avevamo due stili abbastanza differenti, in sostanza avevamo voglia di fare due robe diverse. Io sono contento perché sto coltivando una cosa che sento tanto mia. In un gruppo non si possono esprimere tante cose, è normale, devi essere bravo a concentrare tutto in una strofa. In un pezzo da solo puoi spalmare meglio i contenuti e hai più tempo per dire quello che devi dire. Un’esigenza, ma tranqua. Faccio robe fighe, mi piacciono.

C: Con Undamento com’è?

Quella è stata una fortuna, più che uno studio è una casa. Mi ci appoggio spesso lì perché non vivo più a Milano. Tra l’altro, dei ragazzi di Undamento Tommy è stata una delle prime persone che ho conosciuto nella scena rap di Brescia, da ragazzini. L’ho ritrovato lì lavorando insieme, è la mia famiglia vecchio.
Non è come essere in una major. Loro sono la mia fortuna.

C: È andato stra bene l’ep, tra l’altro.

F: Undamento 01? Sì, beh, Coez fa tanto da tirante.
Ogni tanto mi chiedono se mi ispiro a Coez.. E’ diverso, ma siamo nello steso mondo. Parte del suo pubblico arriva a me di riflesso, ma è logico. Ci sta che se due fanno roba “simile”, con lo stesso immaginario, abbiano un seguito simile. Poi Silvano [Coez, ndr] è mio fratellone e mi ha dato mille consigli: parte di quello che faccio certo che lo devo a lui. Poi, oh, lui è in giro da un botto: già nel 2005 aveva i Brokenspeakers e a scrivere, secondo me, è uno dei top in Italia.


I: Progetti futuri?

F: Beh dopo stasera [Trento, ndr] andiamo a Bologna, poi il 9 a Brescia al Carmentown. L’abbiamo chiamato, così, “Italian World Tour”. Poi mi chiudo in studio tutto Dicembre e Gennaio a lavorare su dei nuovi pezzi – sei tracce – e qualcosa salterà fuori. Ci fermiamo con le date proprio per lavorare al disco che vorrei far uscire, sempre con Undamento. Secondo me abbiamo un tiro diverso che in Italia non c’è. Se fai qualcosa di tuo, di irriconoscibile, salti fuori. Guarda Pop_X, lui è un esempio, è un capo. Siamo stati a pranzo oggi.


C: Comunque finché sei qui devi assolutamente andare a provare il brulé mocheno ai mercatini. Cazzo, se passi devi. Ne bevi tre e sei piegato.

F: Mi manca! Dai facciamo l’alba e andiamo a prenderlo.

C: Cioè, ci sono dentro i frutti di bosco e la grappetta…

F: No però ho provato la.. come cazzo si chiama?

[cerca conforto in Ceri – che è trentino – che in modo solidale gli suggerisce  “tortel di patate!”]

F: Beh, strabuono!

I: Li hai mangiati i canederli?

F: Boh, non lo so, non credo. Oh, ma c’è un freddo di merda raga, inquinate di più per favore. Fate un po’ più di riscaldamento.


I: Su Trento cosa dici?

F: Siete fighi, avete voglia di far festa.

C: Verrai alla prossima festa dell’Insicuro?

F: Torno a Trento per la prossima festa dell’Insicuro. Scrivetemi una mail.

[una mail?!]

C: Se non riesci a venire a suonare vieni a sbronzarti!

F: quello vecchio mi riesce meglio che suonare.


L’intervista finisce, la serata no.

Il giorno dopo rimangono pochi ricordi, un po’ di morte addosso, qualche selfie mosso ed il fondato sospetto che qualcuno ci abbia messo la droga nel bicchiere. Gratis.

Ma soprattutto la certezza che Frah, oltre ad essere un Insicuro a tutti gli effetti, è pure un ottimo compagno di serata.


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Luci Erre Gi LUCI ERRE GI
Saggia come chi sa vedere nel buio delle tenebre e impatta contro lo spigolo di proposito.

 

Simone Erre SIMONE ERRE
Quando prendo lo stipendio, in gelati me lo spendo.

 

 

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