ASHES TO ASHES: TRE STORIE CHE (FORSE) NON SAPEVATE SU DAVID BOWIE

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Pochi giorni fa, precisamente l’8 Gennaio, cadeva la ricorrenza del compleanno di uno dei miei preferiti: David Robert Jones, in arte Bowie.
Durante il servizio televisivo che richiamava l’anniversario, ricordo nitidamente di aver pensato «cazzo, mi devo preparare per quando morirà. Dovrò sopportare e buttare giù ancora una volta il terribile boccone dall’amaro sapore di feticismo della morte atto alla popolarità sui social.»

Forse non l’ho pensata propriamente con queste parole.
Tant’è che però, il Duca Bianco, non mi ha dato il tempo di prepararmi.

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Sarebbe inutile parlarvi di cose che già sapete, che sicuramente conoscete, o per lo meno fingete benissimo di conoscere.
I social sono ormai traboccanti di je suis David Bowiee niente sembra poter placare l’insaziabile fame di conformismo che ci assale, e con cui forse persino io -in questo momento- sto perdendo troppo tempo.

Mi limiterò, da fan, a raccontarvi tre storie, forse poco conosciute, riguardo quello che è stato e rimane uno dei miei artisti preferiti.

E’ quindi meglio iniziare questi racconti, che mia madre me lo diceva sempre di portare le cose a termine, e di non perdere troppo tempo col Maggiore Tom.


I
 LA NASCITA DI BOWIE


La storia -questa storia- inizia prima di Ziggy Stardust, prima di Aladdin Sane, prima del Thin White Duke; Persino prima di David Bowie.
Questa storia inizia con David Jones: a Mod.

Siamo a Londra, inizio degli anni ’60. A scuola c’è un ragazzino biondo che indossa pantaloni a gamba affusolata e usa coloranti alimentari per tingersi i capelli: il suo nome è David.

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Il ritratto è quello di un giovane inquieto della middle-class in un sobborgo londinese di Brixton.
Il padre, Haywood Stenton Jones, da poco tornato dal fronte, è impiegato; la madre, Margaret Mary Burns, lavora come cassiera presso un cinema e ha già un figlio dal primo matrimonio, Terry, malato di schizofrenia: sarà ricoverato a lungo in un ospedale psichiatrico, e morirà suicida.
Inizialmente, David studia alla Technical High School per diventare grafico pubblicitario.
Un giorno, all’uscita da scuola, viene colpito durante una rissa che lo segnerà per sempre.
L’occhio sinistro lesionato assume un definitivo colore rossastro (che gli vale l’impietoso soprannome di red orb‘ da parte dei ragazzi del quartiere), la pupilla -perennemente dilatata- crea l’illusione di una diversa tonalità dell’iride.

 


 

Ha soli 17 anni, quando appare per la prima volta in TV come parte della “Società per la Prevenzione della Crudeltà verso gli uomini con capelli lunghi”. 


David, inizialmente, fatica però ad essere conosciuto.
Non è soddisfatto del suo nome d’arte: Davy, o Davie Jones, spesso viene confuso con Davy Jones dei The Monkees, che stanno diventando molto popolari in quel momento.
E’ così lui stesso (alcuni sostengono sotto suggerimento del suo manager Kenneth Pitt) a ribattezzarsi, prendendo il nome da un pioniere americano del XIX secolo, Jim Bowie, e forse più precisamente dal suo leggendario coltello: il Bowie knife.

Nasce così, la leggenda di David Bowie.



II
LA VERA STORIA DI ZIGGY STARDUST


Questa seconda storia, vi vuole raccontare di quanto realmente accaduto al signor Ziggy Stardust.

E’ il 1972, e David Bowie ha già conquistato pubblico, critica, e fama, ma non sembra bastargli.
Mentre il rock mondiale si autocelebra nelle grandi adunate pacifiste o nelle comuni hippie, il warholiano Bowie si specchia nel suo camerino alla ricerca della giusta maschera per incantare il pubblico. La risposta arriverà dalla combinazione impossibile tra un essere interstellare e un attore del teatro giapponese Kabuki. Il primo, grande personaggio della sua galleria.

Un alieno in calzamaglia, dalla chioma color carota e il trucco da drag queen, sgraziato nei movimenti e dannatamente kitsch, è sbarcato sulla terra direttamente da Marte per conquistare la terra con la sua musica.
“The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars” documenta una delle auto-mitologizzazioni più elaborate della storia del rock.  Bowie crea un pallido e super dotato alter ego che prende il nome di  Ziggy Stardust: la risposta a milioni di ragazzini in cerca di un idolo da emulare, pronti ad indossare giacchette di pelliccia e ombretto, in uno stile riconducibile all’apoteosi della neonata cultura trash.

O per lo meno, questo è quello che i più sono portati a pensare

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Ciò che -invece- si ignora, è la reale provenienza del signor ‘Polveredistelle’.
Nell’intervista comparsa su Rolling Stone nel 1973, Bowie stesso raccontava a William Burroughs che, contrariamente all’opinione comune, Ziggy Stardust non è un extraterrestre, ma un umano che -entrato casualmente in contatto con forze di un’altra dimensione attraverso la sua radio- , scambia i loro messaggi per rivelazioni spirituali, e decide di intraprendere sulla Terra un ruolo messianico, mentre quelli che lui chiama gli “infiniti” (creature aliene prive di passioni), lo utilizzano come tramite per un’ invasione che distruggerà il mondo.
Sono proprio gli “infiniti” a suggerire a Ziggy di scrivere la venuta di un uomo delle stelle, ed è così che viene scritta Starman: la prima notizia di speranza che le persone ricevono.

Leggere il testo per credere!



III
QUEL CAFFE’ CON MICK JAGGER


A lad insane, un ragazzo folle. Con un gioco di parole, IL ragazzo folle partorisce un nuovo capolavoro: nasce Aladdin Sane , il 13 Aprile 1973.

Un ennesimo coup de theatre: una saetta multicolore che scocca in pieno viso, un lieve cambio di make-up, la morte sul palco di Ziggy Stardust e degli Spiders from Mars.

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Bowie però ha bisogno di qualcosa di più, ancora.
La trasgressione è un ingrediente fondamentale: rivela di essere “sempre stato gay”, si dichiara bisessuale in diretta sulla Bbc, si traveste da donna e inaugura ufficialmente la stagione dell’ambiguità nel rock.
Anche Morrison faceva scandalo, anche Jagger si truccava, anche i Fugs erano osceni, innumerevoli altri rocker ammiccavano al pubblico gay, ma con Bowie -per la prima volta- la sessualità si liberava di ogni barriera. Diveniva perversa e complessa, “di un altro pianeta”, e quindi indefinita e mutagena: come uno dei tanti abiti da cambiare in scena.
Bowie è ormai diventato un’icona gay, ma lo fa a modo suo, tanto da ricevere contemporaneamente la palma della “donna peggio vestita del mondo”, e la richiesta di diventare portavoce ufficiale del “Movimento inglese per la Liberazione Omosessuale”.

Era una giornata qualsiasi per sua moglie Angie Bowie, quando tornando a casa da una sfilata lo scoprì a letto con il celebre frontman dei Rolling Stones.
David Bowie, suo marito, e Mick Jagger, l’uomo bramato da ogni singola donna sulla superficie -piuttosto estesa- del pianeta, si alzarono di scatto.
Erano sudati, e non bastarono le lenzuola utilizzate come schermo a nascondere le loro nudità britanniche. Ci fu un silenzio che durò alcuni secondi. Uno di quegli attimi infiniti che possono essere il preludio di qualunque scempio.
Fu David a romperlo con una classe inglese: «Ciao Angie, come stai?».

Nel libro scritto da Christopher Andersen, da cui proviene questa storia, Angie racconta di aver tirato il sospiro più lungo della sua vita, e aver dato una risposta da film.

«Bene grazie. Volete un po’ di caffè?»



 

 


Ci saluta uno dei più grandi, e proprio come ci aveva abituati, lo fa stupendoci a modo suo, con un colpo di scena che sembra programmato.
Nel suo ultimo pezzo, Lazarus, proprio come in una profezia Bowie parla della liberazione che si prova con l’arrivo in Paradiso, e della morte come qualcosa che non ha affatto l’ultima parola sulla vita.

E Noi, per salutarlo, ascoltiamo a tutto volume una canzone che parla del ragazzo dagli occhi selvaggi di Nuvola Libera.
Arrivederci

 


 

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