LE RECENSIONI DI GRAVIDE: JESUS GROHL SUPERSTAR

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E’ di una manciata di giorni fa l’irruzione dei Foo Fighters alla manifestazione omofoba, l’ennesima, del nuovo KKK targato Westboro Baptist Church (andateveli a cercare, uno degli integralismi religiosi più gretti e ridicoli sulla faccia della Terra).

La band, infatti, si è presentata il 21 agosto a bordo di un pick-up ad un sit-in anti gay (quelli con tanto di cartelli God Hates Fags che fanno molto Sogno Americano) della suddetta comunità battista proveniente da Topeka (Kansas), sulle note di “Never gonne give you up” di Rick Astley; per quello che è il secondo round di uno scontro per le pari opportunità, dal sapore forse troppo promozionale.

Ma andiamo con ordine.

Una prima schermaglia tra il gruppo statunitense e questa associazione d’odio si ebbe già nel 2011, quando entrò in circolazione il video “Hot Buns”, dove i Foo Fighters, con immagini pro-omo trite ma piuttosto esplicite, scimmiottavano l’icona machista per eccellenza nell’ideale americano, il camionista. Nulla di più osceno per gli adepti della WBC, gente che picchetta i funerali militari perché contro i soldati gay, o che manifesta alle onoranze funebri civili perché odia i gay civili, o che soprattutto rompe il cazzo durante le mortori ebraici perché oltre che froci, quelli sono pure ebrei (più che tanto odio, tanto tempo libero). I seguaci di questa Chiesa, con l’idrofobia dei tempi migliori, si affrettarono subito a condannare il banalissimo cortometraggio come inneggiante: «alla fornicazione, all’adulterio, all’idolatria e ai culattoni». Tranquilli, in realtà è solo una canzone pessima.

Mai paghi di celebrità, Grohl e soci risposero in quell’occasione strimpellando il loro brano “Keep it clean”, vestiti ancora una volta da camionisti, su un palco in movimento davanti ad un presidio della Westboro (chissà contro quale categoria gay) e a svariate telecamere “amatoriali”.

Quella di quest’anno, quindi, è solo un’altra dimostrazione di ubiquità del nuovo “Messia del Rock” (come i giornalisti più arrapati lo hanno definito), ossia Dave Ghrol, sosia del celebre batterista di Nirvana, Eagles of Death Metal e Them Crooked Vultures.

Avete capito bene, molti di voi penseranno siano inutili diffamazioni, fandonie sibilline, l’oltraggioso prodotto della macchina del fango; ma Roberto Giacobbo ci ha insegnato che per quanto una notizia possa essere falsa o ridicola, si troverà sempre il modo di propinarla per vera.

Ed infatti, sull’onda di Paul McCartney (grazie Voyager), anche il talentuoso batterista di Washington si trova alle prese con un clone gasato ed egocentrico, creato ad hoc dalla Lobby discografica per spruzzare nell’aria un po’ di feromone (le scie chimiche già sono passate di moda).

Non a caso questo prodotto dell’industria rock ultimamente va in onda più di Matteo Salvini: prima i suoi incisivi monolitici ci ragguagliano sulle prossime date italiane dei Foo Fighters (CHE CULO), poi l’eroico atto di franare in diretta come Lisa Fusco giù da un palco, diventa subito un cult virale.

Che poi…cosa c’è di sovrumano nel portare a termine un live con una gamba rotta, se l’unica cosa che fai è guardare strappone in topless che urlano il tuo nome mentre tieni in mano una chitarra?!

Se non altro, stavolta tali tafferugli anti-clericali (al netto di qualsiasi consiglio per gli acquisti) si spera possano avere una funzione nobile e egualitaria, volta a offrire spunti di riflessione oltre che la solita musica di merda.

Insomma, è proprio vero che anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al dì.

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