LE RECENSIONI DI GRAVIDE: GIGIONE

Gli albori di un Mezzogiorno trash


gigione


Italia, terra di santi, poeti e cantautori, intenta a vivere uno dei molti crolli culturali della sua Storia (ai quali mi pareva giusto contribuire con queste biografie pacchiane). Motivo per cui oggi ripercorreremo, in minima parte, le torbide vicende della scena musicale recente e passata nel Bel Paese.

In un’epoca che ora pare lontana, prima del Piccolo Lucio, dei neomelodici, e persino di Gigi D’Alessio, muoveva i primi passi da Vuoscoriàle un individuo che avrebbe capovolto le sorti del folklore campano.

Sono gli anni ’70 e Luigi Ciavarola, aka Gigione è alle prese con il primo assaggio di notorietà che l’ignoranza italiana sarà disposta ad offrirgli negli anni.

Un tizio qualunque che -a dire il vero- incespica già nella decisione del nome “d’arte”, pensato in un’ottica più internazionale (Gigi-One), che subito viene storpiato in “Ggigggione” dai fan (non provate nemmeno a lesinare sulle “g”).
Errore madornale? Macché, un nickname alla portata di tutti, che meglio non poteva essere accolto dal pubblico paesano e che perciò viene adottato prontamente.

Per quanto riguarda le fonti di ispirazione, invece, il cantante napoletano non ha mai nascosto -purtroppo- di aver attinto a piene mani dalla musica di Otis Redding e dal Rythm&Blues, ma il modo in cui ciò lo abbia portato a produrre cover arrapate, doppi sensi tamarro-dance, e bifolche contraddizioni religiose, francamente rimane sconosciuto.

Gigione nel suo ampio repertorio, infatti, tratta le tematiche più disparate, passando senza timori da “Te si mangiata ‘sta banana” (fine rielaborazione di “This is the rythm of the night), alla bassezza spirituale di “Padre Pio” (eseguita nel celebre “Live @Pietrelcina”), per tornare ancora a toni più ricercati con “’A campagnola a modo mio”.

Proprio questo ultimo brano gli fa ricevere nelle sue (non verificate) trasferte all’estero il titolo nobiliare di Mr. Campagnola.

Nonostante persino la critica italiana lo abbia sempre ripudiato, insomma, Ciavarola fa incetta di tormentoni e sold-out in tutto il Meridione, diventando in pochissimi anni star di sagre, festival, matrimoni, battesimi ed icona indiscussa della musica trash-popolare moderna.

Sfido a trovare qualcuno nato e cresciuto negli anni ’80 e ’90 tra l’Abruzzo e la Basilicata, che non conosca Gigione, che sia per il sottofondo grezzissimo di “Lecca lecca” alle giostre, o per lo zapping su Retecapri alla ricerca di un poco di figa offline.

Proprio questa scalata televisiva rappresenta la metafora del suo successo, partito dalle emittenti locali (che ci parano il culo quando siamo dalla nonna senza internet) arrivando fino quelle nazionali, che lo vedono di scena senza freni in trasmissioni come il “Maurizio Costanzo Show” o “Quelli che il calcio”, tra il l’imbarazzo di spettatori comunque dal palato non proprio fine.

Come celebra questa fama il nostro divo?
Ovvio: sulla cresta dell’onda e in pieno Italian Style, manco a dirlo mette su una ditta a conduzione familiare, tirandosi dietro un paio di figli (gli inadeguati Jo Donatello e Menayt), prontamente piazzati in tutti i suoi spettacoli fino ai giorni nostri.

Se non vedete l’ora di conoscere meglio anche loro NESSUNA PAURA, vi viene in soccorso il sito internet www.gigioneofficial.it, dove potrete anche tenere d’occhio i prossimi tour ed acquistare tramite PayPal i singoli di tutta la famiglia Ciavarola! (Fantastico no?)

Bene, ora che sapete qualcosina in più di questo colorito artista non potrete più tirarvi indietro nei dibattiti da bar: più bravo Pelè o Maradona? Beatles o Rolling Stones? Meglio Leone di Lernia o Gigione?

Le chiacchiere stanno a zero, fate valere i vostri ideali.

 

 

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