LE RECENSIONI DI GRAVIDE: LA RAZZIA DELLE LOCUSTE

The Locust

 

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Ero con un amico in un Centro Sociale, sprazzi di adolescenza, quando sulle pareti vediamo delle vignette piuttosto interessanti (roba che farebbe tremare il doppio mento a Giovanardi). Il primo dettaglio che ci colpisce però è la t-shirt indossata da uno dei personaggi, forse appartenente ad una band a noi sconosciuta.

La scritta “The Locust” campeggiava sopra il logo di una cavalletta.

Nemmeno il tempo di tornare a casa che noi, teenager curiosi, decidiamo di anteporre la musica alle cagne da guerra, venendo premiati dal web con qualcosa che nemmeno gli antri abissali di Annette Schwarz saprebbero offrire.

Quattro scoppiati in calzamaglia attillata e maschere da insetto, canzoni che durano meno dell’amplesso di un coniglio (per una discografia che ad oggi vanta 1 ora e 40 di tempo, distributa in 4 cd) e una voglia sfrenata di pisciare in faccia ai consueti canoni di musica ed intrattenimento.

Leggendo i titoli dei pezzi pregusti già una rivolta evolutiva, condita da riffoni orecchiabili e slogan socialmente fruibili.

Fortunatamente, NULLA DI PiU’ ERRATO.

Ascolti un pezzo e ti chiedi quanto devono aver sofferto da piccoli, per produrre canzoni di 35 secondi con 18 cambi di tempo, avendo la costante impressione che i tuoi neuroni collassino emettendo flash mulitcolore.

Ecco il gruppo che non ti aspetti, quello che trascende finalmente l’ideale del “fuck the system, fuck the parents”, che sta a metà tra le Ninja Turtles e un vibratore in un frullatore.

Un conto è saltellare con un calzino sul cazzo quando sei l’idolo di donnine umide, o sputare nel piatto dove mangi mentre hai le tasche ricolme di quattrini, un altro è esprimersi con orgoglio a simili livelli.

Questa gente sale sul palco in mutande per urlarti in faccia che per tornare vergine “non basta metterti della pelliccia nel culo per essere un lupo mannaro” (How to Become a Virgin – Plague Soundscapes, 2003) o che “la povertà della Pangea può polarizzarsi molto di più, fino a lasciare due classi: i cazzi e gli schiavi” (Full Frontal Obscurity – New Erections, 2007).

Perchè lo fanno? Perché sono The Locust, l’ottava piaga d’Egitto, che punisce un’umanità merdosa come merdosi d’altronde vi sembreranno loro al primo ascolto (e probabilmente anche al secondo).

2 Comments

  1. Il senso di questa recensione? Sembra quasi che il fulcro centrale e il senso ultimo del testo siano dare sfoggio della capacità dell’autore di farcire l’articolo in modo spropositato di commenti volgari nonsense e riferimenti sessuali decontestualizzati piuttosto che fornire ai lettori una valutazione degna di questa definizione – tralasciando l’oggetto preso in questione, ossia un gruppo semisconosciuto e quello che ora ne sappiamo è meno di prima. Cinque minuti sprecati a leggere questa recensione e altri cinque buttati nelle uniche considerazioni possibili: prima “EH??” e poi “PERCHè?”.

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