LA BILE DI GRAVIDE: TUTTO UGUALE

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Dopo il “silenzio-stampa” di ieri per evitare il solito termitaio di banalità, oggi è -vostro malgrado- il giorno delle nostre citazioni. No, niente poesie o aforismi a parafrasare l’orrore del Nazi-sterminio, o nessuna indifferenza di tendenza che ci faccia sembrare alternativi e superiori alle cataste di cadaveri ammassate sulla coscienza di tutti.

Questo d’altronde è il giorno dopo, quello dove ti dici di aver già dato abbastanza, quello in cui gonfio di orgoglio puoi spegnere l’interrutore della tolleranza, dell’empatia e, perché no, dell’intelligenza.
E puoi permetterti di fare tutto questo, come se non bastasse, con la solidarietà di un’intera comunità che assieme a te si è impegnata a commuoversi tenacemente dalle 00:00 alle 24:00 del 27/01!

Già soltanto in ambito artistico, scorrendo velocemente il catalogo cinematografico (che ammetto non essere di mia competenza), si può notare come sul mercato finiscano sempre prodotti “formato-famiglia” indicati per tale scopo. Qualcosa a misura d’uomo, che solletichi i nostri recettori quel tanto che basta per farci credere sensibili, senza però impedirci di dormire sereni la notte -e pure il giorno-.
Per quanto concerne la musica, che forse mi è più affine, il discorso è leggermente diverso ma non più edificante. Difatti se la tradizione Klezmer ha continuato a tramandare parte di quell’orrore, di contro la scena si è costellata di negazionisti e nazionalisti tronfi e disinformati come al solito, ai quali abbiamo permesso di usare ad hoc la loro ignoranza per rafforzare un carisma musicale altrimenti ingiustificato.
Dal Black Metal, al Punk Oi si sprecano infatti allusioni e riferimenti volti a far sentire l’ascoltatore medio cattivissimo e fascinosissimo, una contro-sensibilità che come uno steroide pompa il loro ego littorio.
Un piccolo giaciglio di fertile riflessione e cocente provocazione però lo possiamo trovare cercando nella Torino anni ’80, quella scossa dai movimenti Hard Core e nichilisti che arrivarono presto ben oltre i nostri confini nazionali.
Nella fattispecie sono i Nerorgasmo, nella persona di Luca Abort, a regalarci uno scorcio differente in merito a tutta questa etica contemporanea. Era il 1993, e nel loro ultimo live a El Paso occupato, il frontman si presentò sul palco in uniforme nazista. A chi lo insultava dalla platea rispose con la sua inconfondibile voce (conseguenza di un accoltellamento alla gola da parte di un gruppo di naziskin nel 1986), rauca ma al contempo stridula e agghiacciante:
«Volevo ricordare alla gente che si scandalizza ancora per queste cose che la nostra società ha assorbito tutto quello che c’era da assorbire dal nazismo, tanto è vero che i viaggi in Volkswagen, le vacanze e la vita come la facciamo noi adesso è quella che era stata programmata allora! E i nostri lager sono il terzo mondo, lontani dagli occhi e lontano dal cuore… Quindi la gente che si scandalizza di fronte ad una croce uncinata messa al collo per provocazione dovrebbe fare un pochino più attenzione a quello che gli gira intorno e alla vita che fa… Perché se vogliamo guardare la nostra società è tutta nazista!»

Il fatto che tale discorso sarebbe stato pertinente nel 1945 come nel 2016 non fa altro che mettere a nudo i limiti della nostra empatia sociale, che si è ripercossa negli anni su di un’intera civiltà.

Per cui al di là della stretta veridicità di tali parole, io credo che chiunque debba essere scottato e scioccato da input come questo, perché ognuno di noi merita una vergogna quotidiana per un peccato originale che abbiamo architettato e messo in atto noi tutti, ma che crediamo di poter guardare da lontano un giorno su 365.

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