LE RECENSIONI DI GRAVIDE: RED HOT CHILI DIAPERS

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Siamo quasi a metà di questo 2016 e già stanno uscendo molti tra i lavori più attesi dell’anno, tra cui quelli di James Blake e dei Radiohead, che pare proprio possano appagare anche le aspettative dei fan più esigenti. Purtroppo però, sofferto e puntuale come il compleanno di una pro-zia, ci arriva tra capo e collo anche il “nuovo” singolo dei Red Hot Chili Peppers.

Se ogni appassionato ha avuto in questi primi mesi dell’anno qualche momento di disperazione, per i numerosi lutti nel mondo della musica, beh sappiate che Dark Necessities è qualcosa di ancor più triste!

La band californiana, ormai in attività da 33 anni (pure Cristo a una certa aveva detto basta), non sembra volersi arrendere al tempo che passa portando via con sé idee ed energie ed ha deciso di sfornare l’ennesimo album. L’inadeguatezza dei Chili Peppers è un argomento che infiamma bar, sale prove e rifugi nerd veramente da troppo tempo: in molti dicono che il gruppo si sia spento dopo il disco By the Way del 2002, alcuni lo seguono ancora sognanti farneticando di idee mai viste e groove senza tempo, altri infine ci avevano già messo una pietra sopra al primo ritorno di John Fruscinate –con Californication, 1999 ndr-.

Va detto che I’m with You (2010), il primo lavoro con Josh Klinghoffer a sostituire il sempre più profugo Frusciante, aveva fatto storcere il naso in maniera trasversale. Un disco insipido, che sapeva di minestra riscaldata (e per intenderci, non la minestra di Blood Sugar Sex Magik, ma quella di Stadium Arcadium) ma si sa, l’entrata di un nuovo membro -porno esclusi- porta sempre a fasi di transizione piuttosto lunghe.

Per cui l’uscita dell’album The Gateway e del suo primo singolo sarebbero state la prova del 9 riguardo all’attuale stato di salute della band, a prescindere da scosse di assestamento e tour europei scialbi ed incolori.

Del nuovo disco, iniziato nel 2015 e dato in pubblicazione per il 17 giugno 2016, si sapeva ben poco fino ad una decina di giorni fa, ma nonostante ciò aleggiava la solita, ingenua, attesa elettrizata. Ci sarebbe stato ancora Klinghoffer alla chitarra (male) ma il lavoro sarebbe stato orfano del produttore storico della band, Rick Rubin (malissimo), in favore del musicista Danger Mouse.

A rovinarci definitivamente la festa poi è arrivato il primo estratto, Dark Necessities appunto, che il gruppo ha deciso di far uscire il 5 maggio e che lascia non poche perplessità.

Fai partire il pezzo e già sentendo quell’intro che fa un po’ Scar Tissue, ma anche un pochino Parallel Universe, ma anche un pochinoino By the Way, capisci che qualcosa è andato storto. Difatti da lì in poisi susseguono 5 minuti di banalità ed idee latitanti, che sembrano logorare persino le indiscusse capacità tecniche della band.

Per la prima volta neppure Flea, il geniale bassista dei Chili Peppers, è esente da questa condanna con le sue linee che di colpo si fanno sciatte e prevedibili, sembrando quasi l’ombra di quelle pelviche slappate che hanno tenuto a galla il gruppo persino negl’anni più travagliati.

Dark Necessities è davvero tutto qui: un intro già sentito, un riff piatto, delle tastierine nei ritornelli (cantati sempre peggio da Mr. Kiedis) e un assolo come tanti.

Per rispetto verso una delle band che mi ha svezzato e che ricorderò per sempre, seppur malinconicamente (come si fa con le ex ragazze diventate insopportabili che però facevano lavori di bocca da manuale), non aggiungerò altro ed aspetterò piuttosto rassegnato l’uscita di The Gateway prima di accanirmi come un invasato.

La vecchiaia è una brutta bestia, come diceva sempre mia nonna.

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