LE RECENSIONI DI GRAVIDE: THEM CROOKED VULTURES

THEM CROOKED VULTURES
(uccelli con i controcazzi)

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Buon giovedì a voi, sparuti lettori de “L’Insicuro”. Non ci crederete ma oggi vi presenterò un album che non mi nausea, e anzi, che inserirei al volo nella modesta Hall of Fame dei “dischi capolavoro motherfuckers thunderblast apocalypse ratajkowski”, ossia Them Crooked Vultures.

Questo è il primo lavoro in studio dell’omonimo supergruppo formato da nientepopodimeno che (vi siete mai chiesti chi l’avrà inventata sta locuzione merdosa? Uno tipo Scilipoti) Josh Homme (Kyuss, QOTSA) a voce e chitarra, John Paul Johnes (pure il nome c’ha groove, Led Zeppelin) al basso ma non solo e Dave Ghrol (Nirvana) alla batteria.

Un album divertente e variegato, nato in una manciata di mesi e pubblicato nel 2009 con una naturalezza che può venire solo da gente con due palle così!

Anche perché non fare un “mapassssone” (Bruno Barbieri rulez) quando si ha a che fare con Dream Team del genere non è poi così facile come può sembrare, specie se si è già delle spocchiose rock star interplanetarie! Ed invece influenze ed esperienze si equilibrano in un’alchimia troppo esplosiva per essere pensata a tavolino con pianoforte e pentagramma. Non a caso l’entusiasmo che trapela da questo lavoro sembra provenire direttamente dagl’artisti che l’hanno plasmato, dalle loro jam e dai loro silos di droghe colorate. Questa percezione sembrando del tutto genuina, non scade nel tempo (presente la delusione delle chewing-gum al gusto anguria, che dura massimo 12 secondi?),al contrario si amplia maggiormente ogni volta che vi metterete lì ad ascoltare.

Non mi credete? Guardate su Youtube come vengono suonate live queste canzoni e ditemi se non state cercando di entrare anche voi nello schermo del vostro pc, gasati e sculettanti.

I 13 pezzi infatti offrono 66 minuti di un rock (no, non pensate a Ligabue, ve ne prego) granitico e trascinante, dove a turno spiccano le molteplici vene creative degli autori: dall’hard blues di No one loves me neither do I”, che ci ricorda chi sia Sir J. P. Johnes, passando per il delirio di “Mind eraser, no chaser”, riconducibile ai trip goliardici di Homme & co. , per finire in bellezza saltellando tutti come pingui tacchini sotto le note di “Gunman” (probabilmente il brano migliore del disco).

L’album quindi è quello adatto per ogni occasione: che siate in macchina, sul cesso o in chimica, e seppur spinto, non stanca mai l’orecchio dell’ascoltatore grazie a questa variopinta alternanza di atmosfere, tempi e dinamiche che fanno di ogni canzone un’esperienza a sé stante, collegata ma ben distinta dalle altre dodici!

Però ora, prima di sbrodolarmi tutte le mutandine, vi consiglio vivamente di smettere di leggere questa recensione del cazzo e di scaricarvi tout court Them Crooked Vultures, uno dei dischi rock meglio riusciti degli ultimi 15 anni!

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