LE SFIDE DI GRAVIDE: BATTLEFLOW PT.1

 

Round 1.
Salve a tutti, un uccellino mi ha detto che finalmente i Rage Against The Machine vogliono fare a botte con i Limp Bizkit.


Proprio così, meno di una settimana fa il bassista dei RATM ha rilasciato un’intervista molto pacata alla rivista musicale meno musicale di sempre, Rolling Stronz. Evidentemente eccitato dagli steroidi, Tim Commerford -che rimane uno dei miei bassisti preferiti- la mette di giustezza: «Chiedo scusa per i Limp Bizkit. Davvero. Mi sento male al pensiero di aver ispirato una merda del genere».

Gli screzi hanno radici lontane, risalenti alle nomination degli MTV Music Awards del 2000 per il “Best Rock Video”; premio andato al pezzo Break Stuff di Durst e soci (a scapito proprio di Sleep Now in the Fire dei Rage Against The Machine).

In quell’occasione Timmy C. si era arrampicato sul fondale del palco in segno di protesta, dondolandosi come un gorilla tatuato in procinto di pisciare in testa a quattro gasati per marcare il territorio.

Capirete che si tratta di una chance troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire, per cui fuoco alle polveri e sotto con le mazzate!

VIDEO BATTLE.


Partiamo dai Limp Bizkit, premettendo due cose fondamentali: la prima è che si sono sempre definiti dei fan sfegatati della band di De La Rocha e la cover goffa (stile bimbi in sala prove) di “Killing in the Name” non manca mai nei loro live. La seconda è che sono un gruppo che sta parecchio sul cazzo al resto del panorama musicale, con Eminem -tra i tanti- che più di una volta le ha promesse a Fred Durst.

Forse è proprio per questo che Break Stuff si affida a quel tipo di video pieno zeppo di gente, che finge -malissimo- di divertirsi e di farsi trasportare. Per tutta la durata del pezzo, infatti, personaggi celebri e non si susseguono davanti alla telecamera scimmiottando in playback le liriche del pezzo.

Presente quando ai concerti fai salire sul palco quella ubriaca e sudata come un bufo, solo perché l’unica ad avervi cagato tutto il tempo? Ecco.

Il video fa anche una certa tenerezza se si prova a immaginare la band intenta a mandare inviti sui cartoncini colorati che recitano cose tipo: “ehi amichetto Snoop Dogg, se ti faccio una torta di fumo a 6 piani ci vieni alla mia festa?” oppure “Ciao Jonathan Davies, so che a scuola mi hai abbassato i pantaloncini davanti a tutti durante l’ora di ginnastica, ma vuoi provare ad essere mio amico durante le riprese del video?”.

Si sa, quelli di MTV sono dei teneroni (basti pensare a programmi come “16 anni e incinta”, “16 anni e incinta di nuovo” e “16, 4 figli e forse dovevo studiare invece di fare ammucchiate”), per cui non stupisce che anche a loro sia scesa la lacrimuccia davanti alla triste storia del piccolo Freddy.

Però ora le cose si stanno facendo troppo esaurienti e dettagliate -ho una reputazione da difendere-, per cui chiudiamola qui e aspettiamo giovedì prossimo per sapere se la premiazione sia stata guidata solo dalla compassione o se magari (magari eh) ci fosse dietro anche del merito.


To be continued.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *