LE SFIDE DI GRAVIDE: BATTLEFLOW PT.2

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Round 2.

Buon pomeriggio cari lettori, ci eravamo lasciati la settimana scorsa con il video di Break Stuff, più forzato ed inverosimile dei CFNM parties su Nudevista. Oggi quindi toccherà ai Rage Against the Machine replicare, dando seguito alle accese provocazioni del loro bassista, perpetrate per una quindicina d’anni (tanto per essere coerenti).

E’ ora di analizzare perciò il video di Sleep Now in the Fire, dietro al quale si cela un aneddoto piuttosto singolare: le riprese si basano su una performance live della band fatta a Wall Street, in segno di protesta.


 

Questo concerto improvvisato portò addirittura alla chiusura della Borsa quel giorno a causa del caos e della folla sollazzata dalla piacevole sorpresa -tra cui molti dipendenti della stessa New York Stock Exchange, che potete ammirare nel video con dei sorrisi ebeti da turisti giapponesi-.

A completamento del cortometraggio, queste scene vengono inframezzate da una grottesca parodia di un celebre format televisivo: “Chi vuol essere fottutamente ricco?”, dove l’americano medio -e mica solo lui- cade dalla Montagna del sapone ignorando lo stato di povertà in cui versa la maggior parte dei suoi connazionali.

A condurre questo guazzabuglio bolscevico, in cabina di regia, c’è ovviamente Michael Moore (quello che per protesta contro le multinazionali dei fast food si mangia le mucche intere, per capirci). Lo si può intravedere anche nel video stesso, mentre arranca contro il suo nemico dichiarato: le scale.

Si stanno “discutendo” le due clip, ma anche guardando solamente i testi potremmo renderci conto dell’enorme differenza che passa tra queste due band.

Da una parte il gruppo un po’ stereotipato dei bulletti del quartiere, in puro stile USA, fa lo spaccone con una diade sociopatica di “ti spacco la faccia/mi sento una merda”. Mentre dall’altra ci sono gli inegralisti che la luce in fondo al tunnel non la vedono manco per sbaglio (ad oggi non si registrano testi di De la Rocha che non abbiamo forti tinte politiche).

Lo scontro perciò fin qui sembrerebbe ad armi pari ma la differenza in piena zona Cesarini è costituita da un piccolo particolare, la giocata del singolo che spacca in due la partita.

La questione infatti è che, diversamente degli altri membri di entrambi i gruppi, Zack De la Rocha ha sempre evitato di sputare nel piatto dove mangiava, o meglio, in quel piatto non ci ha mai voluto mangiare.

Al frontman dei RATM prendeva uno shock anafilattico quando si rendeva conto che i suoi dischi portavano al successo la band, invece che aiutare la lotta di classe in Chiapas (dai, non ridete); finendo poi per uscire dal gruppo -allora all’apice del successo- con un magone esistenziale che manco a John Frusciante se si drogasse con Giacomo Leopardi.

Per cui alla fine della fiera ragazzi, al 90’ la spuntano i Rage Against the Machine, con l’unico rammarico -anche a detta di Tim Commerford- di non aver buttato giù quel merdosissimo fondale in testa ai Limp Bizkit, agli MTV Music Awards di quindici anni fa.

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