LE SFIDE DI GRAVIDE: INDIECAP MATCH pt.1

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Round 1.

Già con le palle a pezzi dopo l’ennesimo lunedì? Non temete fanciulli, perché una nuova settimana questa volta coincide con una nuova Videobattle!

Oggi ci si scontra in nome del famigerato Made in Italy musicale tra alternativi di vecchia e nuova generazione, una sfida tra il Teatro degli Orrori e gli sbarbinissimi Ministri; che sicuramente non mancherà di far togliere un po’ di biancheria alle fan più lanciate (sennò figurati se mi mettevo a recensire roba di sta gente).

Per raggiungere questo strip level per forza di cose inizieremo analizzando il nuovo video del Teatro: “Lavorare stanca” (ma dai?), dove Capovilla appare il meno possibile, continuando giovedì -se ci arrivo- con “Noi Fuori” della band milanese.

Iniziamo subito col dire che persino un gruppo inizialmente così innovativo, romantico ed alternativo se passa anni a fare sempre le stesse cose, dopo un po’ magari ti rompe pure le palle.

Osho diceva: “Donna che si platina molto fica, ma se continua per tutta vita poi ti sembra di scopare Cambiasso”.

Perché okay, lo stile ed il background uno difficilmente li può cambiare -e se succede tutti cagano il cazzo che sei un venduto-, però a una certa devi riuscire a muoverti da dove sei partito. Non per niente ci troviamo qui a parlare dell’ennesimo pezzo “carino” del Teatro degli Orrori, che sebbene vanti un testo ed un video ben fatti, nulla aggiunge a ciò che la band ci ha già donato negli ultimi dieci anni.


 

Il video appunto, un’idea classica che forse per un gruppo così non è nemmeno la migliore. Si tratta infatti di un lyric video che, sebbene sia stato assemblato sapientemente con il supporto di immagini veloci, forti e pertinenti, non valorizza probabilmente testi con una cadenza così monotona e ripetitiva. Forse andrebbe solo stabilito se l’effetto “lavaggio del cervello tramite condizionamento per immagini subliminali” sia voluto o meno, perché è già assodato invece che i vari fotogrammi, per interessanti che siano, non bastino a farci cambiare idea sulla canzone in sé.

L’indolenza di Pierpaolo Capovilla è un marchio di fabbrica della band, la sua fobia del canto pure, ma porca troia non puoi parlarle tutte uguali, perché puoi essere pure Baudelaire, ma non hai comunque capito che stai rovinando la tua band.

La parte strumentale difatti è gradevole, aggressiva e con un basso d’assalto, peccato che sia sabotata sia dalla suddetta prosa che da coretti strampalati che ti attorcigliano lo scroto. Occhio, perché arrivano all’improvviso, modulando con la stessa musicalità di una forchetta sulla lavagna.

Tutto ciò non gioca -ovviamente- a favore del nuovo singolo del gruppo, al lancio del proprio album omonimo che prego l’Universo non sia stracciacazzi e piatto come questo pezzo pilota. Una cosa che addirittura tiene in vita, nella sfida, persino dei lavativi debosciati come i Ministri.

  a giovedì,

To be continued.

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