ALPINO OECONOMICUS

L’Adunata degli Alpini se n’è andata e con lei il camper parcheggiato in piazza Venezia.

I fiumi di spazzatura che hanno inondato le strade sono spariti magicamente nel giro di una notte o poco più, le scuole hanno riaperto, i cerchi alla testa si sono dissolti.

La piccola città invasa ha resistito all’onda d’urto di oltre mezzo milione di persone che in tre lunghi giorni sono riusciti ad occupare 68 palestre ed ogni singolo b&b, stanzetta con bagno in comune, materassino gonfiabile da Borghetto ad Ora. Un numero su tutti dà il senso pratico di cosa è stato: i bagni chimici installati per l’occasione erano 900. E non sono bastati.

 

Cosa rimane? Sicuramente il gusto di una cosa grossa come non se ne vedono quasi mai nelle nostre piccole cittadine di provincia. Un video Instagram delle frecce tricolori con la Paganella sullo sfondo. La soddisfazione del Presidente della Provincia, Ugo Rossi, per il funzionamento perfetto della macchina organizzativa trentina, ben oliata e strutturata, che ha saputo mettere in campo tra gli altri 140 agenti della polizia locale a cui si sono aggiunti 800 volontari della Protezione Civile A.N.A., 5 elicotteri, 8 punti medici avanzati distribuiti in aree strategiche della zona rossa, 3 presidi di prima assistenza, 2 ospedali da campo, 20 quadre di soccorritori a piedi muniti di defibrillatore.

Ciò che resta e resterà in larghissima parte a Trento sono principalmente i 120 milioni di euro di indotto, generati da 500.000 persone, piumate e non, che hanno mangiato, dormito, bevuto in una città di meno di 120.000 abitanti, abituata a concedersi una passeggiata domenicale al lago, ma non di certo avvezza a riversarsi per le strade del centro dalla mattina fino a notte fonda.

A trarne beneficio sono stati prima di tutto i commercianti. Spine di birra sono sbocciate come margherite ad ogni angolo, anche grazie alla forte sburocratizzazione per gli esercizi pubblici di cui si è fatto promotore l’assessore Roberto Stanchina. Non sappiamo quanti fiumi di alcol siano stati versati in questi tre giorni, un dato però lo possiamo trarre dai consumi della scorsa edizione dell’Adunata: a Treviso sono andati bevuti 2 milioni di litri tra birra e vino e a girare per il centro verso le tre di mattina si aveva proprio l’impressione che anche Trento si attestasse sui ritmi veneti. Le principali strade di passaggio si sono decorate di tricolori ma anche di banconi e banchetti, con posate e stoviglie riciclabili dal gusto ecofriendly, dietro ai quali si affannavano intere generazioni di coscritti 2000 e 2001, tanto che viene da sperare che le ore contassero come alternanza scuola-lavoro, come per i loro coetanei messi a presidiare i punti di raccolta della differenziata. (http://www.ladige.it/news/cronaca/2018/04/24/adunata-eco-sostenibile-posate-stoviglie-riciclabili)

Le strutture alberghiere vicine e lontane hanno registrato il tutto esaurito e molti – ma non tutti – hanno trovato il modo di applicare tariffe speciali, corrispondenti ad un multiplo del prezzo generalmente applicato per un normale weekend fuori porta. Chi aveva una casa in centro e poteva andarsene ha sperimentato i vantaggi della sharing economy: qualche foto con il cellulare alla camera da letto ed Airbnb ha fatto il resto.

Insomma, se qualche barista “Amico degli Alpini” ha gongolato contando gli incassi domenica sera non lo si può certo biasimare: è stata un’occasione di festa, di parate ufficiali, ma – lo si deve ammettere senza vergogna – anche ghiotta dal punto di vista economico per tanti.

 

Per la 91° Adunata, la Provincia di Trento ha investito 1,2 milioni di euro, giusto un centesimo dell’indotto stimato. Di questo circa 42 milioni torneranno nelle casse trentine sotto forma di  introiti fiscali per effetto delle varie quote di compartecipazione ai tributi erariali, tra cui il 90% delle imposte sui redditi (Irpef e Irpeg), i 7/10 sull’IVA e una parte di alcune altre entrate tributarie. Da considerare è poi l’imposta provinciale di soggiorno che si è aggiunta al costo della camera per gli oltre 250.000 che si sono fermati almeno una notte: non è molto alta, varia da 0.5 a 2.5 euro, praticamente nel peggiore dei casi un caffé e brioche, ma se il moltiplicatore ha molti zeri a destra il risultato diventa bello grosso.

Se proprio si voglio fare i conti della serva, dobbiamo anche aggiungere una parte di introiti sui pedaggi autostradali in quanto Autostrada del Brennero è partecipata in larga parte da enti pubblici tra cui spicca la Regione Trentino Alto Adige con più del 32% e la nostra Provincia con il 6%. Tale entrata addizionale non è irrilevante se si considera che, secondo le prime stime, nella sola giornata di domenica le sbarre del casello di Trento si sono alzate 17 mila volte per far passare pullman, auto e il Presidente Mattarella.

Forse dimentichiamo qualcosa, ma il punto è che gli alpini portano soldi, tanti, in pochi giorni.

Non solo a Trento – anche se nella provincia autonoma un po’ di più – ma a tutte le città che ospitano l’Adunata e questo fa bene all’economia territoriale e familiare. Tanto da giustificare qualche strappo alle tante regole. Solo per tre giorni, poi si pulisce.

 

Benvenuti a Trento, città della qualità della vita” titola la Guida all’Adunata 2018, ricordando come il capoluogo trentino, incastonato tra le Dolomiti e bagnato dalle scintillanti acque dell’Adige, sia da vari anni in testa alle classifiche come locus amoenus per la qualità dei servizi, le lunghe piste ciclabili e l’attenzione alla cultura. Tra i punti di forza sponsorizzati nel depliant si cita il polo universitario, anch’esso “ai primissimi posti nelle classifiche nazionali per qualità dell’insegnamento e dei servizi agli studenti”.  L’università può innescare per Trento “un processo di cambiamento del tessuto sociale urbano”, ma così ad oggi non è, con buona pace per le 400.000 copie di volantini stampati.

Gli iscritti all’università sono circa 16.000, non è un Ateneo enorme, ma una su sette delle persone che incrociate per via Manci è uno studente. Una su dodici è un fuorisede, paga un affitto di circa 250€ al mese, fa la spesa alla coop, beve shampagnone a 2€, ma solo fino alle 23 perché poi scatta il coprifuoco.

Si chiude in casa con qualche amico a fare cene a base di pasta al tonno, ma poi c’è chi bussa alla porta e nel migliore dei casi è un vicino incazzato e non la polizia.

Durante l’Adunata si sono viste scene che neanche nei peggiori bar di Caracas, ma gli alpini vanno, gli studenti restano. E questo, fosse anche solo dal punto di vista economico, è un bene. Per tutti.


Fotografia di Hajar Boudraa
Grafica di Benedetta C. Vialli


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