ATTENTI AL CANONE (E AL PADRONE)

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Esistono due tipologie di persone: quelle che pagano il Canone Rai e quelle che quando se ne parla fingono di ricevere una chiamata tornando solo a discorso concluso.

Quando si affronta l’annoso tema è bene innanzitutto conoscerne la provenienza. Molti pensano che sia una sorta di punizione divina, in realtà la storia è leggermente diversa ma -come vedrete- altrettanto sorprendente.

È il lontano 1938 quando il nostro beneamato re Vittorio Emanuele III Imperatore d’Etiopia, per grazia di Dio e per volontà delle nazioni, con il sostegno di Benito Mussolini, promulga la legge sul tanto odiato Canone. Il Regio decreto stabilisce infatti che chiunque detenga uno o più apparecchi atti alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del Canone di abbonamento. Probabilmente colpito da un moto di possessività, il re stabilisce come tutto ciò che circoli nello Stato italiano sia di suo dominio, e quindi anche le onde radio-video.

Perché parlare al presente di una legge così vecchia? Perché ancora oggi l’abbonamento Rai si basa su questa norma. Nonostante numerosi tentativi nessuno ha mai voluto è mai riuscito ad abrogarla, neanche l’impavido Governo Berlusconi con il suo famoso quanto discusso Taglia-leggi del 2010 col quale vennero cancellate 375mila norme.

Detto ciò non vi sorprenderà il fatto che ogni governo susseguitosi nel tempo abbia tentato invano di modificare una legge tanto retrograda quanto aggirabile, finendo col rassegnarsi ogni volta alle parole di un re spodestato dalla Repubblica quasi 70 anni fa.


Da un paio di mesi si è tornati sull’argomento con tanto di speciali dei TG nazionali e inviati sul campo. A ottobre 2015 il governo Renzi ha infatti inserito nella Legge di stabilità (una manovra economica probabilmente in vigore dal 2016 e che si aggira tra i 27-30 miliardi di euro) la riforma della tassa più odiata al mondo. Secondo le previsioni il Canone verrà inserito nella bolletta della luce e tutti o quasi saranno costretti a pagare. Consapevole del malcontento che avrebbe generato tale provvedimento, il magnanimo Presidente ha subito decantato uno scontone del secolo -della serie paghi 2 prendi 1– con la riduzione della quota di ben 13,5 euro (da 113,5 a 100).

Inoltre -stipulando un patto di sangue- Renzi ha promesso che entro due anni l’imposta verrà progressivamente ridotta fino ad arrivare ad 80 euro. A tal proposito è ormai chiaro come il nostro Primo ministro abbia una sorta di feticismo per il numero 80 (vedi 80 euro in busta paga per i lavoratori dipendenti).

Poco furbamente l’annuncio non è stato però preceduto da una chiamata di cortesia per avvisare le 461 ditte fornitrici di energia elettrica. Forse offese dal mancato invito al gran galà di Palazzo Chigi, quest’ultime si sono subito dichiarate contrarie in quanto non intenzionate a trasformarsi in “riscossori dello Stato”.

Il Codacons ha prontamente inviato i consumatori a boicottare il provvedimento ancora in fase di discussione. Qualora venisse inserito nella bolletta, il mancato pagamento del surplus di 100 euro potrebbe causare il distacco della fornitura elettrica, con drammatiche conseguenze: ebbene, mentre sta per essere rivelato il volto del nuovo figlio illegittimo di Brooke Logan, il tecnico dell’Enel potrebbe farvi visita impedendovi di dormire sogni tranquilli e obbligandovi a mangiare tutto il cibo in frigo prima che marcisca.

Secondo le stime il Canone oggi è evaso da circa il 30% degli italiani, con una perdita per lo Stato di 500-600 milioni di euro a fronte di 1,5 miliardi di entrate. L’inserimento dell’imposta nella bolletta garantirebbe il doppio degli introiti (considerando solo le utenze private).

Dopo una serie di smentite e ritrattazione, poche ore fa l’annuncio ufficiale: il Canone verrà pagato in 10 rate mensili, addebitate sulle fatture emesse dall’impresa elettrica. Giovedì la Legge di stabilità approderà al Senato. Ancora nulla di definitivo insomma, in quanto la legge dovrà essere prima approvata e solo allora entrerà in vigore.

Di appurata c’è solo -come in passato e presumibilmente in futuro- la possibilità di evadere il Canone rendendo vana qualsiasi riforma che non consideri l’istinto primordiale dell’italiano medio: fregare prima di essere fregato.

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