BEATA POLONIA, E LA BANDIERA?

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A pochi giorni dal suo insediamento, la prima ministra polacca Beata Szydlo è già riuscita a indignare gli europeisti di mezzo mondo. Nella prima conferenza stampa tenuta a Varsavia dalla neo-presidente vi era un grande assente: la bandiera europea. La scelta ovviamente non era dettata dal caso. Va intesa come una forma di protesta simbolica ma incisiva voluta dal nuovo governo.

Per capire i motivi di tale decisione bisogna fare un passo indietro. Tranquilli non ci servirà la DeLorean DMC-12 usata in Ritorno al Futuro, si tratta solo di qualche settimana.

A ottobre si sono tenute in Polonia le elezioni legislative. Per la prima volta dal dopo guerra la sinistra è stata esclusa dal Parlamento, il partito Diritto e Giustizia (PiS) è divenuto il primo del paese e Beata Szydlo è stata nominata premier. Nonostante durante la campagna elettorale i toni siano stati abbastanza moderati, l’ideologia del partito di destra non lo è affatto. Euroscettico per antonomasia e contro il federalismo europeo, sostiene la reintroduzione della pena di morte, si oppone fermamente alla legalizzazione dell’eutanasia, alle unioni omosessuali e alla liberalizzazione delle droghe leggere.

La netta presa di posizione dei cittadini ha spiazzato molti. L’economia del paese infatti, negli anni della crisi, sotto legida degli europeisti di Piattaforma Politica (PO), è stata l’unica in Europa a non essere andata in recessione, con un tasso di crescita previsto del 3,5% e una disoccupazione sotto il 10.

Tornando alla questione bandiere…

La presenza unicamente di bandiere polacche alle spalle di Szydlo non è sfuggita agli attenti cronisti subito pronti a chiedere spiegazioni per alzata di mano, un po’ come avviene in House of Cards dopo un discorso alla stampa di Frank Underwood. La presidente ha specificato che d’ora in poi, in tutte le conferenze stampa in cui si tratteranno temi nazionali, verranno esposte solo le bandiere rosse e bianche. La premier ha aggiunto che in tempi difficili come quelli in cui ci troviamo -riferendosi probabilmente al terrorismo internazionale- essere parte della Nato e dell’Unione europea costituisce una fortuna.

Il messaggio è chiaro: grazie UE ma a casa nostra facciamo come vogliamo!

La decisione risulta in realtà anomala quanto prevedibile. Il partito della neo-leader si fa portavoce di un popolo sempre più diffidente nei confronti delle istituzioni comunitarie. Le critiche mosse durante la campagna elettorale riguardo le politiche migratorie dell’UE, hanno ulteriormente accentuato il nazionalismo polacco. È bene però ricordare che la Polonia è il primo beneficiario dei fondi europei, tanto da essersi aggiudicata 80 miliardi di euro nel periodo 2007-2013 e 82,5 nel periodo 2014-2020. Troppo comodo ritirare la paghetta dalla nonna e poi non andarla più a trovare per tutto l’anno.

La provocazione di Szydlo non sarà certo la sola che ritroveremo nel corso del suo mandato. Del resto, essendo il suo un partito dichiaratamente euroscettico, non ci si poteva aspettare altrimenti. Chissà però cosa direbbero i Padri fondatori vedendo la bandiera dell’UE, pensata per porre sotto uno stesso simbolo Stati accomunati da un comune obiettivo, negata da uno dei suoi stessi membri.

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