IL DOGGY BAG STYLE FRANCESE

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Si sa, gli altri Paesi europei sono sempre all’avanguardia rispetto alla retrograda e puritana Italia, a gran sorpresa anche quando si parla di cibo. La Francia ha infatti deciso di affrontare un problema che affligge tutti i Paesi sviluppati prendendolo per la coda. Stiamo parlando dello spreco di cibo che il Governo di Manuel Valls ha deciso di scongiurare tramite una legge specifica obbligando i ristoranti a fornire contenitori per gli avanzi a fine cena.

Emulando gli americani -ormai da anni abituati a questo rito- l’Europa si fa strada in un campo prima a molti sconosciuto, per alcuni al limite del tabù. Dopo che Michelle Obama nel 2009 aveva chiesto una confezione per gli avanzi in un noto ristorante romano, l’ormai soprannominato doggy bag è quasi moda. Dico quasi perché la maggioranza ignora il significato del termine, associando doggy a categorie di YouPorn e bag alla borsetta di carta a disposizione dei padroni di Fido nei parchi pubblici (anche quella ancora sconosciuta ai più).

Arrestando la vostra perversa fantasia, vi dico subito che la doggy bag è semplicemente un contenitore volto a conservare gli avanzi del cibo consumato al ristorante. Nulla è ovviamente lasciato al caso. L’etimologia del termine si lega infatti all’idea che l’avanzo sarebbe destinato ai nostri scodinzolanti amici animali. Ma parliamoci chiaro, si tratta chiaramente solo di un alibi. Le pietanze sono destinate a essere mangiate nel corso del pasto successivo o -per i più temerari- in occasione dello spuntino di mezzanotte.

Nonostante il fine sia più che lodevole, gli italiani -e il sud Europa in generale- sembrano considerare l’usanza motivo di imbarazzo. Mentre noi ci preoccupiamo di cosa penserà il cameriere della nostra anomala richiesta, c’è chi obbliga i ristoratori a fornire il contenitore della vergogna. Dal 1° gennaio 2016 in Francia i ristoranti che servono almeno 180 pasti al giorno, se il cliente lo richiede, devono fornire la doggy bag.

Il Paese non è certo nuovo a programmi anti spreco. Da maggio 2015 gli esercizi commerciali di almeno 400 metri quadrati sono obbligati a smaltire cibi prossimi alla scadenza cedendoli a reti di volontari sparsi sul territorio, evitando quindi che vengano gettati. Chi sgarra paga e anche parecchio. Per gli indisciplinati scatta una multa fino a 75mila euro o la reclusione fino a due anni.

Anche in Italia qualcosa sembra muoversi. Un esempio di perseveranza viene da un settantaseienne trentino ospite di un albergo della zona. A fine pasto il signore avrebbe chiesto la possibilità di portare via gli avanzi vedendosi negata la richiesta. A seguito di una sfuriata, l’anziano è stato denunciato per ingiurie dal proprietario dell’hotel. La Cassazione lo ha però scagionato da ogni accusa sottolineando come la pratica sia ormai diffusa e quindi è opportuno che i ristoratori la assecondino.

Chissà se il nostro temerario trentino riuscirà a farsi pioniere del doggy bag, portando gli scettici italiani ad adattarsi a usi tutt’altro che deplorevoli.

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