IL LAVORO NOBILITA O DEBILITA L’UOMO?

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Il lavoro ti stressa? Non ne puoi più di vivere per lavorare? Non ci vedi più dalla fame? Ecco la soluzione: trasferisciti in Svezia, precisamente a Göteborg.

Ispirandosi probabilmente agli statunitensi -stacanovisti per eccellenza almeno stando alle serie TV– ed alle loro innovazioni in campo organizzativo, nel 2014 il governo cittadino di Göteborg ha stabilito il passaggio dalle 8 alle 6 ore lavorative.
Con lo scopo di aumentare la produttività e l’efficienza dei lavoratori, il taglio delle ore è stato applicato in tutti gli uffici pubblici ed in alcune aziende private.

Il paese scandinavo si è fatto precursore di una tendenza predetta, in tempi non sospetti, dal gallese Bertrand Russell. Il filosofo, matematico, politico inglese, esponente di spicco del movimento pacifista e vincitore del Premio Nobel per la letteratura 1950 -giusto per non farsi mancare nulla-  sosteneva già negli anni ‘30 come la diffusione della tecnologia avrebbe portato ad una progressiva riduzione delle ore lavorative. Nel suo “Elogio dell’ozio” teorizzava la necessità di lavorare massimo quattro ore al giorno. Non fatevi ingannare dalla copertina. L’intento non era trovare una escamotage per trastullarsi allegramento, piuttosto garantire una maggiore efficienza lavorativa.

Guardando all’Italia il primo intervento politico per salvaguardare i lavoratori da estenuanti turni e sfruttamento, fu di Giovanni Giolitti. Nell’Italia di inizio ‘900 vennero introdotte per la prima volta precise norme per il lavoro. Il numero magico -se ve lo steste chiedendo- era 12: massimo 12 ore lavorative al giorno e minimo 12 anni per lavorare.

Guardando oltre oceano gli esempi si sprecano. Uno tra tutti l’imprenditore messicano Carlos Slim Helú. Da noi nessuno -o quasi- sa chi sia, in Messico è tutt’altro che un estraneo. Stando alla rivista Forbes, dal 2010 al 2013 è stato l’uomo più ricco del paese. Il magnate delle telecomunicazioni è un fervente critico del capitalismo moderno tanto da aver formulato una ricetta per contrastarlo: 3 giorni di lavoro a settimana, 11 ore al giorno.

Sempre al di là dell’Atlantico, ma questa volta un po’ più a nord, il fondatore di Google Larry Page appoggia coloro che si battono per la riduzione dell’orario lavorativo. Google ha fatto suo un modello organizzativo atipico. I collaboratori possono usufruire di numerosi svaghi: dagli angoli morbidi che farebbero invidia alle scuole materne di mezzo mondo, sale gioco con biliardo e solo Dio sa quale altra diavoleria, palestre e spazi in cui scambiarsi idee o le fidanzate.

Mentre i comuni mortali devono accontentarsi di una scadente macchinetta del caffè, nella Silicon Valley Google investe in una forma di organizzazione volta a stimolare la creatività dei propri dipendenti fornendo loro tutti i comfort all’interno dell’azienda, facendola sembrare -per i più invidiosi- quasi una setta.

#tuttomoltobello

Di ritorno da L’Isola che non c’è ci si accorge di come sia improbabile per una piccola-media impresa ridurre le ore lavorative dei propri dipendenti mantenendo lo stipendio invariato. Ancora meno plausibile l’installazione di un parco giochi nel cortile interno della sede. Non a caso le innovative -per quanto visionarie- proposte arrivano da magnati dell’industria o da ex bambini prodigio come Larry Page e Mark Zuckerberg, i quali nella loro breve quando ammirevole vita, hanno probabilmente lavorato più di qualsiasi centenaria non ancora prossima alla pensione.

In ogni caso tentar non nuoce. Trasferitevi in Svezia, almeno avrete due ore in più per dedicarvi a voi, ma tanto so che tornerete. Vi mancherà la pizza.

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