ITALIA SÌ, ITALIA NO: IL REFERENDUM DEI CACHI

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Ci siamo.

Al Referendum costituzionale sulla riforma Renzi-Boschi manca solo una manciata di giorni e anche L’Insicuro ha deciso di entrare nel merito perché, insomma, ci pareva che l’argomento non fosse stato ancora abbastanza coperto.
Quello che vi vogliamo proporre è un breviario sulla campagna referendaria che in questo autunno ci ha investito -nel senso letterale del termine- lasciandoci attoniti e stremati.
La nostra intenzione non è quella di chiarire le vostre idee, ma sappiamo anche che complicarle ulteriormente è qualcosa che trascende i limiti del possibile.
Pochi sono stati, infatti, gli aspetti chiari del Referendum del 4 dicembre.
Per prima cosa, paradossalmente, la data del voto. Inizialmente il Referendum si sarebbe dovuto tenere ad ottobre, ma la chiamata alle urne è stata gradualmente posticipata alla prima settimana di dicembre.
Poi le conseguenze politiche: Renzi in primavera aveva promesso le dimissioni in caso di vittoria del No. Dichiarazione che poi è stata smentita, ma solo in parte.
Insomma, la confusione regna sovrana.

La campagna referendaria è stata eccessiva, ridondante, estenuante.
Il voto di dicembre è riuscito ad unire e disgregare le forze politiche in campo stravolgendo totalmente l’assetto precedente.
Il fronte del No è più variegato che mai: Forza Italia e Lega Nord al fianco del Movimento 5 Stelle, ma anche di Possibile e Sinistra Italiana.
Dall’altra parte, a sostegno della modifica costituzionale, si è fortemente schierata la coalizione che sostiene il Governo. L’unità del PD, fautore della riforma, si è a poco a poco sfaldata: anche a causa della politicizzazione del referendum, la minoranza del Partito Democratico ha visto il voto del 4 dicembre come una possibile scorciatoia per rimettere in discussione la segreteria del partito. Il risultato? Bersaniani da una parte, Renziani dall’altra e soltanto Cuperlo (Cupèrlo chi?) in centro nel tentativo di tenere incollati i due pezzi.

E alla separazione in correnti è seguita la separazione dal buongusto.
L’obiettivo di informare, prerogativa del fare politica, è stato sacrificato sull’altare del  comunicare (e pure male, modalità Fertility Day per capirci); far comprendere la riforma costituzionale ha ceduto il passo al mero convincere, al fine di accaparrarsi voti in una lotta a colpi di slogan.
E tutto questo a scapito dei cittadini che hanno visto le parole della politica trasformarsi in giochi di parole degni solo, o forse nemmeno, della Settimana Enigmistica.
E allora via: Renzi, dal palco della grande manifestazione per il Sì del 29 ottobre, ha tuonato: “Questa è Piazza del Popolo e non dei populismi”
Sul profilo Twitter di Forza Italia la luna più grande dell’ultimo secolo scende in campo in prima persona per tratteggiare un grande NO nel cielo stellato e per augurare a tutti i berlusconiani una Buona NOtte.

 

C’è chi ha definito questa campagna elettorale come la più brutta della storia repubblicana.
Noi su questo ci asteniamo, ma abbiamo una certezza: questa -senza ombra di dubbio- è stata  la campagna referendaria più trash di sempre.
E dire che noi italiani di trash politico non siamo secondi a nessuno.

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Questo giro, però, siamo riusciti a superare noi stessi.


IN THE DEEP MERITO
La par condicio è già scattata, quindi anche noi dell’Insicuro, nel massimo rispetto delle Istituzioni, vi proponiamo una profonda analisi delle ragioni del Sì e di quelle del No sintetizzate da due esponenti di spicco dei rispettivi fronti.

Martina dell’Ombra per il Sì

 

Tomaso Montanari per il No


TELL ME WHY
Nella campagna referendaria, i social sono presto diventati campo di battaglia preferenziale in cui sostenitori del Sì e del No hanno portato avanti le loro ragioni a colpi di hashtag.
Twitter in particolare ha giocato un ruolo fondamentale, tanto che al momento gli ultimi sondaggi ai quali possiamo affidarci per prevedere l’esito del Referendum sono quelli dati dalle percentuali di utilizzo dell’ #iovotosì vs. #iovotono.
Qui di seguito vi proponiamo una carrellata di ottimi motivi per esprimere un voto consapevole e ponderato il 4 dicembre.

Voto Sì perché…

  • perché il codice civile è una cosa SERIA

 

  •  perché sindaco una volta, SIndaco per sempre

 

  • perché magari non ti ricordi più il PIN del cellulare


Voto No perché…

  • perché è tutto così PERFETTISSIMO

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  • perché a votare Sì sono i poteri internazionali  (Gomblotto!!!!1!!) che vogliono averci ancora di più sotto il loro potere. E’ ORA DI BBASTA

 

  • perché pareggio giusto, ma…


COINCIDENZE???1?
I treni hanno sempre giocato un ruolo fondamentale nella politica italiana.
Forse non tutti sanno che Mussolini scelse proprio il trasporto su rotaie per avere la certezza di arrivare puntuale al colloquio col Re dopo la marcia su Roma. Del resto che i treni arrivassero in orario quando c’era Lui è cosa risaputa.
Poi sono venuti i tempi in cui le stazioni sono diventate pericolose e gli abbracci sulle banchine un po’ più lunghi: la strage dell’Italicus, le bombe alla stazione di Bologna fanno tanti morti, diffondono il terrore.
Come spesso succede nella storia del nostro paese, però, ad un certo punto le prospettive si ribaltano.
I treni tornano al centro del dibattito politico quando i cittadini scendono in piazza e bloccano i lavori dell’alta velocità in Val di Susa. Quel treno li riguarda e chiedono di essere ascoltati.

Sono solo pochi esempi, potremmo andare avanti per ore se ne avessimo voglia. Ma state tranquilli: non l’abbiamo. Quelle citate sono pagine serie, buie, tragiche: stragi di Stato ancora senza colpevoli o inizio di disastrose dittature.
E proprio per questo, fa quasi sorridere la carica simbolica che ha assunto il treno in questa campagna referendaria per entrambi i fronti. 

Dal fronte del No spicca l’iniziativa del Movimento 5 Stelle,  con l’originalissimo nome TreNO Tour.
Un viaggio nella penisola a bordo di regionali, con alte probabilità di viaggiare in piedi o all’interno di vagoni senza riscaldamento: qualsiasi sia il vostro orientamento politico, se avete un minimo di (h)onestà intellettuale, dovete riconoscere l’ambizione e il coraggio del progetto.


Pensare di poter realizzare tutte queste tappe in meno di un mese  è davvero una chimera. (Noi de L’Insicuro abbiamo provato nel nostro piccolo a emulare i grillini percorrendo in treno la tratta Trento-Padova: alla seconda settimana siamo ancora alla stazione di Povo).
Aggiungeteci il fatto che i collegamenti Sassari-Roma o Potenza-Caltanissetta non possono essere percorsi in treno per ragioni che manco vi stiamo a spiegare e l’impresa vi sembrerà ancora più ardua.
Per coloro che si stanno interrogando sul successo dell’iniziativa, diremo soltanto che la tappa Bergamo-Milano, e’ stata ritardata per soppressione treno. Do you know that feeling?
Siamo dunque di  fronte ad un fallimento? Ce lo diranno le urne il 4 Dicembre (noi per quel giorno speriamo di essere arrivati almeno a Borgo Valsugana).


Anche il fronte del Sì ha utilizzato i treni per scaldare i cuori dei suoi fedelissimi.
Il Partito Democratico ha organizzato una manifestazione nazionale a Roma a sostegno della riforma.

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Bandiera Rossa nel Privé

Come impone la vecchia tradizione del Partito Comunista, gli organi regionali del Partito si sono adoperati per istituire dei treni speciali per consentire agli iscritti  di assistere al comizio del segretario.
E fin qui tutto normale, direte voi.
Solo che ormai “Tutti vogliono viaggiare in Prima” e il PD Lombardo deve aver  preso le parole del compagno Ligabue un po’ troppo seriamente.
Il treno speciale che collegava le due più importanti città italiane era, infatti, a dir poco eccentrico.
Prima di tutto era un Frecciabianca e non un regionale (poi ci si chiede perche’ il PD non prenda piu’ voti dagli operai…).
Inoltre, le attività a bordo ricordavano più una colonia estiva che una manifestazione organizzata da/per/con i militanti di un partito che ha Gramsci, Togliatti e Berlinguer nel proprio albero genealogico.

Ah, il gusto dell’ortica.

La trasmissione  televisiva Gazebo ha documentato il viaggio in maniera più dettagliata, riuscendo a mostrare immagini forti, non adatte ai deboli di cuore.
SPOILER ALERT: nei giochi proposti ai viaggiatori si può ammirare un condensato del passato da Boy Scout di Renzi.


COSA VOTANO I VIPS 
Siete ancora indecisi? Tranquilli, il vostro è il fronte più numeroso.
Dall’inizio della campagna referendaria, però, le nostre bacheche, conversazioni da sbronzi, mattonelle dei bagni pubblici sono state invase da dichiarazioni di voto, da prese di posizione nette e decise per l’una o per l’altra parte.
Anche i VIP sono scesi in campo per convincere i fan a sostenere il proprio schieramento.


A spiegare l’insolito fenomeno basterebbe, forse, questa mirabile sintesi di Matteo Salvini, impreziosita dal richiamo all’insolito endorsement di Madonna per la Clinton, ma noi vogliamo darvi qualche strumento in più per orientarvi al voto del 4 dicembre. Cosa voteranno i vostri beniamini?

C’è chi dice Sì

– Il Volo, celebre band italiana figlia imberbe del talent show di Antonella Clerici Ti lascio una canzone.
Nel 2015 vincono Sanremo con la canzone Grande Amore, ma sono passati alle cronache per aver imbrattato di feci la loro stanza d’albergo a Locarno, in Svizzera.

– Alex Zanardi, campione paraolimpico e particolarmente caro a chi sta scrivendo, vota Sì. A noi questo basta!

– Dio, l’ente metafisico a partita iva (come si descrive lui stesso) si schiera per il sì. Importantissimo questo endorsement celeste perchè, si sa, il suo voto vale tre.

C’è chi dice NO

– Impossibile non citare il buon Razzi che, nonostante abbia già pensato ad una occupazione alternativa qualora il Senato venga meno (si è infatti proposto come mediatore tra Trump e Kim-Jong-un), evoca a sostegno del No il fondamentale diritto a contare, mostrando come sempre una preparazione tecnica invidiabile.

[Trascrizione letterale dal video:
“Eh, io dico a tutti gli italiani ma specialmente ai miei abruzzesi, corregionali abruzzesi.. è perchè se vogliono contare ancora in questo paese devono votare NO. Altrimenti votando SI non contano più niente. Un esempio: nello provinciale non votate più, però le Province ci sono. La stessa cosa succederà al Senato.
E poi un’altra cosa molto grave che il Presidente del Consiglio qualora uscisse il Si, può anche mandare a casa il Presidente della Repubblica. Sapete che il Presidente della Repubblica devono votare tutte le leggi che alla Camera viene approvato, l’ultima firma la deve essere del presidente della Repubblica. Se il Presidente non lo firma allora lui lo può sfiduciare e lo manda a casa. Questo è il bel motivo per cui dovete votare NO, perchè dovete contare di più voi, e contare di più il popolo in modo che l’Italia va meglio.”]

– Altro importante sostenitore del NO è sicuramente Povia, che dopo la celebre canzone sui piccioni ha mantenuto la notorietà grazie al suo impegno sociale, dapprima a sostegno della droga e successivamente a sostegno dei Borbone.

Alba Parietti, seppur preoccupata per gli scenari politici futuri

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La dichiarazione di voto che tutti aspettano e che potrebbe influenzare milioni di indecisi è, però, un’altra: cosa voterà il buon Gianni Morandi il 4 dicembre?


FARMVILLE
Avete presente il compagno di classe delle medie un po’ sfigato, incapace di integrarsi col resto della classe e dispensatore di frasi fuori luogo? Le dichiarazioni riprese da questo articolo ci fanno venire in mente questa immagine.  Spesso non siamo in grado di accorgerci quando noi stessi ci copriamo di ridicolo, ma se a fare figure di merda è il nostro compagno di banco non risparmiamo le offese.

Il problema è che non ci ricordiamo mai di essere i compagni di banco di qualcun altro, che probabilmente anche noi facciamo cose discutibili e di cattivo gusto proprio come tutte le persone viventi.
E’ proprio in questo ambito che la campagna referendaria ha visto i toni più aspri.
Sia i sostenitori del Sì che quelli del No, una volta comprese le contraddizioni delle proprie posizioni, devono aver pensato che il modo più semplice per convincere gli elettori fosse quello di passare per l’alternativa “meno-peggio”.
E che l’unico modo per farlo fosse ridicolizzare “l’altra sponda (referendaria, sia chiaro)”.
Il senatore Francesco Campanella (ex M5S) l’ha toccata pianissimo, ad esempio.

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Anche il Movimento 5 Stelle, nonostante l’abbandono di Campanella, ha guardato e giudicato il fronte del Sì con l’eleganza naturale di un camionista alla messa domenicale.
Beppe Grillo ha recentemente messo in pratica il suo particolarissimo galateo istituzionale, dichiarando che i promotori del referendum sono “
serial killer dei nostri figli” e che Matteo Renzi altro non è che una “scrofa ferita” (in tutta risposta Francesco Nicodemo, addetto alla comunicazione di palazzo Chigi, ha sottolineato con orgoglio che Peppa Pig vota sì.)

Il premier ha, invece, definito i sostenitori del No come “un’accozzaglia”.
Ernesto Carbone, tra i più renziani dei Deputati PD, ha prima accusato il comitato del No di avere “sabotato il Web” per poi lanciare l’hastag #beppeconiglio.

Insomma gli animali pare siano molto di tendenza.

 

Luca Bi 

Fred π8 

Jey

 

 

 


SOUNDTRACK

Per il Sì: Bello FiGo – Referendum Costituzionale (SWAG NeGri)

Per il No: Nina Monti – Io Dico No

Per gli amanti della danza: Dove non arrivano i ballerini, arrivano gli attivisti e i consiglieri del M5S

 

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