M5S, CAMPAGNA #FUORIDALL€URO: QUANDO IL POPULISMO DIVENTA INGANNO

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Ora che l’estate è definitivamente archiviata è arrivato il momento di andare oltre i volgari gossip da spiaggia, lasciando spazio a temi ben più seri. No, non mi riferisco al vaccino influenzale o al cambio d’armadio ma all’uscita dell’Italia dall’euro.

Per chi se lo stesse chiedendo: sì, c’è ancora chi ritiene ciò possibile.

Nel mese di giugno, mentre la maggioranza di noi era impegnato nel trastullo tipico dei primi giorni estivi e gli adolescenti si lanciavano gavettoni per festeggiare la fine della scuola, il Movimento 5 Stelle depositava in un Senato semivuoto le 200mila firme raccolte in tutte le città d’Italia chiedendo di approvare una legge costituzionale per indire un referendum consultivo sull’euro.

Detto in parole povere: una partita persa in partenza. Perché? È tutto molto semplice.

La legge italiana vieta l’indizione di referendum su temi comunitari, come appunto la moneta unica. Consapevole di ciò l’intraprendente Movimento, supportato dalle firme raccolte, ha pensato di chiedere ai suoi colleghi parlamentari di approvare una legge costituzionale per rendere legale la possibilità di promuovere il referendum stesso.

Anche il mio gatto sa però che per cambiare la Costituzione ci vuole ben altro che 200mila firme (per gli scettici vedi l’eterna discussione ancora in corso sull’elezione del Senato). A proposito di Senato proprio quest’ultimo si è già espresso in merito, solo la Lega Nord ha infatti supportato il M5S che a Luglio -forse a causa di un colpo di sole- ha chiesto a Palazzo Madama di discutere con urgenza il disegno di legge popolare per indire il referendum.

Di urgente però, date le temperature roventi di quei giorni, c’era solo la necessità di spalmarsi la crema solare e buttarsi in una piscina possibilmente gelata.

Anche supponendo che con l’avvicinarsi del Natale i nostri rappresentanti, sentendosi più buoni o semplicemente annebbiati dai troppi panettoni ingurgitati, decidano di cambiare la Costituzione ed indire un referendum consultivo sul tema, ebbene tutta questa bontà degna di Santa Claus andrebbe sprecata.

Ipotizzando che gli italiani -in un moto di pena nei confronti di Beppe o semplicemente colpiti da nostalgia verso la faccia della Montessori– decidano di votare a favore del ritorno alla lira, sarebbe in ogni caso un ulteriore buco nell’acqua.

Il referendum consultivo -infatti- come dice la parola stessa, è una consultazione e non un’abrogazione, e per questo non garantisce l’uscita dall’euro ma solo un indirizzo rispetto al quale legalmente nessuno avrebbe alcun obbligo di obbedienza.

Ecco quindi che la campagna del Movimento #FUORIDALL€URO – OGGI PUOI SCEGLIERE SE VIVERE O MORIRE si rivela una farsa ai limiti della truffa. Il video diventato virale -e forse fortunatamente già dimenticato dai più- propone un giovane insoddisfatto della sua vita governata da un euro brutto e cattivo che gli impedisce di appagare i suoi bisogni materiali.
Facendo leva sul populismo diffuso tra la gente impoverita e indignata, lo spot mostra come la vita del ragazzo migliorerebbe grazie al ritorno alla lira.


Grazie alla lira può ora concedersi una seduta dal suo baffomunito barbiere di fiducia regalandosi un aspetto più gradevole agli occhi del gentil sesso: è ora pronto per un darsi allo shopping senza troppi pensieri.

Grazie alla lira può acquistare il celebre Foglie d’Erba di Walter Whitman, del quale non ha mai sentito parlare prima ma non importa perché con la nuova moneta tutto è possibile.

Grazie alla lira magicamente la sua ragazza lo ama di più e presto si concederà senza fatica perché in grado di pagarle l’apericena.

Grazie alla lira nemmeno la pioggia all’uscita del locale è più un problema.

Ben presto però il nostro eroe rinsavisce e si rende conto che -ahimè- era solo un sogno.Ma questo non importa, conta solo avere mille lire in tasca invece di un euro, facendosi pure fregare.

Ebbene, Grillo ha ribadito negli ultimi giorni che il referendum rimane un obiettivo primario per i pentastellati. È però bene che le persone si rendano conto di come la campagna proposta loro, in primis con lo spot sopracitato, faccia leva unicamente sulle debolezze dell’italiano medio, senza concentrarsi sugli elementi complessi e reali di un’economia e di una moneta, fattori che vanno ben oltre il caffè a metà prezzo.

Urge quindi una presa di coscienza del fatto che tale referendum non porterà da nessuna parte in quanto giuridicamente e numericamente irrealizzabile, o quanto meno inconcludente.

Se tra le 200mila firme c’è anche la tua, mi dispiace per te, hai perso tempo.

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