PANEM ET CIRCENSES

Uno degli spettacoli più rivoltanti è offerto da quanti alzano il gomito. L’ubriachezza è uno dei vizi peggiori dell’uomo: degrada e svilisce l’individuo compromettendone la dignità personale. Occorre condurre un’assidua campagna per convincere i riottosi che il bere in eccesso non ha mai reso l’alpino più alpino.” (dal Decalogo Ufficiale dell’Adunata)

 

Partiamo da un presupposto. L’Adunata è stata, prima di tutto una enorme, gigantesca, incredibile festa. Una Notte Bianca lunga 72 ore, in cui la città ha scoperto di essere in grado di tollerare – e non era affatto scontato –  qualsiasi tipologia di rumore molesto, tsunami di birra e sguaiato comportamento, con buona pace di tutti i bacchettoni, rigoristi, benpensanti che si scandalizzano per un concerto acustico che finisce dopo le 22.30 in qualsiasi altro momento dell’anno. La speranza profonda è dunque che qualcosa cambi dopo gli alpini. Una maggiore apertura e tolleranza, abbiamo visto, è possibile e fa bene a tutti, a chi partecipa e a chi organizza. Diciamocelo, è stata nel complesso, veramente una figata.  Smaltita la sbornia e passata l’allegria, è tempo di qualche riflessione in merito, i bilanci li lasciamo ai commercialisti degli esercenti che avranno un bel contare.

 

Nel 2019 l’adunata sarà a Milano. Trento ha 118.052 abitanti mentre Milano ne ha 1.366.037. Vuol dire che Trento ha accolto l’equivalente di 4 volte la sua popolazione, mentre per Milano, ipotizzando gli stessi numeri, meno della metà. Ma soprattutto Milano è una metropoli che offre 365 giorni l’anno servizi notturni, locali ed esercizi commerciali aperti 24/7, che ospita decine di manifestazioni l’anno, insomma non sarà niente di straordinario in termini di volumi, affluenza o impatto sulla cittadinanza. A trento siamo abituati che, di giovedì sera verso le 23.00, se muori in mezzo a via Manci ti ritrovano la mattina dopo esattamente dove ti sei accasciato rantolando. C’è da ammettere un fatto: durante l’Adunata, girando per la città dopo una certa ora, di penne nere non se ne vedevano più tante. Piuttosto trovavi mezzo Trentino under 30 estasiato da una città mai vista prima, cioè viva e con polso regolare. Del “liberi tutti” ne hanno approfittato forse proprio più i trentini che gli alpini, eccezion fatta per il campeggio sotto casa, quello lo hanno fatto gli alpini, figurati mai se un zitadino va a dormire in Piazza Venezia. La sensazione profonda che Trento sia una cassa di risonanza estremamente amplificante e distorcente, rimane. Certo amplifica e distorce quello che è stato realmente suonato, ma forse, in qualsiasi caso, qualche ottava di meno non guasterebbe.

 

Di sicuro però, se il cappello sormonta una testa di cazzo, purtroppo neanche la penna riesce a conficcarsi a sufficienza e il suddetto soggetto rimane quel che è.  Un aspetto totalmente intollerabile è il machismo da branco che si è visto in certi casi. Non bisogna fare i puritani o riassumere l’Adunata in questo, anzi alcune situazioni che hanno coinvolto cameriere o ignare passanti ci stavano, erano assolutamente nella festa e di circostanza (se solo penso agli addii al celibato a cui ho partecipato…) insomma quelle storie di cui non si parla perché ci si diverte tutti e che sono state sicuramente la maggioranza. Altre scene a cui abbiamo tutti assistito, invece, ricordavano di più il rapporto di un meccanico con il suo calendario della Pirelli. Mi riferisco a quella “apertura delle gabbie” per cui l’italico maschio non più giovanissimo, spalleggiato dai compagni e represso per il resto dell’anno da una probabilissima moglie rompicoglioni, si sente abilitato a dire o fare di tutto. Uno degli alpini che abbiamo intervistato ci ha detto: “io [l’Adunata] la farei saltare un anno così imparano a fare i buffoni [gli alpini] durante ‘sta goliardata.” Sono stati tutti e 500.000 ad avere questo atteggiamento? Assolutamente no. Anzi, dal già citato Decalogo Ufficiale, si invitava al Rispetto per il gentil sesso: il comportarsi male con loro, unito a sguaiataggini varie, trasforma l’adunata in un baccanale.” Questo tema però, piuttosto che l’ennesimo approfondimento sull’argomento del sessismo di cui si è già lungamente e giustamente parlato, introduce un ulteriore argomento sull’Adunata intesa esclusivamente come festa. Quello legato alla responsabilità di come va a finire un evento, di quello che poi ne rimane negli annali. E qui bisogna tirare in ballo anche altri soggetti oltre gli alpini, l’A.N.A. e compagnia cantante. Prima durante e dopo la tre giorni, non si sono mai visti così contenti i proprietari o gestori degli esercizi commerciali. L’intera città ci ha guadagnato dall’Adunata, non soltanto chi lavora nella ristorazione o nella ricezione alberghiera, parlo proprio di T U T T I. Abbiamo visto spine di birra anche fuori dai negozi di abbigliamento, sgabuzzini affittati da mesi su Air B&B, vetrine di negozi di articoli per la casa addobbate come la distilleria Nardini, frotte di diciottenni che servivano ai tavoli, insomma, praticamente chiunque ne ha economicamente giovato. E questo non va demonizzato. Anzi, è una ricaduta positiva di una manifestazione del genere.

Quello di cui bisognerebbe parlare piuttosto è delle perle regalateci dai rinomati organizzatori di eventi culturali quali l’Alpina Bagnata, cose per cui andrebbe chiesta la testa del gestore del locale, non di certo del Comitato Organizzatore. Facciamo finta che l’Adunata sia veramente un baccanale in cui alle penne nere è consentito tutto. Facciamo anche finta che non ci interessa assolutamente niente dei comportamenti degli avventori ex militari o civili che siano. Però se stai partecipando in quanto esercente, se l’Adunata è per te occasione di profitto, esattamente come devi battere ogni singolo scontrino per ogni birra che hai venduto (ed in questo momento, non so perché, scorre davanti agli occhi la sequenza della festa de La Grande Bellezza con la Carrà pompata a 360 decibel…), si potrebbe altrettanto pretendere un controllo da parte delle amministrazioni patrocinanti di che stracazzo fanno i suddetti locali esercenti (ops…, che spettacolo mettere la parola patrocinanti nello stesso paragrafo in cui ho scritto Alpina Bagnata!). È l’amministrazione pubblica che deve pensare a questo, Non l’A.N.A.. Questi sono locali di Trento e soldi che rimangono a Trento. Allora come sarebbe legittimo pretendere delle pubbliche scuse (per dovere di cronaca nel frattempo sono arrivate con un comunicato del comitato organizzatore) e una presa di distanza da parte dell’Associazione Nazionale Alpini cacciando i responsabili di quegli intollerabili episodi di molestie, così si potrebbe volere un’azione da parte delle amministrazioni competenti nei confronti di chi ha fatto fare una figura ignobile a Trento. L’avete fatta diventare una caserma per tre giorni ‘sta città, una bella Consegna di Rigore a qualcuno avremmo potuto pure darla.

 

Ed in conclusione, guardiamo avanti. Ci aspetta un giugno ricchissimo di eventi, a cominciare dal Dolomiti Pride. Sia l’Adunata che il Pride sono due feste, due celebrazioni di qualcosa che in realtà, silenziosamente, vive tutti gli altri giorni dell’anno. L’Adunata è organizzata dall’A.N.A. non dal comando militare, è la festa dei congedati, non degli effettivi in servizio. Come associazione vive delle attività di tutti i giorni, esattamente come l’ArciGay. Allo stesso modo, entrambe le realtà fanno una festa l’anno in posti diversi ed entrambe le feste non possono ritenersi espressive della quotidianità. Pensate che durante il Pride i partecipanti saranno vestiti a lutto e berranno acqua di sorgente tiepida? Viva Dio, spero proprio di no. Sono due feste e come tali devono essere considerate. Senza applicare due pesi e due misure (e qui ritorna la festa de La Grande Bellezza…), e magari patrocinandole entrambe, no?


Fotografia di Hajar Boudraa
Grafica di Benedetta C. Vialli

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