SCHENGEN STA (S)FINENDO

gennaio

L’affermazione “Gli Accordi di Schengen sono saltati” ci fa trasalire la notte. Alcuni sostengono sia una storia d’amore giunta al capolinea, altri parlano di una momentanea crisi matrimoniale.

Purtroppo molto spesso i media non ci aiutano a sbrigliare la matassa. La maggioranza delle volte i titoli delle “più illustri” testate giornalistiche sono fatte su misura per creare sconcerto nel lettore o addirittura si contraddicono tra loro.

È il caso di TGCom24 il quale il 25 gennaio titola:

TGCom24 Alfano

Ma nello stesso giorno, a poche ore di distanza, ci sorprende con:

TGCom24 Austria

Oppure un meno diplomatico Libero ci ricorda come la nostra vita faccia davvero schifo -su questo sono ormai quasi convinta- mentre i migranti vivono nella bambagia a nostre spese:

Libero2

Poco dopo però si indigna per il trattamento riservato ai rifugiati da parte nella nemica giurata:

Libero

Infine un più fantascientifico Fatto quotidiano ci ricorda:

IlFattoQuotidiano

Certo, è impossibile negare la gravità di una situazione per alcuni versi sfuggita di mano. Mettendo un po’ d’ordine e riducendo la questione migranti all’osso, è possibile riassumere il tutto in 5 punti (dati ONU 2015):

  • Nell’ultimo anno 1 milione tra rifugiati e migranti sono arrivati in Europa via mare, principalmente in Grecia e Italia.I cittadini europei sono 742,5 milioni, l’arrivo di 1 milione di persone costituisce un +0,13% sulla popolazione totale, quantità abbastanza irrisoria non vi pare?
  • Circa il 50% dei migranti sono siriani, il 20% afgani, il 7% iracheni.
  • 84% dei migranti ha diritto all’asilo in quanto provenienti da luoghi di guerra e persecuzione. 16 persone ogni 100 devono essere rimpatriate, numero un tantino diverso rispetto a quello professato da alcuni.
  • Nell’ultimo anno 3.735 persone hanno perso la vita nei viaggi della speranza.
  • I Paesi più gettonati per le richieste d’asilo sono Ungheria, Svezia e Germania.

Potete dormire sonni tranquilli, quasi nessuno vuole restare in Italia a nostre spese.

Ma veniamo al punto focale: gli accordi di Schengen stanno finendo o no?

La risposta è più no che sì ma bisogna mettere i puntini sulle “i”. È vero Austria, Germania, Danimarca, Francia, Svezia e Norvegia li hanno sospesi ma ciò non significa affatto che siano venuti meno. Il Trattato prevede infatti la possibilità, qualora sussistessero condizioni di criticità, di reintrodurre i controlli alle frontiere per un periodo di tempo limitato (da 6 mesi con proroga di massimo 2 anni).

Gli Stati che hanno sospeso Schengen si sono appellati a questa clausola. Nulla è finito ma solo sospeso. Per fare un esempio nella quotidianità, è come quando chiedi al tuo ragazzo una pausa di riflessione perché vuoi farti i fatti tuoi per qualche tempo.

Nel Trattato non esiste nessuna clausola che stabilisca le modalità attraverso le quali uscirne. Unica alternativa sarebbe il consenso di tutti i firmatari per annullare l’accordo o modificarlo drasticamente, uno scenario altamente improbabile.

Nel remoto caso in cui ciò avvenisse, siamo sicuri che la fine di Schengen convenga? Salvini direbbe sì senza remore scordando però gli effetti devastanti sull’economia.

Secondo le stime della Bertelsmann Stiftung, che considerano un lasso temporale di 10 anni (dal 2016 al 2025), la fine egli accordi causerebbe l’aumento del 3% del prezzo delle importazioni. Le perdite per i PIL nazionali sarebbero di circa 23,5 miliardi di euro l’anno per la Germania,  24,4 miliardi per la Francia, 15 miliardi per l’Italia. Il PIL europeo in 10 anni diminuirebbe complessivamente di 1.470 miliardi.

Ebbene tirando le somme, Schengen non sta finendo ma sicuramente sta Sfinendo. Siamo in presenza di una situazione già vista: l’Europa di fronte a una situazione d’emergenza -come avvenuto con la crisi economica- non ha la capacità per affrontarla a causa del prevalere di interessi nazionalistici e l’assenza di una politica comune.

Anche senza un intervento concreto e risolutivo molto probabilmente l’emergenza rientrerà, un secondo matrimonio verrà celebrato a Schengen -al massimo inserendo qualche clausola sulla condivisione dei beni–  e tutti vivranno felici e contenti in attesa del prossimo problema.

Della verità si dice sia una coperta che lascia scoperti i piedi. Chi vivrà vedrà, io nel dubbio dormo coi calzini.

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