UNO SGUARDO AL FUTURO: L’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO

renzi


Siamo già arrivati a Novembre, la scuola è iniziata da più un mese, e il primo punto de “La Buona Scuola”, l’alternanza scuola-lavoro, può finalmente cominciare a pieno regime. 

A lungo se ne è discusso e parlato, ma cosa prevede realmente questa iniziativa e perché in molti hanno preferito “immolarsi” piuttosto che prendere parte alla sua organizzazione?

L’alternanza scuola-lavoro -prevista dal governo e confermata dalla giunta provinciale di Trento- consiste in tirocini curricolari obbligatori, effettuabili nel periodo di sospensione dell’attività scolastica (vacanze estive, Natale, Pasqua…), che non saranno retribuiti e riguarderanno tutti gli studenti frequentanti l’istruzione secondaria di secondo grado a partire dal terzo anno. Il monte ore è di almeno 400 nell’ultimo triennio degli istituti tecnici e professionali e di almeno 200 ore nel triennio dei licei.

Lo scopo? Come spiega Matteo Renzi in un video pubblicato sul sito del Governo -con tanto di lavagna stile anni ‘20- l’obiettivo del primo punto della riforma sarebbe quello di ridurre il 44% di disoccupazione giovanile, con l’assicurazione che l’alternanza scuola-lavoro sia già funzionante in Germania, in Austria, in Svizzera e in Alto Adige.

E anche Ugo Rossi, dopo aver firmato la delibera, ha commentato che l’alternanzaè un passaggio importante nella direzione di una scuola che offra ai giovani sempre maggiori opportunità [] per colmare il tradizionale gap esistente in Italia fra istruzione e mondo del lavoro”.


renzi-alternanza-scuola-lavoro


Definite le sue caratteristiche generali, l’alternanza scuola-lavoro appare però da subito facilmente criticabile, a partire dal dettaglio di tirocini non retribuiti. E proprio per le sue numerose fragilità, l’approvazione della delibera in Trentino ha fatto scatenare numerose scuole lo scorso marzo.

Tra queste si è schierato in prima fila il liceo Da Vinci, dove 72 docenti hanno firmato un documento e si sono detti pronti a rifiutare ogni forma di collaborazione, sostenendo che la riforma rischia di essere l’ennesima occasione mancata che non da ai ragazzi nessuna reale qualifica.

Ma quali sono le ragioni effettive per cui l’alternanza scuola-lavoro, così com’è, potrebbe rivelarsi un totale fallimento?

Tralasciando la questione per cui la Buona Scuola imita un modello germanofono senza considerare il divario fra i due sistemi scolastici, rimangono le problematiche riguardanti proprio la sua messa in pratica: ad esempio, visto l’elevato numero di studenti coinvolti, come potrà il territorio assorbire tutte le richieste e garantire ugualmente la qualità del progetto a tutti i ragazzi, in modo tale che mentre Elisa organizza una mostra, Marco non debba fotocopiare dei fascicoli? La risposta appare chiara: non potrà. E la conferma è arrivata proprio qualche giorno fa, perché il 28 ottobre McDonald’s ha pubblicato sul suo sito la nuova sezione Benvenuti studenti, con la quale comunica l’accordo con il ministero dell’istruzione per ospitare 10mila studenti. E anche se dal progetto risulta che i ragazzi non dovranno stare in cucina, non si occuperanno delle pulizie, né del servizio cassa, la notizia lascia senza parole.

789e8056e6a09d589ea84759080be0bb

Ma i problemi non si fermano qui, come accennato sopra, un’altra ragione per cui la riforma è stata ampiamente criticata riguarda la sua non retribuzione. Perché questi tirocini, non prevedendo alcun tipo di compenso, impediscono ai giovani di guadagnare quanto potrebbero, considerando l’ammontare delle ore di lavoro suddivise nel loro tempo libero, e legittimano invece altre aziende ad usufruire gratuitamente di studenti, anche a discapito di giovani disoccupati. (Qual era lo scopo? Ridurre la disoccupazione giovanile, giusto).

Per ultimo rimangono le serie contestazioni riguardanti il senso formativo e istruttivo dell’iniziativa, per cominciare dal fatto che per le 200 o 400 ore di tirocinio non sono previste delle interruzioni dell’attività scolastica, togliendo così di fatto ore allo studio e al tempo liberoPer non parlare poi dello snaturamento dell’impostazione liceale -che non dovrebbe avere il compito di avviare alla professione- per confermare il messaggio per cui sì, le conoscenze devono meramente puntare ad una finalizzazione.

Per tutta risposta alla protesta dei docenti del Da Vinci, il Presidente della Provincia Autonoma di Trento, nonché Assessore all’Istruzione, ha dichiarato che: “La Buona scuola ormai è legge e va recepita anche in Trentino. Gli insegnanti devono guardare avanti e le leggi vanno applicate e rispettate, anche dagli insegnanti del Da Vinci”. Punto.

Aldilà del grande tatto e apertura nelle sue dichiarazioni, bisogna però ammettere che Rossi non ha tutti i torti quando dice che gli insegnanti devono guardare avanti. Per quanto la classe docente meriti tutta la fiducia possibile -visto l’arduo compito e la poca considerazione di cui godono- rimane una delle classi più reazionarie esistenti: ogni riforma diventa, a prescindere, un’occasione per schierarsi contro il Ministero e ogni tentativo di innovazione è una tragedia al punto tale da far fallire anche le proposte più sensate. Per questo nel leggere il documento di protesta del Da Vinci bisogna anche evitare di cadere nella retorica del complotto contro la classe docente.

Perché in fondo questa riforma avrebbe anche tanto di buono da offrire: per una volta si mettono al centro gli interessi e le attitudini dei ragazzi, che possono scegliere e trovare un ambito lavorativo che li stimoli realmenteÈ un’occasione per far mettere in gioco anche gli studenti più pigri, quelli che –per intenderci- non farebbero mai uno stage solo per non doverne compilare le carte. L’alternanza inoltre potrebbe permettere ai ragazzi di entrare a contatto con il mondo del lavoro accompagnati da vari tutor e insegnanti pronti ad aiutarli e a progettare assieme a loro un percorso. E, da non dimenticare, potrebbe offrire l’opportunità di creare progetti virtuosi, che arricchiscano studenti e aziende, o di entrare in contatto con mondi altrimenti irraggiungibili, come ad esempio fondazioni, festival, laboratori scientifici o case editrici.

Le enormi perplessità comunque rimangono, ma in fondo, come sempre, si tratta di provare a far funzionare qualcosa di complicato, ma che con impegno e volontà può diventare per molti una vera occasione di crescita.

Se poi sarà un fallimento la colpa potrà così essere data agli ideatori e non a insegnanti e studenti, i quali, avendoci provato potranno mostrare le ragioni del suo insuccesso, dati alla mano. E magari, una volta comprese le problematiche, ministeri, professori e studenti potrebbero pensare a soluzioni migliori, tutti assieme.

Che possa essere questa una vera alternanza scuola-lavoro?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *