QUANDO UN UOMO CON LA PISTOLA INCONTRA UN UOMO COL FUCILE

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“Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto”. Con questa battuta, che ha fatto la storia del cinema, Gian Maria Volonté, nei panni di Ramòn Rojo, dava il benvenuto nella propria roccaforte di San Miguél, nel Nuovo Messico -al confine tra USA e Messico- a Clint Eastwood, che interpretava Joe – LO STRANIERO.

In questa sequenza cinematografica che ritrae un ambiente di frontiera, il West, nei toni magistrali coniati da Sergio Leone per il genere immortale dello “spaghetti western“, mi pare di scorgere un duello attualissimo, quello lanciato dalla strabiliante società civile austriaca allo status quo continentale.

Al confine tra la Repubblica austriaca e la repubblica – ma non troppo in seguito alle modifiche costituzionali apportate nel 2013 – d’Ungheria una lunga fila di veicoli civili targati “A” ha infatti forzato, nello scorso fine settimana, il blocco imposto al transito dei migranti mediorientali dal governo magiaro.

La gloriosa cavalleria magiara sbaragliata da una carovana di automobilisti-filantropi” direi, se volessi interpretare il fatto come lo propongono i Media mainstream!

E invece no! La cavalleria magiara è stata travolta da un movimento che, diversamente da essa e da chi sostiene il suo culto anacronistico, ha un nemico ben definito, seppur proibitivo: l’ingiustizia.

Il movimento cui accenno è quello messosi in moto a Vienna nel corso della settimana appena trascorsa, quando migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere rispetto e accoglienza per chi fugge. Alle richieste ha fatto seguito l’azione. Inevitabilmente, aggiungerei, dal momento che il rispetto della dignità umana non si chiede, si esige! Ecco allora che centinaia di automobili guidate da privati cittadini hanno aperto, nel weekend, il passaggio della frontiera austro-ungherese a migliaia di profughi in transito.

Il successo del movimento, di quest’azione umanitaria, evidenzia la maggior efficacia garantita da una azione civile ispirata dal basso, che promuove una politica o visione della società matura, consapevole delle proprie responsabilità nei confronti dell’umanità, anzitutto, e conoscitrice del nemico pubblico numero uno, perché non smette di fare i conti con scheletri e fantasmi ereditati dalla propria storia novecentesca.

L’insuccesso della fazione opposta, quella dello status quo, è spiegabile invece osservandone l’opportunistica regia top-down – dall’alto verso il basso, fondata attorno a visioni iperuraniche, alimentata da politiche demagogiche fuori dal tempo che gridano “al lupo, al lupo” abbozzando il profilo sfuocato e incomprensibile di un nemico cosiddetto “comune”, un nemico artificioso quanto le soluzioni fino ad oggi adottate per rimuoverlo seppur sempre efficienti nel ricodificarlo.

Il trionfo del movimento sullo status quo è del resto annunciato come insegna Sergio Leone che, in conclusione alla pellicola da cui ho tratto la citazione introduttiva a questo commento insicuro, cala il sipario mettendo in bocca le seguenti parole sfidanti a Joe – LO STRANIERO, mentre si appresta a raccogliere da terra la propria pistola e freddare Ramòn, inesorabilmente più lento nel compiere lo stesso gesto per recuperare il fucile: “Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto – Avevi detto così? Vediamo se è vero..”

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