USCITE AVVUOTO: I CAMPIONATI EUROPEI DI BASKET

Domenica 20 settembre si sono conclusi i trentottesimi Campionati Europei di Pallacanestro maschile.

E non dite “ma va? E a me che cazzo me ne frega?!” perché lo sappiamo che al bar con gli amici, anche se l’unico contatto che avete mai avuto con la pallacanestro aveva a che fare con una storia di alieni, conigli spocchiosi e un certo signore pelato che con l’arancia se la cavava benino (e se non sapete di cosa sto parlando, lasciatevelo dire, avete avuto un’infanzia orribile).
Tra un bianco, una spuma e un altro bianco siete diventati tutti novelli Obradovic (chi?? Appunto).

Questa edizione è stata, a detta di molti, una delle più spettacolari e divertenti di sempre.
Il livello del gioco si è alzato incredibilmente.  Abbiamo assistito a tatticismi di Kasparoviana memoria e, allo stesso tempo, a giocate incredibili, dovute all’enorme quantità di talento presente ogni giorno sul parquet.
E poi c’erano le tifose lituane.

"Classico esempio di tifose lituane"
“Classico esempio di tifose lituane”

Insomma, un basket bello e appassionante sia per i palati più fini, sia per i non addetti ai lavori. Chi ha vinto questo sonetto della palla a spicchi? La Spagna. Che palle. Io li odio quelli.
Purtroppo però si sono confermati ancora una volta una delle squadre più forti di tutti i tempi, seppur palesemente sulla via del tramonto (e intendiamoci: a vedere come hanno giocato la fase finale, aveva tutto l’aspetto di un tramonto a Honolulu accompagnato da una bella birra fresca e una tifosalituana).
Non hanno dominato su tutta la linea come magari gli abbiamo visto fare altre volte, ma dopo una fase a gironi un po’ singhiozzante, durante la quale li abbiamo presi a pesci in faccia pure noi, hanno ingranato la quinta lasciando agli altri solo il privilegio di cercare di leggergli la targa.

Con il binocolo.

E a questo punto non posso non parlarvi di Pau Gasol (Mvp della competizione, ndr).
Una di quelle facce che prenderesti a sberle senza motivo -ogni giorno, così, sulla fiducia- accompagnata però da una mano e un talento ridicoli.
A volte dava l’impressione di essere un adulto in campo con nove mocciosi. Un po’ come quando da piccoli andavate a spallonare all’oratorio e puntualmente vi trovavate a giocare contro quel ragazzo -otto anni più grande di voi- che durante la partitella si divertiva a ridicolizzarvi tirandovi in porta delle catane che ancora oggi vi fanno piangere la sera nel vostro lettino.

Dove siete puntualmente soli, nessuna tifosa lituana per voi.

Insomma, onore ai vincitori, ma forse con un Gasol così avremmo avuto qualche speranza anche io e la mia squadra di sollevamento birre del sabato sera.

Ma ora bando alle ciance, parliamo di affari interni. La nostra compagine, targata Barilla per l’occasione (il celebre marchio ha infatti sostituito l’indimenticata e indimenticabile Tassoni. “Né birra né Negroni ubriachi di Tassoni”, forse una delle massime espressioni dell’ermetismo italiano), è uscita ai quarti dopo una bellissima partita contro un’ altrettanto bellissima Lituan(i)a, riuscendo comunque a raggiungere l’obiettivo minimo della spedizione, ovvero la qualificazione al torneo pre­olimpico, battendo la Repubblica Cieca, a sua volta sconfitta dalla Lettonia.

Nota lessicale: Lettonia fa rima con tifosa della Lituania. Che incredibile potpourri di coincidenze, il basket e la vita.

Negli ultimi giorni ho letto di tutto su giornali più o meno competenti, sicuramente molto sicuri.
Vagonate di merda tirate addosso ad una Nazionale che prima ancora di scendere in campo era stata definita “la più forte di sempre”.
Ci si è lamentati della difesa, dell’attacco, della gestione dei cambi, della pettinatura dell’allenatore (al secolo, l’uomo gatto) delle tifose italiane perché non sono lituane, e altre mille cose.

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E’ vero, tante cose sono da sistemare ma a mio parere ci sono semplicemente mancati pochi centesimi per arrivare a un euro(peo).
Quello che ho visto io -oltre alle tifose lituane-, è stata una squadra finalmente consapevole delle proprie capacità, che nonostante un inizio difficoltoso ha lottato fino in fondo, facendoci accarezzare per un qualche giorno un bellissimo sogno chiamato semifinale.

Non voglio annoiare i miei 2 lettori (ciao mamma, ciao papà) con sofisticate questioni tecnico­ tattiche -quelle le lascio a Flavio Tranquillo-, e non voglio neanche scrivere uno di quei pagelloni dissacranti e sarcastici che vanno tanto di moda oggi (sapete, quelli che chiudono sempre con un simpatico epiteto o un geniale aforisma. Una cosa tipo. Joker: Perché cerone e rossetto sono una scelta di vita. Il cattivo più truccato della storia porta l’anarchia a livelli ancora inesplorati, peccato che la vita è una merda e c’è sempre un cavaliere oscuro pieno di soldi che per passare il tempo deve scassare i coglioni alla povera gente costretta a fare qualcosa per arrivare a fine mese. Tourettico.)

(Ok, in realtà mi piacerebbe un sacco ma evito di farlo per evidenti limiti personali, è meglio così per tutti).

Vorrei invece sottolineare quello che forse è il più grande merito di questa squadra.
Sono riusciti a far appassionare a questo sport migliaia di quelle persone di cui parlavo all’inizio, quelli del: “è chiaro che prendiamo così tanti canestri se giocano tutti e 5 in attacco, lo sanno tutti che in Europa senza la difesa a 4 non vai da nessuna parte”.
E poco importa se ho dovuto spiegare cinque volte all’amico mezz’ala destra del vattelapesca football club che pick & roll non è un giocatore né un fast-food, e che quelle non sono cheerleader ma semplici tifose lituane: perché per una volta, tutti insieme, abbiamo pianto urlato e approfondito la nostra conoscenza del calendario davanti a questo sport meraviglioso, giocato da 12 ragazzi che ci hanno messo cuore, coglioni, e quell’arroganza condita dalla giusta dose di ignoranza in cui noi tutti ci riconosciamo.

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